Insinga (Value Finance): “Pmi, crescere per competere”

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di Massimiliano Carrà 30 Agosto 2021 | 06:43

di Massimiliano Carrà

 

Assistere le aziende nella ricerca di capitali utili a supportare la crescita ed essere, al contempo, un punto di riferimento per i fondi di private equity nella ricerca di target su cui investire. È questo la duplice veste di Valuefinance. In questa intervista a PRIVATE, Salvatore Insigna, ceo della società, espone il percorso affrontato in questi anni dalla società e si sofferma sull’importanza che le aziende accrescano le dimensioni nel nuovo scenario competitivo.

 

– Quando è nata la società e con quale scopo ben preciso?

 

La società è nata nel 2012 per mia iniziativa, con lo scopo iniziale di gestire operazioni di m&a. Nel tempo, però, abbiamo effettuato investimenti diretti in operazioni di private equity, partecipando ad alcuni club deal. Oltre alla sede italiana (a Milano), contiamo anche un ufficio a Lugano (Svizzera), dove abbiamo sviluppato un importante network con aziende, consulenti, family office, gestori patrimoniali ed investitori privati ed istituzionali utili per la propria attività di m&a e di private equity.

 

– Come è andato il 2020, in termini di risultati economici e operazioni concluse nonostante il Covid, e quali sono le prospettive per la conclusione di questo 2021?

 

Il 2020 è stato un anno molto particolare. Per la parte relativa all’attività di m&a, ci siamo dedicati alla ricerca e alla selezione di nuovi progetti di aggregazione in settori che pensiamo avranno un’importante crescita, come il packaging, il food, l’Ict e altri. Inoltre, siamo entrati in contatto con alcuni fondi di private equity stranieri fortemente interessati a investire nel nostro Paese. Per il 2021 pensiamo di chiudere almeno tre operazioni di m&a nell’ambito dell’automotive, dell’abbigliamento sportivo e della sanità. Per l’attività di private equity, abbiamo una partecipazione in un importante progetto di aggregazione nel settore delle Farmacie, il Gruppo NeoApotek, e nel 2020 siamo entrati in contatto con importanti investitori privati e family office svizzeri che ci hanno dato disponibilità a seguirci su alcuni investimenti in pmi italiane. Ci troviamo, quindi, nella fase di individuazione di un progetto di aggregazione su cui poter investire direttamente. E per farlo cerchiamo società sane, con fatturati compresi tra i 10 ed i 20 milioni di euro, con importanti progetti di crescita, anche e soprattutto per acquisizioni, e con imprenditori e management che abbiano ancora la voglia di creare un polo industriale importante nel settore di riferimento.

 

– Allargando gli orizzonti, quanto è importante la crescita dimensionale delle imprese e che ruolo gioca?

 

Ci hanno sempre detto che “piccolo è bello”, ma già da diversi anni sappiamo tutti, e lo sanno gli stessi imprenditori, che purtroppo non è così. Le piccole aziende hanno grandi capacità di crescita, notevoli competenze e sono spesso guidate da imprenditori molto lungimiranti ma, proprio per le dimensioni, non possono competere con i grandi player sui mercati internazionali. È quindi necessario partire proprio dalle pmi italiane per poter costruire dei poli industriali, in grado di competere con i mercati internazionali. E, in questa direzione, i capitali privati possono apportare finanza per la crescita, competenze, managerialità, visione internazionale e networking per aiutare le pmi a crescere e a diventare protagoniste del mercato.

 

– Quali sono le operazioni più rilevanti, o di cui è più fiero, che ha seguito come advisor?

 

Una delle operazioni di cui vado più fiero è stata sicuramente l’operazione della cessione del 49% della società Macnil al Gruppo Zucchetti software. Nel 2014 ho assistito gli azionisti della Macnil nella cessione del pacchetto di maggioranza e successivamente li ho sempre assistiti nell’acquisizione di altre tre società del settore. Dal 2014 ad oggi la società è passata da un fatturato di circa 2,5 milioni a un fatturato consolidato di circa 15.

 

Quali sono le sfide più importanti post-Covid? E che ruolo può giocare il recovery plan per il private equity?

 

L’ultimo segnale è arrivato da Federmeccanica: con l’indicazione che nel primo trimestre la produzione di settore in Italia è cresciuta del 15,6% rispetto all’analogo periodo del 2020. Anche il governatore di Bankitalia, Vincenzo Visco, parla di un 2021 che si chiuderà con un Pil in crescita di oltre il 4%. Sembra quindi che ci siano tutte le condizioni per tornare a crescere dopo anni di sofferenza, a cavallo tra stagnazione e recessione. Ovviamente, le imprese sono chiamate a evolvere per affrontare lo scenario post-pandemico, che richiede visione globale e spalle robuste per investire e crescere. In sintesi, è il momento della collaborazione tra imprenditori e capitali privati per guidare l’Italia lungo il sentiero della ripresa strutturale.

 

 

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