Italia, cosa si aspetta il mercato da Draghi?

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di Marco Caprotti 9 Febbraio 2021 | 17:30

A cura di Morningstar

La scelta del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di affidare a Mario Draghi la formazione del nuovo governo italiano, almeno dal punto dei mercati sembra assicurare quello che gli investitori cercano sempre quando guardano a un Paese: la stabilità.

Il 3 febbraio, dopo che Mattarella la sera prima aveva chiamato al Quirinale l’ex numero uno della Bce che ha poi accettato l’incarico (con riserva), l’indice Morningstar Italy ha guadagnato il 3,41% (in euro). Un balzo che ha permesso al paniere di segnare, in un mese, +1,2% dopo aver chiuso gennaio in territorio negativo.

Di strada per allinearsi al resto dei mercati mondiali, però, Piazza Affari ne dovrà fare ancora considerando che il benchmark Global Markets, in quattro settimane, è cresciuto di quasi il 5%.

Indici Morningstar Italy e Global Markets a confronto
Grafico Morningstar Italy e Global a confronto
Dati in euro aggiornati al 3 febbraio 2021
Base: 10.000 euro
Fonte: Morningstar Direct

Che la stabilità fosse una priorità gli analisti lo avevano detto già a metà gennaio (dopo che i ministri di Italia Viva erano stati ritirati dall’esecutivo), alla luce della situazione che la Penisola deve affrontare.

“Una maggioranza coesa e stabile è strumentale alla gestione della pandemia, alle riforme e alla realizzazione dei progetti del recovery plan”, commentava in un report Carlo Capuano, Vice President, Global Sovereign Ratings di Dbrs Morningstar. “Questi fattori sono fondamentali per aumentare il Prodotto interno lordo dopo anni di crescita anemica. Una ripresa più lenta ostacola gli obiettivi di ridurre l’elevato livello di debito pubblico nel medio termine e questo può pesare sul rating dell’Italia (BBB high con trend negativo)”.

Occhio allo spread

Proprio la gestione del debito potrebbe essere uno degli elementi a cui Draghi, anche in virtu della sua esperienza di banchiere centrale, potrebbe guardare con attenzione. Dopo la scelta dell’ex capo dell’Eurotower si è registrato un netto calo del differenziale tra Btp e Bund (vicino ai 100 punti base). “Draghi conosce molto bene l’importanza dello spread”, spiega un report di Marzotto Sim. “Ogni anno le nuove cedole sostituiscono le vecchie e il costo del debito diminuisce sensibilmente, lasciando risorse per la crescita e per la riduzione del debito”.

Un maggiore equilibrio sul mercato obbligazionario avrebbe effetti a cascata anche nel comparto equity. Ad esempio quello bancario, da sempre sensibile all’andamento del differenziale fra il Btp e il Bund. Le banche, tuttavia, potrebbero essere interessate anche in un altro modo. “Un governo istituzionale potrebbe supportare, ad esempio, al consolidamento fra gli istituti di credito”, spiega Diego Toffoli, Senior portfolio manager di Intermonte Sim. “Ci si aspetta anche un’accelerazione nella stesura e approvazione del recovery plan e questo indirizzerebbe investimenti, ad esempio, nelle infrastrutture e nel 5G. L’arrivo di Draghi dà fiducia anche agli operatori internazionali che, quindi, potrebbero indirizzare parte dei loro investimenti sul nostro mercato”.

Va però presa in considerazione la possibilità che il governo Draghi non ottenga la fiducia del Parlamento. “In questo caso la risposta sui mercati potrebbe essere molto negativa, con uno spread in forte crescita ben al di sopra di 130 punti base e, in caso di ritorno alle urne, al di sopra dei 150 punti base”, spiega Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia.

Pil (poco) meglio del previsto

Sul fronte macro, il possibile nuovo Presidente del consiglio potrà contare su una situazione leggermente meno grave rispetto alle attese. Secondo i dati 2020 comunicati dall’Istat, l’anno scorso la ricchezza nazionale è scesa dell’8,9% (se si correggono i dati per gli effetti del calendario. Il 2020 ha avuto due giorni lavorativi in più rispetto al 2019). Le ultime attese del governo uscente nella nota di aggiornamento al Def (Documento di economia e finanza) stimavano una contrazione del 9%. Il Fondo monetario internazionale, invece, vede per l’Italia un -9,2% nel 2020 e poi un rimbalzo del 3% nel 2021.

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