Investimenti, 6 punti di vista per una notte presidenziale

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Avatar di Redazione 3 Novembre 2020 | 11:49

Sei gestori, sei possibili scenari del post voto Usa in vari settori: dal mercato azionario a quello obbligazionario, passando per settore health care, infrastrutture e mercati emergenti. M&G Investments propone la sua lettura del mondo nella grande notte delle elezioni, dalla quale emergerà un vincitore tra Donald Trump, presidente in carica e candidato repubblicano, e Joe Biden, sfidante democratico accreditato come il favorito dal mondo dei sondaggisti. Di seguito, i gestori della casa d’investimenti provano a tratteggiare i possibili sviluppi futuri.

 

AZIONARIO / OUTLOOK

Outlook sulle elezioni USA: rischio replica del 2000

A cura di Randeep Somel, equities fund manager, M&G Investments

È difficile sconfiggere i presidenti in carica. Negli ultimi 44 anni, infatti, soltanto due presidenti (Jimmy Carter nel 1980 e George H.W. Bush nel 1992) non sono riusciti a farsi rieleggere. È interessante notare che, in entrambi i casi, lo stato di paralisi dell’economia nel periodo delle elezioni è stato visto come il fattore più determinante delle loro sconfitte. L’economia statunitense non è esattamente in salute oggi, ma si è osservato un certo miglioramento. Secondo i sondaggi degli ultimi mesi, gli americani sembrano fidarsi più dell’approccio di Trump alla gestione dell’economia rispetto a quello di Biden, e questo è significativo – seppure un sondaggio più recente suggerisca che gli elettori statunitensi stiano iniziando a opporsi alle politiche economiche di Trump.

Sebbene i sondaggi abbiano costantemente mostrato Biden in vantaggio su Trump, vale la pena ricordare che Hillary Clinton aveva vinto il voto nazionale alle ultime elezioni, ma aveva poi incassato una netta sconfitta con il voto basato sui collegi elettorali. Il risultato dipenderà probabilmente da sei stati chiave: Florida, Arizona, Pennsylvania, Michigan, Wisconsin e Minnesota. Trump dovrà mantenere il controllo di Florida e Arizona per essere rieletto. Se riuscirà a mantenerli dalla sua, allora dovrà soltanto vincere in uno degli altri per rimanere alla Casa Bianca. Le elezioni sono vicinissime ma l’epilogo non è scontato. È vero che Biden gode di una certa popolarità, ma non abbastanza alta in questa fase da farci capire chiaramente se potrebbe vincere o meno. Allo stesso modo, la differenza in questi “swing state” non è tanto significativa da permetterci di supporre al momento che Biden avrà sicuramente successo.

La più grande preoccupazione è quella di svegliarci il 4 novembre e scoprire che non c’è un vincitore ufficiale, il che significa che il processo si potrebbe protrarre per molto tempo e finire alla Corte Suprema. È quello che è accaduto nel 2000, quando il duello Bush-Gore ha portato a un riconteggio in Florida, seguito da settimane di incertezza successive al giorno delle elezioni. Nel mese di novembre, mentre la nazione attendeva in un limbo, l’indice S&P 500 è sceso dell’8% e si è ripreso solo dopo che la Corte Suprema ha votato a favore di George W. Bush, con Al Gore che è poi uscito di scena a metà dicembre di quell’anno. Dato l’aumento dei voti via posta che richiedono più tempo per essere conteggiati, di quest’anno è possibile una “replica” di quanto visto nel 2000.

Del resto, il prossimo presidente deciderà quale direzione dovrà prendere la più grande economia del mondo, e l’esito potrebbe anche avere un grande impatto sull’approccio del Paese al tema del cambiamento climatico. Trump intende ritirarsi dall’accordo di Parigi delle Nazioni Unite, mentre una vittoria democratica vedrà quasi certamente gli Stati Uniti rimanere firmatari, con l’obiettivo di azzerare le emissioni nette di CO2 entro il 2050. Biden ha annunciato un piano climatico che prevede la spesa di 2.000 miliardi di dollari in quattro anni per aumentare in modo sostanziale l’uso di energia pulita nei settori dei trasporti, dell’elettricità e dell’edilizia. La proposta è volta a stimolare la crescita economica e a rafforzare le infrastrutture, affrontando al contempo il problema del cambiamento climatico.

