Asset allocation: la view di Ubp per i mesi a venire

Lo scenario d’investimento per il 2024 è stato rafforzato dalle recenti tendenze disinflazionistiche e dalla rapida riduzione dei tassi d‘interesse a seguito del cambio di rotta da parte della Fed durante la riunione di dicembre, che ha aperto la porta alla possibilità che i tassi d’interesse vengano tagliati già nel 2024.”Con l’inflazione statunitense ora attesa al 2-2,5% entro la fine dell’anno (rispetto alle precedenti previsioni del 2,5-3%), riteniamo che il contesto d’investimento si presenti favorevole sia per i mercati azionari che per quelli obbligazionari”. Ad affermarlo è Michaël Lok, Group CIO e Co-CEO Asset Management di UBP, che di seguito illustra nei particari la propria view in termini di asset allocation per i prossimi mesi.

Per quanto riguarda le obbligazioni, in precedenza le nostre aspettative per l’asset class prevedevano per il 2024 rendimenti tra l’8% e il 10% (investment grade a 3-5 anni), sulla base di un carry del 6% e plusvalenze del 4% con tassi a 2 anni al 4% e inflazione statunitense al 3%. Ora che invece le nostre previsioni per quest’ultima sono pari al 2,5%, riteniamo che quest’anno l’asset class potrebbe offrire rendimenti del 6-8%, sulla base dell’attuale carry del 5% e plusvalenze del 2% con tassi a 2 anni al 3,5%. Si tratta di rendimenti più interessanti rispetto al tasso per i depositi in contanti del 5%. Continuiamo a mantenere un posizionamento positivo verso il reddito fisso nonostante il rally di fine anno (l’indice obbligazionario globale aggregato è salito del 6,6% negli ultimi due mesi del 2023).

Infatti, anche dopo il rally di fine 2023, i rendimenti obbligazionari si trovano ancora a livelli interessanti. Ci aspettiamo un’ulteriore normalizzazione della curva dei rendimenti, con rischi limitati per ulteriori rialzi da parte delle banche centrali. Gli investitori dovrebbero continuare a preferire obbligazioni investment grade a 3-5 anni di alta qualità, che rappresentano ancora la migliore opzione corretta per il rischio nell’obbligazionario. L’universo high yield e i mercati emergenti sono ulteriori fonti di carry, con un’attenzione particolare alle obbligazioni high-yield con duration breve e agli emittenti emergenti difensivi, dato che le valutazioni in entrambi gli spazi sono attualmente basse.

Anche i mercati azionari trovano elementi favorevoli nel contesto macroeconomico, dato che le pressioni inflazionistiche si stanno riducendo e i tassi d’interesse dovrebbero scendere più rapidamente del previsto. Le attuali valutazioni di 19,5x degli utili a termine dell’S&P 500 possono sembrare esagerate, ma il settore tecnologico rappresenta oggi il 30% dell’indice e continua a offrire una crescita degli utili più rapida rispetto al mercato complessivo. Nel 2024, i “Magnifici 7” (Alphabet, Apple, Amazon, Meta, Microsoft, Nvidia e Tesla) dovrebbero registrare una crescita degli utili del 26%, dopo l’aumento del 75% dello scorso anno. Ciò giustifica il premio di valutazione dell’S&P 500 rispetto ai suoi livelli storici e spiega perché gli investitori non dovrebbero ridurre il rischio nei portafogli nonostante il significativo rally dei mercati azionari avvenuto alla fine del 2023.

Il rally azionario di fine 2023 è stato il secondo migliore di sempre, con l’S&P 500 che ha registrato un’impennata del 14% a novembre e dicembre, mentre l’inflazione continuava a diminuire e la Federal Reserve apriva al taglio dei tassi di interesse nel 2024. Anche se questo rally lascia un minor margine di rialzo per il 2024, il contesto macroeconomico rimane molto favorevole all’asset class. Siamo consapevoli che questo rally azionario è stato guidato soprattutto dall’espansione dei multipli (da 18x P/E a 19,5x) sulla base del calo dei tassi di interesse a lungo termine (il tasso decennale statunitense è sceso dal 5% al 4%).

Se la prossima stagione degli utili centrasse o superasse le aspettative, le valutazioni attuali non sarebbero un catalizzatore sufficiente per una correzione. In vista della stagione degli utili del quarto trimestre, questo obiettivo sembra raggiungibile, dato il cauto consenso per previsioni di crescita degli utili del +5,2% su base annua (S&P 500). Se gli utili dovessero deludere, ciò potrebbe giustificare un ripiegamento, dato che il sentiment e il posizionamento degli investitori hanno raggiunto livelli elevati all’inizio dell’anno. Manteniamo un posizionamento neutrale nei confronti dell’asset class, ma con una sovraesposizione alle azioni statunitensi e giapponesi. Dal punto di vista settoriale, continuiamo a privilegiare la tecnologia e il sottosettore del software statunitense come allocazioni fondamentali della nostra strategia.

Per quanto riguarda le valute, nel primo trimestre del 2024 i mercati del forex sono in modalità “wait-and-see”, in attesa che le riunioni delle banche centrali di marzo (Bank of Japan, Federal Reserve, BCE) definiscano il percorso per le prossime mosse.  In vista di marzo, ci aspettiamo che il cambio USD/JPY si mantenga al di sopra dei 145 e che il cambio EUR/USD si mantenga al di sotto dell’1,10. Una volta chiarita la traiettoria dei tagli ai tassi, assisteremo a movimenti più pronunciati, al ribasso per l’USD/JPY e al rialzo per l’EUR/USD.

Manteniamo un’esposizione neutrale agli hedge fund e all’oro, in quanto tradizionalmente queste asset class si sono dimostrate preziose fonti di diversificazione all’interno dei portafogli, in particolare nei periodi in cui sia le obbligazioni che le azioni hanno subito simultaneamente dei ribassi.

 

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