Rizzi: le startup Fintech vincono davvero solo con l’aiuto delle banche

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Marco Barlassina di Marco Barlassina11 ottobre 2016 | 11:01

“Le startup Fintech che hanno più chance di successo sono quelle  capaci di trovare nelle banche un motore piuttosto che un concorrente”. E’ una ricetta controcorrente quella dettata ieri a Milano dal palco del Talent Garden da una delle figure di maggior spicco del panorama Fintech italiano: Matteo Rizzi, tra i cofondatore di Innotribe e FinTechStage e inserito da Financial News nella lista delle 40 personalità più influenti in Europa nel Fintech.

L’occasione per sondare il pensiero di Rizzi sul futuro dei servizi finanziari è stata la presentazione del primo libro della collana TagBooks dedicata ai temi dell’innovazione digitale. Proprio Rizzi è autore di “Fintech Revolution“, il volume che inaugura la collana insieme con “App Economy” scritto da Matteo Sarzana, giovane manager alla guida di Deliveroo.

Il Rizzi-pensiero sul futuro dei servizi finanziari

“Le startup Fintech – ha spiegato Rizzi – hanno cominciato con l’erodere i business facili delle banche, come prestare pochi soldi o lavorare per avere meno intermediari possibili nell’asset management, però se ad esempio facciamo la somma di tutto il lending da piattaforme online siamo ancora una frazione dell’erogato delle banche.
Da qui nasce una seconda fase delle startup Fintech: quella delle banche nate digitali, o neobank, che riescono a esser profittevoli già con qualche centinaio di clienti e che competono in maniera frontale con altre banche”.

Ma la ricetta giusta secondo Rizzi è la collaborazione tra banche e startup, ossia la capacità di chi offre servizi innovativi di lavorare fianco a fianco con gli operatori tradizionali. Questo perché “anche se in anni recenti la fiducia nei loro confronti è crollata, le banche hanno centinaia di migliaia di clienti. E nessuna startup potrà radicarsi tanto profondamente da raggiungere questa penetrazione sul mercato”.

Insomma, la disruption nei servizi finanziari potrà avvenire solo se le banche per prime si apriranno a nuove modalità di proposta della loro offerta e se contemporaneamente le startup riusciranno a proporsi come interlocutori credibili per traghettare lo sportello verso il futuro.

Perché, ha ricordato ancora Rizzi: “La più grande opportunità del Fintech è aiutare le persone a gestire meglio i propri soldi e soprattutto aiutare le tante persone ancora sotto-bancarizzate o non bancarizzate“.

 

 

 

 

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