Rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato: cosa cambia per la rata dei mutui

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di Redazione 11 Giugno 2015 | 13:56

Il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato nelle ultime settimane, in particolare quelli del Bund tedesco, minaccia il mercato dei prestiti casa

Il rialzo degli ultimi giorno dei rendimenti dei titoli di Stato potrebbe ripercuotersi anche sul mercato dei prestiti casa. Lo dice Il Sole 24 Ore, spiegando che a rischiare sono soprattutto i mutui fissi, chi richiedere un nuovo finanziamento o per trasferire il vecchio variabile, e non sono in pochi visto che il fisso è tornato in voga.

ATTENZIONE ALLA STIPULA – Nei primi 5 mesi dell’anno, secondo Mutuionline, lo hanno scelto il 58,1% dei sottoscrittori contro il 37,6% del variabile. Sembrerebbe un controsenso, visto che con il fisso il valore della rata resta lo stesso fino al termine del piano d’ammortamento (o all’eventuale surroga). Le sorprese si possono però annidare nel metodo di calcolo del tasso e soprattutto nel lasso di tempo che trascorre (anche 2 o 3 mesi) fra il momento in cui si decide la tipologia del mutuo e ci si fa un’idea del costo e quello in cui effettivamente si stabilisce la rata. Come? In genere il tasso fisso dei mutui viene determinato una volta per tutte sommando lo spread bancario, di questi tempi attorno al 2%, a un parametro chiamato Irs (interest rate swap) differente in base alla durata: Irs a 10 anni per finanziamenti a 10 anni, Irs a 20 anni per mutui a 20 anni e così via. Il valore di questi è correlato a quello dei titoli tedeschi. Di solito è quindi poco volatile, ma non in questo caso e la cosa non è secondaria quando si sceglie il mutuo.

IL LEGAME CON IL BUND – Così come il Bund, l’Irs a 20 anni ha quindi toccato un minimo storico allo 0,70% a metà aprile. Da allora però ha iniziato a risalire, anche in modo sensibile negli ultimi giorni: attorno all’1,70%. A parità di spread, chi avesse avuto la buona sorte di bloccarlo due mesi fa pagherà quindi esattamente un punto percentuale in meno, non è proprio un’inezia. Per un mutuo ventennale di importo medio (130mila euro) e con uno spread dell’1,6% (fra i migliori in circolazione), la rata mensile sarebbe oggi di 741 euro anziché 676 euro, il costo in termini di interessi proiettato sui venti anni lieviterebbe quasi del 50% e il valore di rimborso complessivo (quote capitale comprese) crescerebbe di quasi il 10%. E se il piano di ammortamento è più lungo, l’impatto potrebbe essere anche maggiore.

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