Asset allocation: ecco su chi puntare nel secondo semestre

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di Redazione 21 Giugno 2021 | 15:36

“Con i progressi delle vaccinazioni sono tornati a correre i titoli value, legati a business tradizionali come turismo e trasporti. Ma in un portafoglio equilibrato non vanno dimenticate le azioni growth, dal digitale alle biotecnologie, ad alto potenziale di crescita“. Ad afermarlo è Alessandro Tentori, Cio di AXA IM Italia, che di seguito illustra nel dettaglio il proprio outlook.

Cosa ci dobbiamo aspettare nella seconda metà dell’anno?

Dopo il raggiungimento di nuovi record a Wall Street, analisti e investitori si interrogano su cosa accadrà sui mercati nel secondo semestre del 2021. Con le vaccinazioni che procedono a ritmo sempre più sostenuto, negli ultimi mesi a prendere slancio sono state le azioni value, quelle che hanno un business consolidato, con crescita stabile ma lenta, espressione di settori tradizionali come i trasporti, il turismo, l’edilizia commerciale e le banche.

Fino a qualche mese fa, invece, a galoppare erano state le azioni growth, ad alto potenziale di crescita ma con valutazioni più difficili da definire: per esempio quelle legate a digitale, software o biotecnologie, settori già in forte ascesa prima della pandemia che hanno beneficiato dei lockdown per accelerare (pensiamo per esempio ai produttori di vaccini, all’e-commerce, allo smart working o allo streaming video).

All’indomani delle presidenziali statunitensi abbiamo assistito a un ribilanciamento tra gli stili dovuto al calo di incertezza. Il value ha poi guadagnato grazie ai progressi della campagna vaccinale e al pacchetto di investimenti infrastrutturali varato dal nuovo presidente statunitense Joe Biden, che premia appunto la old economy. Sta insomma per liberarsi l’enorme massa di risparmio in eccesso, legata agli stimoli fiscali ma “congelata” dalla sospensione dei consumi dovuta ai lockdown: solo negli Stati Uniti secondo Morgan Stanley ammonta a qualcosa come 1,5 trilioni di dollari, pronti a riversarsi nei trasporti, nel turismo, nel real estate commerciale (per esempio ipermercati e shopping mall) e di conseguenza nelle banche. Con l’accelerazione delle campagne di vaccinazione stanno dunque tornando in auge i settori che più avevano sofferto durante la prima fase della pandemia.

Alla luce di tutto questo, qual è il miglior portafoglio per la seconda metà dell’anno? Meglio puntare sui titoli value o su quelli growth?

L’idea di investimento di AXA IM è una sintesi dei due approcci: probabilmente il value sovraperformerà il growth ancora di un 10% da qui a fine anno, ma nel lungo periodo la tecnologia continuerà a correre più della old economy in quello che è un megatrend avviato dai lontani anni Ottanta del Ventesimo secolo.

Va poi considerato un altro elemento molto importante: nell’era della digital transformation, settori e singoli titoli oggi value potrebbero un domani diventare sempre più growth, costretti per sopravvivere a cambiare pelle. Pensiamo per esempio al futuro di un marchio come Volkswagen, in passato famoso per le sue auto popolari ma che per il futuro scommette su sofisticate vetture elettriche di fascia alta, dominate dal digitale. O alla parabola di General Electric, colosso con quasi 130 anni di storia, arrivato a essere una delle maggiori società come capitalizzazione per poi imboccare una parabola discendente che l’ha portata all’espulsione dall’indice Dow Jones e a vari tentativi di rinnovare il proprio modello di business.

Non dobbiamo poi sottovalutare i mutamenti di comportamento dei consumatori, accelerati dalla pandemia con le sue esigenze di distanziamento sociale. Il decollo definitivo di e-commerce, smart working o streaming video non è destinato a essere abbandonato a pandemia finita, chi ha imparato a fare la spesa online o a guardare le serie su Netflix non smetterà di farlo quando il coronavirus sarà solo un ricordo.

In tutto questo, le Borse europee hanno una struttura più tradizionale, con molta industria e finanza, quindi in buona parte old economy, ma dall’inizio dell’anno sono state premiate dalla riscossa dei settori value. E questo nonostante nel Vecchio continente la crescita sia più lenta che negli Stati Uniti, con maggiori incertezze sulla gestione della pandemia e sull’utilizzo dei finanziamenti del piano Next Generation Ue, tra l’altro sensibilmente inferiori ai fondi messi in campo da Washington. È però anche vero che Bruxelles indirizzerà i fondi europei soprattutto su digitale e tecnologie green quindi macrosettori tipicamente growth, accelerando la digital transformation dell’economia del Vecchio continente.

L’Italia, infine, approfitta di una ciclicità favorevole, guardando con speranza a grandi investimenti infrastrutturali europei di cui beneficerà indirettamente anche il settore bancario (con i crediti in sofferenza destinati a diminuire). Resta però l’incognita sui tempi di realizzazione delle grandi riforme strutturali chieste da Bruxelles e sull’efficienza della burocrazia italiana nel distribuire le risorse di Next Generation Ue.

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