Investimenti, il dilemma dello sconto italiano

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Avatar di Gianluigi Raimondi 17 Dicembre 2018 | 12:26
Piazza affari è a sconto?

Il mondo, almeno quello borsistico, sembra ormai, salvo poche eccezioni, diviso in due: da una parte l’America, a partire dagli Usa, dove la performance (in euro) dei principali listini azionari da inizio anno segnano risultati ancora positivi e dall’altra l’Europa con ribassi nella maggior parte dei casi a doppia cifra. Nel dettaglio, su tutti spicca il Nasdaq Composite con un rialzo (calcolato in euro) prossimo all’8%, mentre in maglia nera, forse a sorpresa, si piazza il Dax con un ribasso di oltre il 15 per cento. E se in Nord America in controtendenza c’è il Canada, appesantito dal downtrend del settore delle materie prime al quale è ampiamente esposto, nel Vecchio Continente fa “meno peggio” degli altri Zurigo, dove lo Smi registra una contrazione limitata a poco più del 2 per cento. In Asia si salva il Nikkei 225 con un risultato da inizio 2018 sostanzialmente invariato ma spicca in negativo il listino cinese con un ribasso di oltre il 20% del benchmark Csi 300.

Detto questo la domanda cruciale è: si riperà questa situazione anche nel 2019? Impossibile, ovviamente dare una risposta certa. Di certo c’è che, all’inizio di quest’anno, la maggior parte delle banche d’affari prevedeva mesi a venire brillanti per gli indici europei, molto meno per Wall Street. Così, come sappiamo, non è stato. Ora gli outlook delle principali case di investimento sono più cauti, e ciò vale per le stime su entrambe le sponde dell’Atlantico. Non solo. Di certo ci sono anche i multipli, a cominciare dal rapporto tra prezzo e utile (P/E) e dal rendimento del dividendo (dividend yield). Che, complici i recenti e forti cali, brillano per l’indice Ftse Mib con valori rispettivamente limitato a 10,45 e superiore al 4,2% (consensus Bloomberg). Questo, ovviamente, non significa che Piazza Affari debba necessariamente recuperare terreno. Tuttavia, è un primo indizio che siamo “più a buon mercato” se confrontati con altri panieri. E che, di conseguenza, una quota maggiore di Italia in portafoglio potrebbero decidere di metterla anche gli investitori esteri, politica nostrana permettendo.

 

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