 

OBBLIGAZIONARIO / OUTLOOK

L’impatto delle elezioni USA sull’economia e sui mercati


A cura di Jim Leaviss, CIO del Public Fixed Income Team di M&G Investments

Una vittoria di Biden porterebbe a una spesa fiscale significativamente più elevata e il bilancio di tale spesa sarebbe a favore di aree con “moltiplicatori fiscali” (vale a dire l’impatto sul PIL derivante da cambiamenti nella spesa pubblica) più consistenti. Trump ha invocato tagli fiscali per le imprese e le fasce più abbienti, ma questo approccio sarebbe molto meno incisivo per l’economia. In generale, se si concedono sgravi fiscali alle classi più benestanti, queste risparmieranno la maggior parte del ricavato. Invece, quando un individuo con un basso reddito ha qualche soldo in più in tasca, è molto più probabile che lo spenda – e quel denaro entra nel circuito economico. I moltiplicatori fiscali sarebbero quindi molto più forti con Biden che con Trump.

Al momento, il mercato pensa che sia improbabile vedere il primo aumento dei tassi da parte della Fed prima del 2024/25 circa, ma secondo alcune ricerche una vittoria di Biden e una politica di stimoli fiscali potrebbe far sì che la Fed lo anticipi di un paio d’anni, il che manterrebbe sostenuti i tassi a lungo termine.

In definitiva, difficilmente vedremo rendimenti obbligazionari sostanzialmente più elevati, dato che le prospettive inflazionistiche sono ancora incredibilmente deboli (e lo stesso vale per l’outlook sulla crescita rispetto ai tassi di crescita potenziale). Tuttavia, il mondo deve preoccuparsi del mercato del lavoro. Non vogliamo una riduzione della forza lavoro e, anche se le economie si riprendessero, molte persone faranno fatica a trovare di nuovo un impiego. Ci troviamo in un contesto in cui le banche centrali e i governi non saranno disposti ad aumentare in modo significativo i tassi d’ora in poi, anche se è lì che il mercato sarebbe voluto andare. Man mano che diventa più probabile una vittoria di Biden, le curve dei rendimenti diventano più ripide in previsione di ulteriori stimoli fiscali, che potrebbero benissimo essere inflazionistici.

Il risultato peggiore per il dollaro, i mercati obbligazionari e gli asset rischiosi sarebbe se Trump perdesse le elezioni ma si rifiutasse di farsi da parte. Tutto quello che potrebbe mettere in discussione la sacralità della legge democratica occidentale sarebbe problematico, impattando negativamente sul dollaro, così come sul mercato obbligazionario primario, sul mercato azionario e sul mercato valutario.

 

MULTI-ASSET / OUTLOOK

A cura di Tristan Hanson, gestore del team multi-asset di M&G

Il COVID-19 ha causato danni economici in tutto il mondo, e l’America non fa eccezione. L’occupazione negli Stati Uniti è calata di circa 20 milioni di posti di lavoro all’inizio della pandemia. Tuttavia ora ha iniziato a recuperare e circa la metà di questi posti di lavoro sono tornati. Nei prossimi mesi, cominceremo a vedere se si tratta di uno shock più duraturo. L’aspetto più evidente di questa fase è stato il grado di stimolo che è stato incanalato nell’economia. Il reddito disponibile negli Stati Uniti è aumentato notevolmente nonostante la scomparsa di milioni di posti di lavoro, dato che la spesa fiscale ha messo denaro nelle tasche delle persone. Ciò ha portato a una situazione unica in cui sono andati persi circa 10 milioni di posti di lavoro, ma i redditi aggregati a livello familiare sono più alti.

