Mercato Aim Italia: l’Osservatorio di IR Top Consulting

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di Gianluigi Raimondi 8 Gennaio 2020 | 16:45

Secondo l’Osservatorio AIM di IR Top Consulting, centro di analisi di riferimento per il mercato azionario delle PMI, negli ultimi anni il mercato AIM ha registrato il maggior numero di collocamenti: nel 2019 è diventato il primo hub finanziario europeo per numero di nuove società quotate tra i mercati non regolamentati, segnando un nuovo record con 35 nuove quotazioni, di cui 31 IPO e quattro ammissioni post business combination, e una raccolta di capitali pari a 207 milioni di euro. Il taglio medio delle operazioni su AIM nel 2019 ha raggiunto 6 milioni di euro di raccolta di capitale, con una dimensione di aziende che hanno un fatturato medio pari a 21 milioni di euro

Al 31 dicembre 2019, AIM Italia conta 132 società con un giro d’affari nel 2018 pari a 5,2 miliardi di euro, una capitalizzazione di 6,6 miliardi di euro e una raccolta di capitali in IPO pari a circa 3,9 miliardi di euro, di cui, in media, il 93% proveniente da nuova emissione di titoli.

La raccolta è pari a 4,6 miliardi di euro includendo le operazioni sul secondario. I settori più importanti in termini di numero di società sono: Industria (17%), Tecnologia (17%) e Finanza (16%).

Le regioni maggiormente presenti su AIM sono: Lombardia (41%), Emilia-Romagna (14%), Lazio (11%) e Veneto (8%). Il mercato AIM conta 48 PMI innovative.

In 10 anni sono approdate su AIM Italia 183 società.

Aim Italia: focus IPO 2019

AIM Italia ha evidenziato il maggior numero di collocamenti negli ultimi anni rispetto al mercato principale (MTA). In particolare, nel 2019 conta 35 ammissioni, di cui 31 nuove IPO e 4 ammissioni post business Combination, superando il dato del 2018 (26 IPO e 5 ammissioni). I collocamenti si sono concentrati tra giugno, luglio e novembre. In particolare, sono approdate sul listino dedicato alla crescita delle PMI: Doxee, Gismondi 1754, NVP, FOS, UCapital24, Matica Fintec, Arterra Bioscience, Cyberoo, Websolute, Copernico SIM, Iervolino Entertainment, Confinvest, Farmaè, Radici Pietro Industries&Brands, Friulchem, CleanBnB, Shedir Pharma Group, Pattern, Marzocchi Pompe, Relatech, Officina Stellare, Gibus, Eles, Sirio, AMM, CrowdFundMe, SEIF, Gear1, MAPS, Neosperience, Ilpra. Inoltre, sono state ammesse 4 società a seguito della fusione con SPAC precedentemente quotate su AIM: Salcef Group, SICIT, Antares Vision e Comer Industries.

Le 31 nuove IPO hanno raccolto 207 milioni di euro[1], di cui 30 milioni di euro derivanti da una SPAC (Gear 1). La capitalizzazione totale è pari a 1,2 miliardi di euro. La raccolta media delle IPO nel 2019 è stata pari a 5,9 milioni di euro[2] e il flottante in IPO[3] è stato pari al 24%. Nel 2018 la raccolta complessiva si è attestata a 1,32 miliardi di Euro, di cui l’11%, pari a 145 milioni di euro, derivante direttamente da società.

Le nuove quotate provengono per il 26% dalla Lombardia, il 19% dall’Emilia Romagna e il 6% dal Veneto. Seguono Toscana, Friuli, Lazio, Piemonte, Campania e Liguria ciascuna rispettivamente con 2 IPO (6%), ed infine Marche, Umbria e Sicilia, rispettivamente con 1 società (3%). In termini di raccolta di capitali, Emilia Romagna (31%), Lombardia (16%) e Piemonte (9%) si collocano ai primi posti.

