State Street, un Q&A sul Coronavirus

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Avatar di Redazione 10 Marzo 2020 | 15:24

Oltre la assoluta importanza a livello sanitario, una delle incognite causate dall’epidemia Coronavirus riguarda la condizione economica globale. A tal proposito proponiamo un Q&A ad opera di State Street, dove a rispondere troviamo Michael Metcalfe, head of global macro strategy, State Street Global Markets.

Gli Stati Uniti e il G7 dispongono di ulteriori margini di manovra e strumenti, fiscali e monetari, per affrontare l’impatto dirompente del Coronavirus?

Nell’ultimo decennio le banche centrali si sono dimostrate straordinariamente abili nel creare margini di manovra per allentare la politica monetaria, anche quando apparentemente non si vedevano strade alternative. Prevediamo che qualsiasi segnale su un possibile impatto del Coronavirus, diretto o indiretto, sull’economia reale, con ripercussioni sui mercati finanziari, troverà una solida risposta politica. Ciò significa ulteriori riduzioni dei tassi d’interesse, offerta di liquidità ed eventualmente acquisto di asset. Per il momento l’inflazione non è un ostacolo e permetterà alle banche centrali di tentare di attenuare le preoccupazioni del mercato sulla liquidità. E mentre i livelli del debito pubblico nella maggior parte dei paesi sono significativamente più elevati rispetto alla crisi finanziaria di oltre un decennio fa, i rendimenti obbligazionari eccezionalmente bassi fanno intravedere un ampio margine per un’ulteriore espansione fiscale. Le misure fiscali possono essere indirizzate ai settori dell’economia più colpiti dal virus, oltre a contribuire a mitigare le potenziali perturbazioni della domanda aggregata.

Considerati i tagli “di emergenza” dei tassi e l’aspettativa di ulteriori tagli da parte della Fed, insieme al QE da parte di altre banche centrali, tutto questo distoglierà ulteriormente il mercato dal percorso di normalizzazione?

Nel 2020 la normale politica monetaria porterà a tassi d’interesse nettamente inferiori rispetto ai cicli precedenti. I fattori demografici e la minore produttività fanno sì che il tasso d’interesse naturale sia ora notevolmente più basso. Questo significa che durante i ribassi le banche centrali mireranno allo zero come limite inferiore molto più spesso che in passato, il che richiederà l’uso di quelli che un tempo erano noti come strumenti di politica “non convenzionale”, come l’acquisto di asset. Siccome sia la Fed che la BCE conducono revisioni dei loro framework di politica monetaria per il decennio, una conclusione ineludibile è che queste misure diventeranno parte integrante degli strumenti convenzionali delle banche centrali.

In un suo commento lei ha affermato che l”‘azione della Fed in questo inizio d’anno significa che una recessione quando arriverà sarà probabilmente poco profonda e di breve durata”. Può approfondire questo concetto?

Il fatto che la Fed abbia ridotto i tassi di interesse in modo significativo anche prima che i dati iniziassero a deteriorarsi dovrebbe contribuire a mitigare i rischi di uno shock molto più profondo. In assenza di un intervento come questo, una significativa perturbazione dell’attività economica negli Stati Uniti potrebbe rapidamente portare a un’ondata di default per le obbligazioni societarie, con un conseguente drastico inasprimento delle condizioni finanziarie e un’ulteriore debolezza dell’economia. L’interruzione delle forniture da parte del virus potrebbe rapidamente trasformarsi in una crisi finanziaria che si ripercuoterebbe sull’economia reale con un impatto sull’occupazione e sulla domanda. Agendo tempestivamente per attutire il potenziale impatto sul mercato finanziario, la Fed auspica di ridurre la possibilità di una potenziale spirale negativa tra economia reale e le condizioni finanziarie.

Il Coronavirus si è diffuso in tutto il mondo. Ritiene che il mercato abbia pienamente scontato l’impatto negativo del Coronavirus sull’economia reale? Dovremmo rivalutare la gravità di questo impatto sulle condizioni economiche e finanziarie a livello globale?

Non è ancora possibile rispondere con certezza a questa domanda, poiché l’impatto economico non è chiaro. Sembra ragionevole ipotizzare che ci sarà un impatto significativo sulla crescita cinese nel primo trimestre, ma non è chiaro se perdurerà nella seconda metà dell’anno, dato che ci aspettiamo maggiori stimoli ed evidenze temporanee che le misure di contenimento stiano funzionando. Nel frattempo, è anche troppo presto per dire quale sarà l’impatto delle epidemie al di fuori della Cina. Laddove sono contenute l’impatto economico potrebbe essere modesto, ma dove non lo sono potrebbero verificarsi impatti sulla crescita di notevole portata. È interessante notare che i mercati delle materie prime hanno già reagito violentemente alla prospettiva di una crescita globale molto più lenta, mentre la reazione del mercato azionario è più diversificata, almeno su base relativa.

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