Siderurgia: ancora da sciogliere nodi dell’import, della Cina e delle emission trading

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di Finanza Operativa 18 Settembre 2015 | 15:51

La siderurgia come asset di rilancio per l’economia comunitaria. Perché sia tale, tuttavia, urgono provvedimenti a livello nazionale e internazionale che puntino a favorire la crescita e lo sviluppo di un settore nevralgico in un’ottica di maggiore competitività, maggior valore aggiunto e ricchezza distribuita. Durante la visita dell’On Massimiliano Salini allo stabilimento di Lonato del Garda di Feralpi Siderurgica si è discusso dei nodi da sciogliere per ridare slancio all’industria manifatturiera. Tra questi, la riduzione della pressione fiscale, lo snellimento della burocrazia, la necessità di finanziare l’innovazione e l’attuazione di piano finalizzato al mix energetico a supporto della competitività delle imprese.

«L’industria siderurgica rappresenta il cuore della politica economica europea. L’Italia – ha spiegato l’On Salini – occupa una posizione di eccellenza nel comparto dell’acciaio e vanta realtà come il Gruppo Feralpi che sono tra le migliori al mondo per capacità innovativa, numero di addetti, produzione sostenibile, coraggio nell’affrontare i nuovi mercati».

«L’UE – ha continuato – deve dire basta agli insopportabili eccessi in materia di tutela ambientale che gravano su chi, in questo ambito, è già virtuosissimo e ha già raggiunto il primato. Bisogna abbattere la burocrazia legata alle emissioni. L’altro fronte sul quale intervenire al più presto è il carico fiscale. Nella politica nazionale serve un cambio di mentalità. Le tasse che colpiscono le nostre imprese indeboliscono la competitività e ostacolano a priori la ripresa dell’occupazione. Bisogna liberare risorse per accrescere la quota degli investimenti e ricostruire le basi di un mercato siderurgico che oggi deve affrontare gli assalti di giganti come la Cina. Gli imprenditori fanno la loro parte. Che lo Stato italiano faccia la sua».

L’Italia è il secondo produttore di acciaio, dopo la Germania, con una produzione che, nei primi sette mesi del 2015, è stata di 13,645 milioni di tonnellate (-10,2% sul 2014) fonte Federacciai.
Nello stesso periodo, le importazioni di prodotti siderurgici dai Paesi Terzi hanno subito un’impennata su base annua del 47,4% con 4,4 milioni di tonnellate (nell’intero 2014 le importazioni erano state pari a 4,8 milioni di tonnellate). Le sole importazioni dalla Cina sono state pari a 1,23 milioni di tonnellate con un + 103,2%. Seguono le importazioni dalla Russia (710mila ton; + 15,2%) e dall’Ucraina (480mila ton; +86,6%).
Nel quadro generale dell’incremento delle importazioni si inserisce la necessità di mantenere efficiente il sistema di difesa commerciale europeo di cui fa parte l’antidumping.

Per quanto riguarda il tema della riforma del sistema di emission trading elaborata dalla Commissione Europea, la proposta non è in grado di tutelare adeguatamente dal rischio di rilocalizzazione delle emissioni (Carbon Leakage) settori strategici dell’industria manifatturiera europea, come quello siderurgico, comportando un aggravio insostenibile dei costi CO2 diretti e indiretti anche per gli impianti in grado di garantire le migliori performance tecnicamente raggiungibili.

«Eppure le imprese siderurgiche italiane – ha commentato Giuseppe Pasini, presidente del Gruppo Feralpi – investono ingenti risorse proprio per fare dell’efficientamento, del recupero e dell’abbattimento delle emissioni un punto focale della propria attività. In Feralpi, lo scorso anno, abbiamo effettuato investimenti tecnici per 27,4 milioni di euro concentrandoci sul risparmio, sull’efficientamento energetico, sulla sicurezza e sulla protezione ambientale. Infatti, Feralpi Siderurgica ha ottenuto la registrazione della dichiarazione EMAS, la più importante certificazione ambientale, ed ha rendicontato le proprie perfomance con il sesto Bilancio di Sostenibilità».

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