Con il progressivo ridimensionamento degli stimoli, si spera che alcuni di questi posti di lavoro ritornino grazie alla ripresa dell’economia. Ma come si prospettano le elezioni negli Stati Uniti per i mercati? Una questione chiave è la curva dei rendimenti americani. La Fed ha tagliato i tassi in modo aggressivo e i rendimenti hanno in qualche misura seguito questa tendenza. Si ritiene che una vittoria di Biden sarebbe negativa per il mercato obbligazionario, con un potenziale stimolo fiscale maggiore, un più alto indebitamento e – in ultima analisi – un’economia più forte. È fondamentale che gli investitori si guardino dalle conseguenze immediate delle elezioni. In qualunque modo i mercati finanziari reagiscano, possono essere volubili, potrebbe essere necessario del tempo prima che i mercati digeriscano il risultato e per valutare gli asset sotto una presidenza diversa – a seconda del risultato delle elezioni.

 

OBBLIGAZIONARIO / MERCATI EMERGENTI

Possibili impatti del risultato elettorale su rapporti internazionali e mercati emergenti

Gregory Smith, emerging markets strategist

Gli Stati Uniti sono un’enorme potenza economica, ma l’impatto dell’esito di queste elezioni sui mercati emergenti dipenderà in gran parte dalla politica estera del Paese. Con la vittoria di Biden, assisteremmo a una politica estera più prevedibile, fattore che sarebbe più vantaggioso per molti Stati. È comunque importante tenere presente che ci saranno vincitori e vinti. È possibile che vedremo un approccio più multilaterale, magari con assegnazioni di diritti speciali di prelievo (DSP) che darebbero maggiore forza al Fondo Monetario Internazionale, andando così a vantaggio dei paesi più poveri. Un’amministrazione Biden darebbe inizialmente priorità alla risposta alla pandemia e all’economia interna degli Stati Uniti. Ma ci sarà anche una continua attenzione alle relazioni tra America e Cina, dove la crescente influenza della Cina rimane una preoccupazione bipartisan.

A seconda dell’esito delle elezioni, potremmo vedere movimenti sul dollaro e questo avrebbe un impatto sui mercati emergenti. Chiaramente, se il dollaro si indebolisse, ciò andrebbe a vantaggio delle valute dei mercati emergenti. Se invece il dollaro si rafforzasse grazie al buon andamento dell’economia statunitense, nel caso in cui questo andamento avesse ripercussioni positive sulla crescita globale, ciò potrebbe favorire anche i mercati emergenti. Ma se il dollaro si rafforzasse grazie all’aumento dei tassi d’interesse,non sarebbe vantaggioso per i mercati emergenti.

Se vincesse Biden, uno dei maggiori perdenti sarebbe probabilmente il Medio Oriente, in quanto gli esportatori di petrolio dovrebbero cambiare il loro business model per adattarsi a un nuovo ordine globale più focalizzato sulla lotta al cambiamento climatico. Una vittoria di Biden potrebbe essere un elemento di aggressività nei confronti di Turchia e Russia, e ciò spingerebbe a una view più sottopesata in quei Paesi. Riguardo al Messico, ci potrebbe essere qualche vantaggio per migliorare le relazioni di politica commerciale con gli Stati Uniti. Infine, uno dei fattori più importanti sarebbe il modo in cui gli Stati Uniti gestiranno i rapporti con l’Iran nei prossimi anni. Se una vittoria di Biden portasse a negoziati e a un ripristino della revoca delle sanzioni, ciò potrebbe incidere sull’approvvigionamento di petrolio, il che metterebbe sotto pressione gli accordi dell’OPEC+, creando incertezza.

Tornando al punto, l’impatto maggiore per i mercati emergenti – più dell’esito delle elezioni americane – consisterà negli sviluppi della pandemia da COVID-19, in base a come i Paesi si riprenderanno nel corso del prossimo anno o quasi, e a quanto saranno profonde le cicatrici del loro debito.

