Consulenti, perché inserire la moda italiana nei portafogli

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Avatar di Redazione 13 Febbraio 2020 | 12:26

Il settore moda italiano continua a crescere anche nel 2018, registrando un giro d’affari totale di €71,7 mld (+22,5% sul 2014 e +3,4% sul 2017). Si tratta di una crescita importante che ha avuto nel 2015 una notevole impennata (+9,4%) e che, nonostante abbia rallentato negli anni successivi, non è mai stata inferiore al +3,4% annuo. Insieme al fatturato aggregato cresce anche il peso del comparto sul Pil nazionale (1,2%, contro l’1,1% del 2014) rispetto al quale la moda nell’ultimo quinquennio ha viaggiato a una velocità quasi doppia. Bene anche gli utili che nel 2018 ammontano a €3,7 mld (+25,2% sul 2014).

L’Area Studi Mediobanca presenta la nuova edizione sul Sistema Moda in cui vengono analizzate le dinamiche delle 173 Aziende Moda Italia con un fatturato superiore a €100 mln nel 2018 e dei principali gruppi europei del settore.

Tra i comparti spicca l’abbigliamento, che da solo determina il 42,6% dei ricavi aggregati, seguito dalla pelletteria (23,1%) e dall’occhialeria (15,6%). In quanto a crescita media annua delle vendite nel 2014-2018 si distingue, invece, la gioielleria (+10,9%) seguita dal comparto pelli, cuoio e calzature (+6,2%), dal tessile (+5,7%), dalla distribuzione (+4,9%), dall’abbigliamento (+4,5%) e dall’occhialeria (+3,7%). Si conferma importante la presenza di gruppi stranieri nella moda italiana: 70 delle 173 aziende hanno infatti una proprietà straniera e in tutto controllano il 34,7% del fatturato aggregato (il 14,2% è francese, fra cui LVMH e Kering, entrambe con il 5,4%).

Notevole l’incremento rispetto al 2014 (quando i gruppi stranieri controllavano il 23,9% del fatturato), dovuto in gran parte alla velocità quasi 4 volte superiore a cui queste società sono cresciute rispetto a quelle a controllo italiano. 2 Nonostante ciò, le società a controllo italiano performano meglio in quanto a redditività (ebit margin al 9,3%) rispetto a quelle controllate da gruppi stranieri (6,2%).

In particolar modo, sono le aziende quotate con la quota di maggioranza in capo a una famiglia che registrano l’ebit margin migliore (13,4%) e che al contempo si mostrano più propense all’export (l’86,1% del loro fatturato proviene dall’estero). Complessivamente, le Aziende Moda Italia hanno ottenuto nel 2018 un ebit margin dell’8,2%, con l’occhialeria e la pelletteria sugli scudi (rispettivamente 12% e 10,2%).

Delle 173 aziende analizzate, sono solo 15 le quotate in borsa. Queste società determinano però ben il 29% del fatturato aggregato e hanno un ebit margin nettamente superiore (11,7% contro il 6,8% delle altre), a dimostrazione di come l’apertura ai mercati borsistici possa dare grande impulso sia in termini di redditività sia di proiezione internazionale. Proprio quest’ultima è una delle caratteristiche più rappresentative della moda italiana: il 72,2% del fatturato complessivo proviene, infatti, dall’estero, molto più del totale del settore manifatturiero (58,3%) e con ancora una volta in testa l’occhialeria (89,6%). Cresce anche l’occupazione, con 45.300 nuovi addetti (+14,1% sul 2014 e +1,7% sul 2017), per una forza lavoro totale di 366mila unità.

Bene soprattutto la gioielleria (+32,7% sul 2014), la pelletteria (+24,6%) e la distribuzione (+22,6%). Il settore moda italiano si conferma, infine, molto solido, come dimostrato dalla bassa incidenza del debito finanziario sul capitale netto (34% nel 2018), e dotato di una forte liquidità, con il rapporto tra disponibilità e debiti finanziari pari al 79,4%.

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