Petrolio: perchè conviene averlo in portafoglio

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di Marco Mairate 25 Giugno 2009 | 13:20
Le scorte di petrolio aumentano, la recessione avanza, eppure il prezzo dell’oro nero continua a salire. Avere esposizione sul petrolio è fondamentale oggi, che sia per investimento o come rifugio contro l’inflazione, l’oro nero non tradisce mai.

LE SCORTE E L’IMPATTO DEL PETROLIO SULL’ECONOMIA

Secondo i dati diffusi dalla Energy Information Administration (EIA) lo scorso 17 giugno,nonostante il calo della domanda mondiale di idrocarburi legata alla recessione, le scorte di petrolio crudo negli Stati Uniti sono salite ai massimi degli ultimi cinque anni.

L’aumento di un dollaro nel prezzo del petrolio, in un anno costa all’economia statunitense 140 miliardi di dollari. Secondo il  Washington Post e il Congressional Budget Office, la spesa totale per il pacchetto di aiuti economici approvato in febbraio ammontava a 107,1 miliardi di dollari (per il 2009).

Dal primo gennaio ad oggi, il prezzo di un gallone di benzina per gli americani è aumentato di 1 dollaro. Questo aumento praticamente evapora tutti gli aiuti economici del 2009. Detto questo però, ogni economia evoluta  ha di questi problemi. Nel tempo infatti i consumatori si adattano ai prezzi elevati del carburante adattando il  plasmando i propri consumi di conseguenza.

PERCHE’ IL PREZZO DEL PETROLIO RIMANE ALTO

Se la domanda di petrolio continua a rimanere bassa e le scorte rimangono elevate, come giustificare i 70 dollari al barile che oggi pagano i consumatori? Solo qualche anno fa, un barile di petrolio a 70 dollari sarebbe stato un disastro. Oggi invece esistono almeno 5 buoni motivi perché i prezzi continuano a salire.

Il primo è la svalutazione del biglietto verde (valuta con cui vengono regolate le transazioni sul greggio) che spinge i produttori ad alzare i prezzi per compensare la perdita di valore del dollaro; poi è l’OPEC che interviene sul prezzo del greggio, tagliandone la produzione e cercando di mantenere i prezzi in un range ben definito (pochi giorni fa i paesi produttori hanno detto che il prezzo giusto del petrolio è di 80 dollari al barile). In aggiunta la produzione di alcuni paesi, come Venezuela e Messico, sta diminuendo a causa dei bassi investimenti fatti negli ultimi anni e spingendo verso l’alto (anche però tenendo conto di questa diminuzione dell’offerta rimane un surplus di petrolio).

Esiste poi la paura per il ritorno dell’inflazione e quindi l’oro nero viene usato come bene rifugio nell’ipotesi di un balzo dei prezzi. Infine ci sono gli speculatori, i trader, che cercano di anticipare la ripresa facendo stock di petrolio.

La conclusione è che oggi qualsiasi portafoglio dovrebbe contenere al suo interno una qualche esposizione verso il petrolio e le materie prime in genere. Questo può essere fatto in modo molto economico attraverso un’esposizione ampia al settore (attraverso etf che investono su un basket di materie prime) oppure direttamente sul singolo bene, attraverso gli ETC.

Qui sotto l’andamento del United States Oil Fund, LP (USOF), un ETF quotato sulla piazza di New York (NYSE) che ricalca l’andamento del petrolio (West Texas Intermediate). Fonte: MarketOracle

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