L'Alì Babà del Tesoro

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di Private Banker 17 Agosto 2009 | 09:30
La norma varata dal consiglio dei ministri a fine giugno prevede un’imposta sostitutiva del 6%, non deducibile, sulle plusvalenze sull’oro non industriale di società ed enti.

Quindici luglio 2009, ore 11.00. Roma- Italia-Europa. «Viva soddisfazione» viene espressa in una nota dal ministero dell’Economia guidato da Giulio Tremonti per il parere «appena ricevuto» dalla Bce sulla tassazione delle riserve auree. Il ministero aggiunge in una nota che «sono allo studio tutti gli accorgimenti in grado di assicurare che la norma «Non influisca negativamente in alcun modo sull’indipendenza, tanto finanziaria quanto operativa, della Banca d’Italia». Le valutazioni della Banca di Francoforte sulla misura introdotta dal dl anticrisi varato a fine giugno, prosegue la nota del dicastero di Via XX Settembre, ci consentono di proseguire il lavoro già avviato in queste settimane «per approfondire i problemi ancora aperti, cui contiamo di trovare soluzione in sede di emendamento». Il ministero aggiunge che la Bce era stata rassicurata «ancora prima dell’approvazione del pacchetto di misure», di cui fa parte la tassazione delle riserve, sull’ap- prontamento di «tutti gli accorgimenti » per la tutela dell’indipendenza dell’istituto centrale. La norma varata dal consiglio dei ministri a fine giugno prevede un’imposta sostitutiva del 6%, non deducibile, sulle plusvalenze sull’oro non industriale di società ed enti. Tra questi ultimi è la Banca d’Italia il soggetto potenzialmente più colpito con le sue 2.452 tonnellate di oro detenute tra le riserve con un valore di bilancio nel 2008 di 49 miliardi di euro. Valore rivalutato di 4 miliardi, per l’apprezzamento del metallo giallo, rispetto all’anno precedente. Quindici luglio 2009, ore 12.00. Francoforte-Germania-Europa. La norma, dice il Consiglio Direttivo della Bce, «desta preoccupazioni con riferimento all’indipendenza istituzionale e finanziaria della Banca d’Italia consentendo un’arbitraria diminuzione delle riserve della stessa ». Nel parere si chiede che l’articolo del decreto «sia riconsiderato » per tenere conto dei problemi esposti che riguardano sia l’indipendenza della Banca sia «il divieto di finanziamento monetario». La Bce chiede di essere consultata su ogni eventuale nuova stesura. Nel parere l’Eurotower rileva, innanzitutto, di aver ricevuto la lettera da Roma il 26 giugno, lo stesso giorno dell’approvazione della norma nel decreto anticrisi varato dal Consiglio dei ministri. La Bce ricorda che c’è «l’obbligo di consultare» la Banca Centrale Europea sulle disposizioni legislative che riguardano le banche centrali nazionali. Su quest’obbligo, si osserva, non incide il fatto che l’articolo del decreto «individui i propri destinatari in termini generali». Nel merito dell’articolo di legge si ritiene «non sia chiaro e che esso desti preoccupazione dal punto della sua conformità con il diritto comunitario». Le norme a contenuto fiscale, aggiunge Francoforte, come quella del decreto «darebbero luogo a trasferimenti di talune risorse finanziarie dalla Banca d’Italia al bilancio dello Stato». Qualsiasi trasferimento di risorse finanziarie da una banca centrale nazionale (bcn) in favore del bilancio di uno stato membro, sia nella forma di distribuzione di profitti che in ogni altra forma equivalente, deve essere effettuato nell’osservanza dei limiti imposti al riguardo dal trattato Ue, in particolare il principio di indipendenza della banca centrale ai sensi dell’articolo 108 e il divieto di finanziamento monetario ai sensi dell’articolo 101.

La preoccupazione della Bce per il rischio di infrangere il divieto del finanziamento monetario viene spiegata con l’osservazione che la norma varata dal governo italiano «dispone la distribuzione di profitti nell’aspettativa di entrate incerte della banca centrale realizzabili potenzialmente in futuro, e, in aggiunta, esclude i diritti di compensazione applicabili ai sensi della precedente disciplina». La norma obbliga «potenzialmente la Banca d’Italia a intraprendere strategie di gestione del patrimonio focalizzate sui rischi finanziari posti dalle nuove disposizioni fiscali proposte. In particolare, la proposta d’introdurre il nuovo schema d’imposta non è stata preceduta da una valutazione del suo impatto sulle esigenze finanziarie della Banca d’Italia.

Di conseguenza, la posizione finanziaria della Banca d’Italia risulterebbe indebolita, con l’aumento del rischio che essa possa non avere risorse sufficienti in futuro per adempiere alle sue funzioni connesse al Sistema Europeo delle Banche Centrali e alle altre sue funzioni». Altro argomento della Bce è che «detenendo e gestendo riserve in valuta, la Banca d’Italia attua una funzione dell’Eurosistema e, nella misura in cui le nuove disposizioni fiscali le imporrebbero di perseguire certe strategie gestionali, ne risulterebbe pregiudicata la sua indipendenza istituzionale ». Altri dubbi riguardano la possibile retroattività e la tempistica dei pagamenti dell’imposta. La banca presieduta da Jean-Claude Trichet conclude così il suo parere: «in considerazione di quanto sopra, è necessario che l’articolo proposto sia riconsiderato al fine di affrontare i problemi esposti nel presente parere, che riguardano in particolare l’indipendenza della banca centrale e il divieto di finanziamento monetario. La Bce si aspetta di essere consultata su ogni eventuale nuova stesura delle disposizioni legislative in materia».

Quindici luglio 2009, ore 15.00. Roma-Italia-Europa. «Il vero beneficio è chiudere la caverna di Alì Babà. È inutile fare la lotta all’evasione se non si chiudono i paradisi fiscali». Tremonti parla dello scudo. Ma qualcuno a Francoforte ha impedito che l’Alì Babà di Via XX Settembre mettesse le mani sul tesoro di Banca d’Italia. Che è fatto di oro, ma anche e soprattutto di che è fatto di oro, ma anche e soprattutto di Indipendenza.


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