Asset allocation, Cina e India: outlook positivi ma con le dovute differenze

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di Redazione 20 Luglio 2021 | 15:35

Cina e India sono giudicate overweight da Kunjal Gala, Lead Portfolio Manager, Emerging Markets per la divisione internazionale di Federated Hermes. Ma occorre però fare delle dovute distinzioni. Ecco di seguito la view del gestore.

Cina: comprovata capacità di gestione delle epidemie e venti contrari già prezzati

Gli economisti si aspettano che nel 2021 l’economia cinese cresca di più dell’8%, guidata principalmente da un forte rimbalzo delle esportazioni. Pechino, tuttavia, ha bisogno che i consumi aumentino già quest’anno dato che la spinta delle esportazioni comincerà probabilmente a diminuire. Il Partito Comunista Cinese userà probabilmente vari strumenti politici per assicurare che il Paese cresca a un ritmo costante del 5%-6% all’ anno. Data la dominanza del settore della new economy nell’indice, il mercato si aspetta una crescita degli EPS medio-alta nei prossimi tre anni, nonostante il rallentamento dell’impulso creditizio nell’economia. Le riforme sono di nuovo all’ordine del giorno, tra cui quelle sulle imprese statali, il contenimento degli eccessi (internet, proprietà e credito) e il focus sulla demografia (politica dei tre figli) con la sicurezza sociale. La geopolitica rappresenta un fattore di rischio, ma è probabile che il presidente americano Joe Biden sia pragmatico e si concentri sull’aspetto militare rispetto a quello commerciale.

Un ambiente di tassi reali positivi aiuta il renminbi, ma il recente aumento dell’indice di riserva obbligatoria (RRR) potrebbe impedire che la valuta si apprezzi ulteriormente in modo significativo. L’emergere di varianti di coronavirus è un rischio, ma la Cina ha la capacità di affrontare molto bene le epidemie. La Cina è un’economia creditrice netta con un alto livello di riserve in valuta estera e quindi è meno influenzata dai movimenti al rialzo del rendimento dei titoli decennali statunitensi.

La nostra analisi nel complesso suggerisce un limitato rischio di de-rating del rapporto P/E. La crescita degli utili è costante e il deprezzamento del cambio sarà probabilmente limitato. I venti contrari normativi nel settore internet sono noti e sono stati valutati. Il contesto normativo dovrebbe stabilizzarsi nella seconda metà di quest’anno. Per questo motivo, abbiamo rivisto la nostra allocazione a Overweight.

India: più difese verso il tapering e forte rimbalzo degli utili nel breve termine

Nonostante la seconda ondata di coronavirus, l’economia dovrebbe crescere del 9-10% quest’anno e del 7-8% nel 2022. L’inflazione si sta moderando dopo aver superato la banda della Reserve Bank of India e si raffredderà al 4,5-5%. In termini nominali, è probabile che il Paese offra circa 1 miliardo di dollari di opportunità incrementali nei prossimi tre anni, rispetto ai 2 miliardi di dollari della Cina. Il ritmo delle riforme è forte, ma l’implementazione è critica, soprattutto per quanto riguarda le leggi agricole.

Il processo elettorale rappresenta un fattore di rischio. Nel 2024 si terranno le elezioni generali e, sebbene non destino preoccupazioni imminenti, nell’Uttar Pradesh si terranno le elezioni legislative nel 2022 il cui risultato detterà la narrativa nazionale. Al momento, non c’è un’altra alternativa credibile al BJP a livello nazionale. Detto questo, la popolarità del primo ministro Modi è leggermente diminuita dopo la recente epidemia di Covid-19. La lentezza della campagna vaccinale e le nuove varianti sono un rischio. Tuttavia, è improbabile che il governo imponga un lockdown rigido con un impatto sull’attività economica, dato che il tasso di mortalità è basso.

L’India è un paese a doppio deficit, e anche se la sua quota di debito estero a breve termine è bassa, i tassi sono a rischio in caso di rialzo del rendimento dei decennali statunitensi. A differenza del 2013 (quando si è verificato il taper tantrum), l’India è ben preparata con circa 600 miliardi di dollari di riserve in valuta estera per sostenere la rupia, se necessario. La nostra analisi suggerisce circa il 20% di rischio di de-rating del P/E in assenza di intervento della RBI nel caso il rendimento reale del decennale Usa dovesse aumentare di 50 punti base. Confermiamo l’Overweight, alla luce del forte rimbalzo degli utili previsto a breve termine, seguito dalla prospettiva di una crescita a due cifre a medio termine sostenuta dall’agenda delle riforme con un limitato rischio di svalutazione valutaria.

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