Investimenti: bicchiere mezzo pieno forse ormai agli sgocccioli

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di Redazione 2 Novembre 2021 | 15:02

Niente ostacola i rialzi azionari. Né la carenza di chip, né quella di manodopera, o la crisi energetica, o la pandemia, nemmeno il fatto che la Federal Reserve (Fed) stia per annunciare il ridimensionamento del suo massiccio programma di acquisti di obbligazioni per contenere la crescente inflazione.

I rialzisti continuano a spingere il rally a nuovi record. L’S&P500 e il Nasdaq hanno entrambi rinnovato il record nella sessione di lunedì, mentre su Bloomberg questa mattina si scrive che “la crisi della catena di approvvigionamento rischia di abbattere l’economia globale con essa“.

“Tuttavia, gli investitori preferiscono vedere il bicchiere mezzo pieno: abbiamo una forte stagione degli utili, l’80% delle società S&P500 che hanno annunciato guadagni finora, ha superato le aspettative. Inoltre, le persone bramano notizie positive e mosse selvagge. E se non ce ne sono, se le inventano”, avverte Ipeek Ozkardeskaya, Senior market analyst di Swissquote, che di seguito illustra nel dettaglio la propria visione e il proprio outlook.

L’ultimo rally di GameStop non è stato sostenuto da nessuna buona notizia. Il COO, accolto con fuochi d’artificio e tanto entusiasmo sette mesi fa, ha appena lasciato bruscamente l’azienda. Normalmente, non è un buon segno. Ma i trader hanno preferito premere il pulsante di acquisto sul tweet “MGGA” del CEO Ryan Cohen, che è stato interpretato come Make GameStop Great Again. Un singolo tweet ha innescato un rally del 9% lunedì, un tweet che è arrivato a seguito di una partenza sospetta da una figura importante dell’azienda. Ma questo è ciò che la gente vuole: mosse selvagge.

La Fed inizia la sua riunione di due giorni. I policy maker statunitensi vedono che c’è un problema in corso e in peggiormaneto con l’aumento dell’inflazione, vedono anche che non è così transitorio come pensavano all’inizio. E sanno anche che più a lungo si attacca, meno transitorio sarà. Un’azione è dunque necessaria. A questo proposito, non c’è dubbio che la Fed annuncerà il suo piano per iniziare a ridurre gli acquisti di obbligazioni a partire da domani. Questa è una decisione ben digerita e inclusa ampiamente nei prezzi. Non è nemmeno una decisione, sarà semplicemente una conferma. Anche se sappiamo che avverrà gradualmente, immagino che il tapering da solo non può aiutare ad allentare le pressioni inflazionistiche, poiché acquistare meno obbligazioni significa comunque continuare ad acquistarle. Non è una politica monetaria più restrittiva, è semplicemente una politica monetaria meno espansiva, che dovrebbe, in teoria continuare a sostenere un’inflazione più elevata.

Ecco perchè il mercato sta scontando due aumenti dei tassi di 25 punti base prima della fine del 2022, rispetto a nessun aumento dei tassi promesso dalla Fed fino al 2023. E quel primo rialzo dei tassi potrebbe arrivare già nel giugno del prossimo anno: ecco cosa ci dice l’attività sui Fed funds futures. Da un mese assistiamo a un aumento esponenziale dei rendimenti a breve termine degli Stati Uniti, ma guardando più da vicino, il rendimento degli Stati Uniti a 2 anni, ad esempio, è ancora molto, molto basso rispetto ai livelli storici. Il rendimento che è leggermente al di sotto dello 0,50% in questo momento, tre anni fa stava flirtando con il rendimento del 3% prima che la pandemia colpisse.

Pertanto, c’è ancora molto che deve essere prezzato sui mercati obbligazionari. Ecco perché la riunione della Fed potrebbe ancora scuotere i mercati, perché anche se conosciamo l’esito concreto della riunione, che è la campana di apertura del tapering del QE, i rischi rimangono inclinati verso un orientamento più restrittivo, e questo dovrebbe continuare a dare un po’ di più sostegno al  man mano che ci si avvicina alla decisione.

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