Il 65% delle nuove IPO si concentra su 3 settori: Tecnologia (10 aziende, 32%), Industria (5 aziende, 16%) e Finanza (5, 16%), seguono Servizi (3 aziende, 10%), Media (3 aziende, 10%), Healthcare (2 aziende, 6%), Moda e Lusso (2 aziende, 6%), Chimica (1 azienda, 3%). Presentano ricavi medi pari a 21 milioni di euro (al netto SPAC e Business Combination). Le operazioni di IPO sono state principalmente effettuate con l’obiettivo di rafforzare l’attività di ricerca e sviluppo, consolidare l’espansione sui mercati internazionali e per incrementare la capacità produttiva.

IPO 2019 sui mercati azionari europei

Il mercato italiano rappresenta, con 35 ammissioni su AIM (6 quelle su MTA) il primo mercato europeo non regolamentato come numero di IPO in Europa con una quota del 26%, seguito da Svezia (25%) e Francia (8%).

Performance Aim

Liquidità del mercato Aim Italia

Secondo le analisi dell’Osservatorio AIM si evidenzia una significativa crescita del controvalore medio giornaliero (CMG) scambiato su AIM Italia: nel 2019 il valore si attesta a 132 mila euro, pari a 5,6 volte il dato del 2016, prima dell’introduzione dei PIR, pari a 24 mila euro. Nel 2017 il CMG si è attestato a 120 mila euro, superiore a 5 volte il valore del 2016. Nel 2018 il CMG si è attestato a 96 mila euro (4,1 volte rispetto al 2016).

Nel 2019, secondo le analisi dell’Osservatorio AIM, il Controvalore Totale (CT) scambiato su AIM Italia si è attestato a 2,7 miliardi di euro, pari a circa 10 volte il valore pre-PIR del 2016 (Euro 295 milioni). Nel 2017 il Controvalore Totale si è attestato a 2,0 miliardi di euro (6,7 volte il CT del 2016 pre-PIR). Nel 2018 il  Controvalore Totale è stato pari a 2,5 miliardi di euro (8,3 volte il CT del 2016).

Contesto normativo

La Legge 19 dicembre 2019, n. 1571 ha convertito in legge il DL 26 ottobre 2019, n. 124, modificandolo
con l’introduzione del seguente art. 13-bis recante “Modifiche alla disciplina dei Piani Individuali di
Risparmio a lungo termine”.
In particolare, i PIR, costituiti a decorrere dal 1° gennaio 2020 hanno l’obbligo di investire il 5% del 70%
(ovvero il 3,5%) del valore complessivo in strumenti finanziari di imprese diverse da quelle inserite
nell’indice Ftse Mib e Ftse Mid della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati. È previsto altresì che casse previdenziali e fondi di investimento possano detenere più di un PIR nel limite del 10% del patrimonio e non si prevedono obblighi di investimento in quote o azioni di fondi per il venture capital o di fondi di fondi per il venture capital.

In sintesi, la normativa dei PIR di terza generazione prevede che:
– una soglia minima del 17,5% del valore complessivo degli investimenti del PIR venga investito in
Mid Cap e/o Small Cap.
– una soglia minima del 3,5% del valore complessivo degli investimenti del PIR venga investito
esclusivamente in Small Cap.

Da nuovi PIR è atteso un importante sostegno per la crescita delle PMI che darà una forte spinta alle IPO e agli investimenti azionari all’interno dell’economia reale in particolare su AIM Italia, mercato che nel 2020 anno potrà ricevere un nuovo slancio in termini di liquidità. Le nuove regole per la composizione del portafoglio dei PIR daranno un forte contributo alla quotazione in Borsa di piccole e medie imprese italiane per il finanziamento dei progetti di sviluppo.

Credito di imposta sui costi di quotazione nel 2020 per le IPO europee

L’incentivo all’IPO nella forma del credito d’imposta sul 50% dei costi di consulenza sostenuti per la quotazione in Borsa delle PMI finirà nel 2020. La misura, che agevola l’accesso delle imprese al mercato dei capitali, vede lo stanziamento di 30 milioni di euro per le ammissioni del 2020. I principali elementi del CDI sono: importo massimo di 500.000 euro ad azienda, soggetti destinatari PMI italiane secondo la definizione dell’Unione Europea, che si quotano sui mercati regolamentati e non regolamentati in Italia e in Europa.

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