 

MULTI-ASSET / SETTORE HEALTH

L’assistenza sanitaria degli Stati Uniti

Maria Municchi, manager del fondo M&G (Lux) Sustainable Allocation

Uno degli aspetti di una vittoria democratica che potrebbe essere particolarmente interessante è il vasto programma Green New Deal di Biden. Vi si trova una componente di giustizia sociale e ambientale che combina la spesa per le infrastrutture e la crescita con benefici sociali. Si tratta di un elemento molto importante se si considera la spesa fiscale in tutte le aree del Paese che sono state scarsamente coperte o lasciate indietro dalle precedenti amministrazioni.

In tema di politiche sociali, uno dei temi più caldi è quello della sanità. In queste elezioni, sebbene l’assistenza sanitaria sia importante, i prezzi delle azioni non si sono mossi come durante le precedenti elezioni, data l’assenza di candidati come Elizabeth Warren e Bernie Sanders che chiedevano un piano sanitario nazionalizzato. Joe Biden non vuole implementare il programma nazionale di assicurazione sanitaria Medicare per tutti, ed entrambi i candidati sono d’accordo nel far scendere i prezzi dei farmaci, ma ci sono ancora alcune differenze significative tra le proposte dei due.

Fondamentalmente, abbiamo di fronte a noi due approcci e politiche molto diverse che potrebbero avere un impatto molto diverso sulla società negli Stati Uniti.

Biden mira a sviluppare l’attuale Affordable Care Act (ACA), ampliandolo e facendo in modo che un’opzione pubblica sia disponibile in tutti gli Stati. L’introduzione dell’ACA ha ridotto notevolmente il numero di persone non assicurate negli Stati Uniti, ma sono ancora in molti a non avere un’assicurazione sanitaria. Inoltre, la pandemia ha portato alla ribalta l’importanza di un’assistenza di qualità. Biden sta cercando di ridurre l’età minima di accesso a Medicare da 65 a 60 anni. Questo porterebbe il numero di persone che possono usufruire di questa misura a circa 20 milioni.

Una situazione molto diversa da quella che ci si può aspettare da Trump, che sta ancora cercando di abrogare l’ACA attraverso la Corte Suprema.

 

AZIONARIO / INFRASTRUTTURE

Il futuro delle infrastrutture statunitensi

 A cura di Alex Araujo, infrastructure equity fund manager di M&G Investments

 

La necessità di modernizzare e implementare le infrastrutture statunitensi è uno dei pochi elementi su cui i repubblicani e i democratici sono d’accordo. L’aumento della spesa per le infrastrutture ha avuto un ruolo importante nei pacchetti di stimolo fiscale in tutto il mondo, eppure negli Stati Uniti questo elemento è stato decisamente carente.

Le infrastrutture sono una delle principali fonti di occupazione in America, con 17,2 milioni di persone impiegate nel settore. Che si tratti di autostrade e aeroporti o di infrastrutture per l’elettricità e idriche, non c’è dubbio sul fatto che sia necessario un notevole miglioramento in tutta la nazione. Le decisioni di spesa relative alle infrastrutture sono nel complesso regolate dai diversi stati. È dunque compito dei singoli stati amministrare i piani infrastrutturali, sebbene abbiano bisogno di un supporto federale.

Trump ha cercato di stimolare le infrastrutture facilitando il processo di autorizzazione in relazione ai requisiti ambientali. Tuttavia, questo ha avuto un effetto contrario perché la posizione dei governi a livello statale è stata a favore di standard ambientali più rigorosi.

A seconda del risultato delle elezioni, qualsiasi iniziativa infrastrutturale che avrà luogo sarà probabilmente ispirata dalla politica federale. Il settore privato avrà probabilmente un ruolo più rilevante, con l’impiego di capitali privati e di concessioni da parte di vari Stati per la realizzazione di maggiori e migliori infrastrutture – in particolare dove la popolazione è in rapida crescita, come il Texas.

Per quanto riguarda le opportunità e le lacune delle infrastrutture americane nel sostenere la transizione energetica climatica, i servizi pubblici regionali e le imprese private stanno già investendo in opportunità green – anche sotto la presidenza di Trump. Tuttavia, è probabile che una vittoria di Biden porti ad un’ulteriore diffusione delle energie rinnovabili, dato il piano del candidato di costruire “un futuro equo e sostenibile”.

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