Asset allocation: ecco i settori da preferire in questa fase

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di Redazione 29 Giugno 2022 | 10:31

Dal meeting di Sintra dove è in corso il forum annuale della banca centrale europea, la Lagarde prova a rassicurare i mercati facendo sentire la presenza della banca. Ma che cosa ha detto che non sapevamo già? Forse il fatto che a settembre, se l’inflazione non sarà diminuita, i tassi potrebbero crescere di più rispetto a quanto si poteva prevedere la scorsa primavera. P

er il resto, non mi sembra che ci siano novità di rilievo. Sullo scudo antispread, come era nelle attese, sembra che i soliti falchi lo vorrebbero meno interventista di quanto potesse sembrare all’annuncio, ma nulla di più è stato detto. I mercati qualche anticipazioni maggiore in verità se l’aspettavano, anche se probabilmente piuttosto che dire inesattezze è stato meglio non fornire dettagli.

Secondo le nostre stime, lo scudo antispread da 1.700 miliardi potrebbe essere un ibrido tra il PEPP, che non prevedeva condizioni e l’OMT di Draghi che al contrario poneva alcune condizioni anche attraverso l’ESM. Un piano non troppo stringente ma vincolato per esempio alle condizioni già in essere per il NGeu o che rispettino le condizioni della Commissione Europea. Sicuramente con un piano così congeniato sarebbe più agevole per la BCE proseguire lungo la normalizzazione monetaria.

Vedremo se dal confronto con Powell e Bailey su come procedere per piegare l’inflazione evitando una recessione emergeranno novità. Vero è che essendo la crescita dei prezzi trainata da elementi esogeni e che ormai conosciamo a menadito, non si può chiedere alla politica monetaria quello che non può fare. Arriviamo quindi alla politica fiscale e quindi al fronte politico, ricordando che questa è pure la settimana del summit del G7 in Germania e del vertice della Nato in Spagna. Il perno sul quale sono stati incentrati i colloqui è ovviamente l’effetto economico degli aumenti del prezzo del petrolio e del gas a seguito dell’invasione Russa in Ucraina. La certezza è che i Paesi del G7 hanno riaffermato l’impegno ad eliminare gradualmente la dipendenza dall’energia russa dando inoltre il via libera alla definizione di un tetto al prezzo dell’energia russa (anche se per il gas non sembra così scontato). Un po’ più vaghi mi sembra siano stati sul quando ma soprattutto sul come accadrà tutto questo.

Intanto la maggiore economia europea mostra segnali di debolezza. Il sentiment dei consumatori tedeschi è atteso raggiungere il minimo storico a luglio: l’istituto GfK prevede un indice pari a -27,4 punti, il dato più basso dall’inizio della serie (1991). Il deterioramento dell’indice è tuttavia un fenomeno in atto da mesi e che non abbiamo mancato di mettere in luce. Dall’altro lato, le aziende tedesche sono sempre più restie ad assumere nuovo personale e il dato sull’occupazione tedesca misurato dall’IFO è sceso a 103,3 punti a giugno (era 104 a maggio) lo segnala. La cosa strana è che la domanda di lavoro rimane elevata e la carenza di lavoratori qualificati continua ad essere un problema chiave per le aziende tedesche.

Per gli investimenti, partiamo dalle cose certe: a fine anno i tassi di interesse saranno più alti di quelli attuali, così come la crescita del PIL del terzo trimestre sarà più bassa rispetto a quella del primo trimestre (con tassi di interesse più elevati è difficile che sia maggiore di quella attuale).

Quali sono quindi gli investimenti compatibili con il rischio attuale?

La certezza è che il piano Next Generation Eu è partito e che dovrebbe privilegiare tutte quelle imprese che operano nel settore della digitalizzazione di prodotto e di processo, della cyber security, della trasmissione di dati su rete fissa o mobile. Ma anche tutte le imprese che operano nella rivoluzione verde (che probabilmente vedranno pure aumentati gli investimenti), da quelle locali a quelli nazionali senza dimenticare tutte quelle che operano nel settore delle infrastrutture e della salute.

A cura di Antonio Tognoli, Head of Research di Integrae Sim

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