Ipo, lo studio di Intermonte sul mercato italiano

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di Finanza Operativa 5 Aprile 2017 | 18:00

Intermonte – Investment bank indipendente, specializzata in intermediazione istituzionale, ricerca, capital markets ed advisory sul mercato italiano – presenta lo studio “L’IPO come mezzo per finanziare la crescita: raccolta di capitale e utilizzo dei proceeds”. L’analisi, condotta grazie alla collaborazione annuale, con il Politecnico di Milano (Dipartimento di Ingegneria Gestionale) esamina come il campione delle 97 società quotate dal 2005 al 2016 sui listini regolamentati di Borsa italiana abbiano utilizzato il capitale raccolto in IPO (finanziamento di nuovi investimenti o rimborso del debito esistente)

Lo studio, presentato ieri in serata presso Borsa Italiana ad una platea di oltre un centinaio tra imprenditori, rappresentati di istituzioni finanziarie e investitori istituzionali, cerca inoltre di dare evidenza empirica anche sull’accoglienza del mercato a seconda delle diverse modalità di impiego dei proventi successivamente all’IPO, facendo una ulteriore distinzione tra le IPO avvenute attraverso pura vendita (OPV) rispetto a quelle che hanno fatto anche raccolta di capitali freschi (OPS/OPVS).

Intermonte, nel suo ruolo di investment bank indipendente di riferimento sul mercato italiano – con 130 titoli coperti dall’ufficio studi, la più ampia del mercato italiano, leader in quotazioni ed operazioni di raccolta di capitali di medie imprese, con oltre 40 quotazioni gestite (5 solo negli ultimi 3 anni, per una raccolta complessiva di circa 370 milioni di euro) – intende, con lo sviluppo e sostegno di tali progetti annuali di ricerca, promuovere il continuo dibattito su tematiche inerenti il mercato azionario italiano, nell’auspicio di favorire un maggiore avvicinamento alla quotazione da parte delle PMI italiane.

Venendo alle principali evidenze emerse dalla ricerca:

  • su 97 operazioni di IPO analizzate, 22 erano OPV (offerte pubbliche di vendita: azioni cedute da investitori esistenti, senza raccolta di capitale nuovo); le rimanenti 75 erano operazioni di OPS/OPVS, con parte delle azioni (o tutte) di nuova emissione e raccolta di nuovo capitale di rischio. La componente di raccolta in aumento di capitale rappresenta il 23% circa della raccolta complessiva del periodo
  • dopo la quotazione si assiste generalmente ad un consistente aumento delle immobilizzazioni tangibili e intangibili: le imprese che più investono nella crescita degli asset sono anche quelle che, più velocemente dopo l’IPO, incrementano il volume d’affari
  • dopo la quotazione, il 28% delle imprese non effettua acquisizioni di rilievo; un altro 28% effettua una sola acquisizione; per il 38% delle ‘matricole’ l’investimento fatto nelle operazioni di M&A rappresenta più della metà del capitale raccolto all’IPO
  • le società quotate dal 2009 al 2015 offrono performance in media positive e superiori rispetto all’indice di mercato (21,1% in più in media rispetto all’indice, a un anno dalla quotazione; +9,2% se si considerano solo le OPS e OPVS). Le OPV battono gli indici di mercato nell’arco di tutto il periodo analizzato (26,9% in più in media rispetto all’indice, a un anno dalla quotazione) ed in particolare dal 2009 al 2015 (con un 38,93% in più in media rispetto all’indice, a un anno)
  • le imprese che fanno affidamento in misura prevalente al capitale di rischio raccolto all’IPO mostrano risultati inferiori al mercato, rispetto a chi ha saputo ‘cofinanziare’ gli impieghi attraverso altre fonti di finanziamento.

Fabio Pigorini, Amministratore Delegato di Intermonte, responsabile per le attività di Investment Banking ha commentato: “La quotazione rappresenta una fase molto importante del ciclo di vita di un’impresa, spesso accompagnata da profondi cambiamenti. L’IPO rappresenta un’opportunità di raccolta di nuovi capitali volti a finanziare investimenti ed M&A per le imprese; cionondimeno esiste il rischio che l’impiego di capitali raccolti con la quotazione crei limitato valore per il mercato. Diventa quindi fondamentale, per gli investitori, comprendere le strategie di investimento delle società quotande, individuando i percorsi destinati a creare valore, e, per le aziende, presentarsi sul mercato con una struttura dell’offerta coerente con le proprie strategie di crescita organica e per linee esterne. Con questo secondo quaderno di ricerca speriamo di fornire interessanti spunti di riflessione per i molti soggetti coinvolti”.

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