Raiffeisen: mercati emergenti, la svolta è negli utili aziendali

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Chiara Merico di Chiara Merico 23 Maggio 2016 | 07:20

Le misure delle banche centrali, il sentiment degli investitori e i dati economici che potrebbero ripetutamente causare nei mercati oscillazioni abbastanza repentine verso l’alto o verso il basso, spiega Raiffeisen.

PREVISIONI VARIE – “A livello globale sono ancora validi i temi di lungo periodo relativi alle valutazioni, mentre la svolta degli utili aziendali si conferma un fattore chiave. Nel lungo termine le valutazioni preannunciano quotazioni azionarie più alte in molti paesi emergenti, nonostante i recenti aumenti dei corsi”, nota l’ultimo report di Raiffeisen sui mercati emergenti. “Senza il supporto duraturo da parte degli utili aziendali nuovamente in rialzo nei paesi emergenti, questo potenziale al rialzo dovrebbe essere, però, difficile da realizzare e prima che questo succeda, bisognerà ancora tener conto dell’uno o altro periodo difficile e di fasi di consolidamento. Le previsioni per i prossimi 6-12 mesi rimangono quindi molto varie per il momento, con le misure delle banche centrali, il sentiment degli investitori e i dati economici che potrebbero ripetutamente causare nei mercati oscillazioni abbastanza repentine e forti verso l’alto o verso il basso”.

TURCHIA – Per quanto riguarda la Turchia, “i dati sulle partite correnti e sull’inflazione hanno sorpreso positivamente nell’ultimo periodo. La banca centrale ha abbassato il tasso d’interesse superiore del suo corridoio dei tassi dal 10,5% al 10%. La lira, le obbligazioni e le azioni hanno avuto una reazione positiva. L’impegno della banca centrale di una politica monetaria rigorosa è stato accolto positivamente dai mercati, ma osservando con più attenzione la dichiarazione delle autorità monetarie turche si rivela in gran parte una retorica senza sostanza. Nonostante l’inflazione a due cifre e una forte crescita dei salari, la banca centrale turca continua a iniettare grandi quantità di liquidità nel sistema finanziario e più volte ha tagliato i tassi d’interesse. Questa non è una politica monetaria rigorosa, ma piuttosto populistica con possibilità di ripercussioni negative significative nel lungo periodo. Il premier Davutoglu si è dimesso a sorpresa a inizio maggio dopo le crescenti divergenze con il presidente Erdogan. Probabilmente Erdogan sfrutterà questo per rafforzare il suo potere già di per sé molto solido. Il mercato azionario ha avuto una reazione inaspettatamente forte a seguito di questi sviluppi e in pochi giorni ha perso quasi il 10%”, sottolinea il report.

GRECIA – “Soltanto un anno dopo la quasi bancarotta, la Grecia rischia di nuovo il tracollo finanziario; e questo era del tutto prevedibile”, si legge nella nota di Raiffeisen. “Nel frattempo, l’assurdità e la mancanza di aderenza alla realtà delle richieste e delle modellazioni dell’Eurogruppo vengono sempre più spesso tematizzati persino dal terzo membro della “troika”, il FMI. I tagli previsti, da un lato, non basteranno per arrestare la dinamica d’indebitamento e, dall’altro, senza una riduzione del debito la Grecia non potrà e riuscirà a riprendersi. Dato che resta incerto, in quale misura siano in realtà effettivamente raggiungibili gli obiettivi ambiziosi di risparmio, anche se le misure necessarie dovessero essere decise a livello politico e implementate ad Atene.La richiesta del FMI di un taglio del debito o una proroga dei debiti insieme a una riduzione dei tassi d’interesse viene ancora rifiutata dai sostenitori della linea dura dell’Eurogruppo, senza i quali, però, il FMI non vuole partecipare a nessun altro programma. Questa combinazione esiste praticamente già da luglio 2015, da allora la situazione in sostanza non è cambiata. Nel complesso, il mercato azionario ad Atene non si è mosso molto ad aprile, ha fatto registrare un guadagno soltanto marginale”.

CE3 – POLONIA, REPUBBLICA CECA, UNGHERIA – “L’economia dei paesi CE3 continua a crescere; la dinamica dovrebbe essere, tuttavia, leggermente diminuita nel primo trimestre del 2016 rispetto al quarto trimestre del 2015. La regione continua a trarre vantaggio dai prezzi più bassi delle materie prime, da una domanda interna solida e dall’ulteriore ripresa nella zona euro. I recenti dati della Polonia sono stati piuttosto deludenti e indicano un andamento congiunturale più debole. Come previsto, la banca centrale ha lasciato invariati i tassi guida, mentre continua la tendenza deflazionistica, l’inflazione è scesa ulteriormente e ora si trova a meno 0,9%. In Ungheria, dopo l’inatteso taglio dei tassi di marzo, le autorità monetarie hanno abbassato il tasso guida anche in aprile. Il taglio dall’1,20 all’1,05% questa volta era stato, comunque, previsto da tutti. Nella Repubblica Ceca, infine, diversi indicatori anticipatori segnalano che l’economia si trova ancora in buona salute; per il 2016 si prevede una crescita reale di circa 2,6%”, conclude il report.

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