Fondi, Ninety One lancia il Net Zero Sovereign Index

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di Redazione 27 Ottobre 2021 | 14:31

Se il mondo vuole raggiungere le emissioni nette zero a una velocità coerente con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, gli attuali approcci degli investitori all’allocazione dei capitali devono cambiare. L’ultimo white paper di Ninety One, “Nessuno deve essere lasciato indietro: costruire una transizione inclusiva per i mercati emergenti, esamina i difetti nelle interpretazioni del concetto di net zero da parte di asset manager e asset owner che hanno portato questi ultimi a fissare obiettivi di carbonio a livello di portafoglio che non favoriranno le ambizioni mondiali verso le emissioni nette zero.

In risposta a questi problemi, Ninety One ha lanciato il Net Zero Sovereign Index, per offrire agli investitori nel debito sovrano un sistema di valutazione di alto livello, e verificato in modo indipendente, dell’allineamento agli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

Una transizione verso le emissioni nette zero che abbia successo richiede un’azione rapida e cambiamenti in molti settori, tra cui la regolamentazione, le abitudini dei consumatori, la tecnologia e, soprattutto per gli investitori, l’allocazione dei capitali. Il vero rischio nei modelli di allocazione dei capitali è che i mercati emergenti hanno un gran bisogno di finanziamenti per raggiungere le emissioni nette zero, rendendo così più difficile per l’economia globale passare ad un modello davvero “decarbonizzato”. Gli attuali approcci net zero possono avere importanti impatti economici e sociali negativi su alcune delle comunità meno avvantaggiate del mondo, che sono spesso le più vulnerabili alle conseguenze del cambiamento climatico. Un mancato raggiungimento delle emissioni nette zero in alcune parti del mondo significa nessun net zero ovunque.

Peter Eerdmans, Head of Fixed Income, Ninety One, ha affermato: “Dopo che l’ONU ha dichiarato il suo ultimo rapporto sul clima un “codice rosso per l’umanità”, non ci possono più essere dubbi sul fatto che dobbiamo agire rapidamente per gestire il cambiamento climatico. Il primo passo per affrontare questo problema è che gli investitori migliorino la modalità per valutare se un investimento o un portafoglio è allineato con un credibile percorso verso le emissioni nette zero che funzioni per tutti i 7,9 miliardi di persone nel mondo. Come società che ha forti radici in un mercato emergente, lo capiamo più di molti altri”

I mercati emergenti sono esposti in modo sproporzionato al cambiamento climatico. Ciò che serve è un approccio più ponderato e lungimirante all’obiettivo delle emissioni nette zero, che tenga debitamente conto del contesto in cui opera ciascun Paese, del suo potenziale di contribuire all’ambizione net zero mondiale e del suo specifico percorso di transizione.

Net Zero Sovereign Index

Il Net Zero Sovereign Index copre 115 Paesi nei mercati, emergenti e sviluppati, ed è il primo indice che incorpora l’intera gamma delle economie emergenti. Basandosi sul Climate & Nature Sovereign Index (lanciato nel 2020), il Net Zero Sovereign Index mira a sostenere gli impegni degli investitori nei titoli di Stato con i governi, in modo che possano chiedere ai funzionari pubblici di rendere conto e incoraggiare un cambiamento positivo.

Eerdmans continua: “Gli investitori hanno bisogno di misure più adeguate per decidere quale sia il modo giusto ed equo per costruire portafogli allineati all’obiettivo delle emissioni nette zero. Abbiamo sviluppato il Net Zero Sovereign Index per rispondere alla crescente esigenza di asset owner e asset manager di un modo per dimostrare che i loro portafogli di obbligazioni sovrane siano allineati all’Accordo di Parigi e a un percorso credibile verso lo zero netto. Riteniamo che l’indice offra maggiori opportunità di supportare una transizione equa per i mercati emergenti e aiuterà gli investitori nel debito sovrano a chiedere ai governi di rendere conto delle loro politiche e azioni sul clima”.

