Generali a tutto gas, grazie alla Bce e ai rumor di borsa

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Finale di seduta al galoppo per il titolo Generali, sempre al centro di voci circa una possibile integrazione col gruppo Axa. Per ora gli analisti preferiscono restare cauti.

Luca Spoldi di Luca Spoldi8 settembre 2016 | 15:36

GENERALI CORRE SULLE VOCI – Finale di giornata positiva per il titolo Generali, che a pochi minuti dal termine della seduta regolare di Piazza Affari si porta sui massimi intraday di 11,89 euro per azione, in rialzo del 2,68% rispetto alla chiusura precedente, con oltre 11,6 milioni di pezzi già scambiati. A sostenere il titolo, oltre al tono generalmente positivo del settore finanziario dopo il nulla di fatto della Bce che di fatto rafforza l’euro ed evita di indurre un ulteriore calo dei tassi che comprimerebbe i già risicati margini della gestione finanziaria di banche e assicurazioni, sono alcune voci che danno l’assicuratore di Trieste nel mirino di Vincent Bollorè come possibile partner per una integrazione con la francese Axa.

CALTAGIRONE A FAVORE DI AXA-GENERALI? – La voce, che circola da mesi a Piazza Affari e sulla stampa tricolore, vorrebbe anche Francesco Gaetano Caltagirone, fino a pochi giorni fa secondo maggior socio del leone di Trieste col 3%, dietro Mediobanca (13,465%) ma davanti a Leonardo Del Vecchio e la Banca del popolo cinese (entrambi appena sopra il 2%) pronto a sostenere un’eventuale integrazione tra i due colossi assicurativi europei. Il costruttore romano potrebbe anche cercare di convincere il patron di Luxottica a schierarsi a favore del progetto, sperando in una ripresa duratura delle quotazioni che negli ultimi 12 mesi hanno segnato un calo del 22%.

ANALISTI CAUTI, PER ORA MATRIMONIO IMPROBABILE – Il terreno su cui costruire l’integrazione potrebbe essere il business Vita, ma il timing resta incerto. Secondo Banca Akros, che sul titolo triestino ha un rating “accumulate” (accumulare in portafoglio) con un target price di 13 euro per azione, il fresco ingresso di Societe Generale con una quota potenziale, tra azioni e derivati, del 4,17% potrebbe effettivamente favorire una operazione straordinaria come la fusione con Axa, ma gli esperti ritengono che “al momento questo deal sia improbabile”.


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