UBP: occhi puntati sull’azionario degli Emergenti

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di Chiara Merico 7 Luglio 2016 | 09:27
Per il gestore Omar Moufti la Brexit è un problema principalmente per i mercati sviluppati e avrà invece un impatto più gestibile sugli Emergenti.

IL RECUPERO – “Il 21 gennaio di quest’anno la performance dell’azionario dei mercati emergenti rispetto a quella dei Paesi sviluppati ha raggiunto il livello più basso dell’ultimo decennio. Da allora, l’indice MSCI EM ha avuto un ritorno del +18% e ha sovraperformato l’indice MSCI Developed Markets del 10%. A nostro avviso, potrebbero esserci ragioni strutturali e fondamentali per le quali questa inversione nelle performance relative possa continuare per un periodo più lungo”, spiega Omar Moufti, investment specialist mercati azionari emergenti di Union Bancaire Privée – UBP. “Prima di tutto, per quanto riguarda il rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, molti hanno espresso preoccupazioni riguardo all’eventuale elevata esposizione dei Mercati Emergenti a tale rischio. E’ ormai diventato chiaro, però, che il processo di rialzo dei tassi da parte della Fed sarà più graduale nelle tempistiche e maggiormente contenuto nelle dimensioni rispetto a quanto si temesse inizialmente”.

IN VISTA POLITICHE MONETARIE ACCOMODANTI – “Inoltre, in seguito al recente referendum del Regno Unito sulla permanenza nell’Unione Europea, che ha visto vincere a sorpresa il voto a favore della Brexit, è probabile che tutte le principali banche centrali manterranno politiche monetarie accomodanti. Dunque, a nostro avviso l’irrigidimento da parte della Fed sarà una preoccupazione meno significativa per i Mercati Emergenti di quanto non sia stata negli ultimi anni. Inoltre, ulteriori misure accomodanti da parte degli istituti centrali potrebbero far aumentare i flussi di capitali verso asset rischiosi, tra cui l’azionario dei mercati emergenti”, sottolinea Moufti. “In secondo luogo, per quanto riguarda il premio al rischio politico ed economico, riteniamo che adesso il differenziale tra Emergenti e Mercati Sviluppati si stia muovendo a favore dei primi. I rischi politici ed economici associati a questi Paesi sono noti e prezzati già da un po’ di tempo. Inoltre diversi Paesi emergenti hanno fatto dei passi in avanti nell’affrontare determinate fragilità politiche ed economiche come ad esempio sta facendo il nuovo governo in Brasile. Altri esempi sono le misure cinesi sulla valuta, sui prestiti e sul ribilanciamento dell’economia; le politiche fiscali più responsabili in Sud Africa; i primi step delle riforme economiche in India; i risultati delle elezioni in Perù positive per i mercati; e il voltafaccia delle politiche estere in Turchia – sono tutti passi nella giusta direzione che potrebbero condurre verso un calo del premio al rischio”.

UN PROBLEMA PER I MERCATI SVILUPPATI – “D’altra parte, poi, lo shock prodotto dalla Brexit comporta diverse nuove incertezze per i mercati sviluppati. Riteniamo quindi che la Brexit sia un problema principalmente per i mercati sviluppati e che abbia invece un impatto più gestibile sugli Emergenti, una visione che sembra essere stata confermata dai movimenti di mercato che si sono verificati a partire dai risultati del referendum. A nostro avviso, è probabile che tutti questi sviluppi continueranno nel prossimo futuro e potranno continuare a guidare le sovraperformance del comparto azionario dei mercati emergenti”, conclude Moufti.

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