Risultati iniziali

I mercati sviluppati ed emergenti registrano risultati differenti nell’indice. Gli Stati Uniti vedono le peggiori performance tra i mercati sviluppati, aspetto che rispecchia livelli molto elevati di emissioni e consumi di energia, che si traducono in punteggi molto ridotti, dato il basso punto di partenza e i progressi limitati fino ad oggi. Il Regno Unito e la Danimarca sono i due migliori Paesi tra i mercati sviluppati nell’indice. L’Asia sviluppata, in generale, vede punteggi scarsi, con il Giappone in posizione mediana e la Corea e Singapore che registrano una bassa diffusione delle energie rinnovabili e un alto consumo di energia.

I mercati emergenti hanno al contrario un ranking più elevato di quanto molti si aspettassero, con otto dei primi dieci Paesi nel nostro indice. Ciò riflette il fatto che molte di queste nazioni stanno abbracciando la transizione energetica e, cosa importante, sono attualmente in grado di mobilitare capitali per sostenere gli sforzi di decarbonizzazione, ma gli investimenti devono continuare e aumentare per garantire che questi impegni siano sostenibili. Tuttavia, l’indice evidenzia anche diversi ritardatari tra i mercati emergenti che sono molto lontani dall’impegno necessario per raggiungere la decarbonizzazione. Queste nazioni richiedono tempo, incoraggiamento e incentivi, piuttosto che un ritiro immediato di capitali. Poiché tali Paesi, tuttavia, stanno adottando un approccio che è quello corretto, i finanziamenti possono essere utilizzati per incoraggiare buoni risultati.

Finanziare una transizione inclusiva

Eerdmans ha aggiunto: “Gli asset owner devono impegnare capitale nella ‘finanza di transizione’, sia attraverso allocazioni dedicate sia nel modo in cui misurano e monitorano i progressi rispetto agli obiettivi climatici dei loro portafogli. Inoltre, gli asset manager devono sviluppare veicoli adeguati che dispongano dell’integrità e del framework necessari per rassicurare che l’impegno per la transizione non sia invece un’azione di greenwashing.

È ormai divenuto d’obbligo creare strumenti finanziari che aiutino gli investitori ad allineare i portafogli ad una decarbonizzazione inclusiva e che guardi al mondo reale, ovvero strumenti che convoglino il capitale verso aziende e progetti in grado di allineare l’economia globale all’obiettivo della carbon neutrality e che consentano alle nazioni più povere di partecipare alla transizione verso le emissioni nette zero.

Dove concentrare l’impegno: l’elettricità

Molti mercati emergenti, tra cui India, Sud Africa e Indonesia, fanno ancora molto affidamento sul carbone per la produzione di elettricità, con i combustibili fossili che rappresentano il 25-40% delle emissioni totali di carbonio. I trasporti rappresentano un ulteriore 9-18%. Dato che i veicoli elettrici hanno bisogno di una rete di energia pulita per concretizzare i loro vantaggi, tagliando le emissioni derivanti dalla produzione di elettricità è possibile constratare il 40-50% delle emissioni totali in molti mercati emergenti.

È necessario sviluppare quattro flussi di finanziamento principali per arrivare a una produzione pulita di elettricità nei Paesi in via di sviluppo:

  1. I capitali disponibili devono essere aumentati per sostenere la diffusione delle energie rinnovabili
  2. Investimenti considerevoli devono essere indirizzati all’espansione delle infrastrutture di trasmissione
  3. Incentivi per le utilities pubbliche per accelerare la chiusura degli impianti ad alta emissione
  4. Finanziamenti per una transizione equa per i dipendenti e le comunità per i quali la fine della dipendenza dai combustibili fossili rappresenterebbe anche un rischio

Eerdamns conclude: Il tempo è davvero poco e asset manager e asset owner non possono più rimandare. Ma dobbiamo anche essere certi che i nostri primi passi siano nella giusta direzione. La corsa verso le emissioni nette zero non è una corsa tra Paesi. È una corsa contro il tempo.

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