Tfr in busta paga: le 5 domande chiave a cui rispondere per decidere correttamente

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di Redazione 8 Ottobre 2014 | 07:05

Ecco gli step giusti per decidere cosa fare del proprio Tfr

Sulla proposta del governo di avere il Tfr anticipato in busta paga c’è ancora molta incertezza. Secondo gli esperti della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro sarebbero tra 40 a 82 euro al mese in busta paga se andasse in porto il provvedimento. Ma come scegliere correttamente se avere subito quei soldi o lasciarli in azienda? Ecco le domande de Il Sole 24 Ore a cui rispondere per arrivare a una decisione ragionata.

1. Hai un lavoro che completa le esigenze del presente?
La sfida per alcuni non riguarda la quarta settimana, ma talvolta anche la terza. La crisi colpisce duro alcune fasce della popolazione. I poveri in Italia sono 8 milioni, secondo l'Istat, l'11,1% delle famiglie italiane, il 13% della popolazione residente. È evidente che sarebbe assurdo chieder loro di rinunciare al presente per risparmiare per il proprio futuro. Sono tuttavia proprio le fasce più deboli quelle più esposte al sovra indebitamento; per questo è bene fare attenzione alla gestione del proprio budget familiare, anche e soprattutto quando è limitato. Comprare uno smartphone costoso comporta il rischio di non avere i soldi per ricaricarlo. Se invece le priorità sono salve, può valer la pena pensare di accantonare qualche risparmio o il proprio trattamento di fine rapporto per il proprio futuro. È bene ricordare che chi destina il proprio Tfr a un fondo pensione può in caso di necessità ottenere anticipazioni: fino al 75% del montante accumulato per spese mediche e prima casa e fino al 30% senza motivazioni (dopo 8 anni di adesione al fondo). Un'opportunità, in caso di emergenza, da non sottovalutare.

2. A che punto sei della tua vita lavorativa e quanto devi/vuoi ancora lavorare?
Sapere a che punto si è del proprio percorso professionale – e previdenziale – è fondamentale: il 30enne e il 50enne hanno esigenze, rischi e opportunità del tutto diverse sia in materia di flessibilità che di certezze. Ci sono molte opinioni sul “ciclo di vita professionale”, ma è evidente che se da giovani si tende a rischiare di più, quando aumentano i capelli bianchi si tende a consolidare la propria posizione: anche e soprattutto per quanto riguarda il proprio denaro, che di pari passo al passare del tempo tende a crescere nei nostri salvadanai (salvo sorprese): che si tratti di un conto corrente o del Tfr versato su un fondo pensione o in azienda. Lo stesso riguarda chi il Tfr non ce l'ha: sapere quanti anni di attività lavorativa abbiamo di fronte è importante soprattutto se il nostro non è un lavoro dipendente ma autonomo, in cui il capitale umano – fatto di preparazione e aggiornamento, attitudine, salute, contatti ed esperienza – è fondamentale.

LEGGI ANCHE: "Tfr in busta paga o nei fondi pensione: ecco di cosa si tratta"

3. Che prospettive hai per la tua carriera futura?
È vero che non possiamo prevedere precisamente il futuro, ma non possiamo nemmeno andarvi incontro in maniera improvvisata: è necessario, cioè, educarci alla pianificazione della nostra vita, ossia del nostro futuro, darvi una struttura, ben sapendo che non tutto si può programmare e che esiste un'alea da considerare: le promozioni sul posto del lavoro non giungono per caso e per questo si tratta di porre le condizioni per ottenerla. Molti studi evidenziano come chi imposta un percorso di crescita strutturato, riesce a ottenere i migliori risultati. È il caso di dir chiaro a noi stessi, quando proviamo a immaginarci da qui a un po' di anni, se a quell'epoca guadagneremo più o meno lo stesso stipendio oppure superiore (o inferiore). Lo stesso per quanto riguarda il Tfr: è fondamentale controllare l'informativa che periodicamente il proprio datore di lavoro ci comunica, per capire l'evoluzione di ciò su cui potremo un giorno contare.

4. Quanto (a prescindere delle tue decisioni) avrai di pensione?
È fondamentale sapere se da qui a 20 anni ci troveremo in una situazione di benessere o di indigenza, se saremo costretti a fare qualche lavoretto per arrotondare o se potremo toglierci quelle soddisfazioni che durante il lavoro abbiamo dovuto rimandare. Sulla rete è possibile trovare numerosi tool, come il nostro “pensionometro” che ci consentono di calcolare una stima della propria rendita futura, in base ad una serie di variabili in gioco: dalla carriera lavorativa, alla crescita delle retribuzioni, all'inflazione, al Pil italiano e quant'altro. Si tratta di stime che possono variare in modo molto significativo in base a questi fattori: e anche per questo può essere molto utile educarsi a osservare l'impatto di queste variabili sul risultato finale: la nostra agognata pensione.

5. Rendita o cash? Viaggi? Una casa? Nonni in pianta stabile?
Progettare il futuro è un modo per costruirlo meglio: una volta terminata l'attività lavorativa, sapere cosa fare del proprio denaro è fondamentale. Ma è altrettanto importante capire come incassarlo: sotto forma di capitale, come Tfr erogato dal datore di lavoro o dallo Stato in un'unica soluzione, oppure sotto forma di rendita, da parte di un fondo pensione (che, lo ricordiamo, può erogare per metà in forma di rendita e per metà in forma di capitale). È fondamentale capire bene quali saranno le nostre esigenze future, per non compiere la scelta sbagliata: chi andrà incontro a pensioni più generose potrà avere maggior agio a incassare cash una parte consistente del Tfr maturato, mentre chi potrà contare su rendite appena sufficienti è bene che non sovrastimi la propria capacità di gestire e far fruttare il proprio contante per non rischiare di trovarsi senza entrate adeguate e in povertà. Gestire da soli il proprio gruzzolo – derivante da Tfr o da altri risparmi – non è semplice: l'aiuto di un professionista può rivelarsi decisivo.

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