Il venditore d'auto

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Rivoluzione nel mondo dell’auto Usa e forse anche mondiale. Barack Obama scarica il numero uno di GM e prende le rendini del colosso dell’auto, parallelamente chiede un progetto di rilancio del settore in tempi brevi.

di Cole Kendall31 marzo 2009 | 08:00

Con la mossa di ieri, azzerare i vertici GM e allocare nuove risorse verso l’industria dell’auto, il Presidente Obama sta invocando quello che nella vecchia amministrazione era chiamato Pottery Barn.

Il Presidente ora è il capo supremo dell’industria dell’auto con tutte le responsabilità del caso.

La definizione venne creata nel lontano 2002 quando il Segretario di Stato, Colin Powell, avvertì l’allora presidente George W. Bush che se avesse invaso l’Iraq e deposto Saddam Hussein, sarebbe poi divenuto lui stesso responsabile per le sorti del paese.

Powell in quella occasione portò l’esempio della catena di distribuzione, Pottery Barn, il cui regolamento prevedeva che se qualcuno rompeva qualcosa mente si trovava all’interno di uno dei negozi del gruppo, sarebbe divenuto proprietario dell’oggetto (pagandolo ovviamente).

Fino a questo weekend, il Presidente ha avuto la possibilità di costringere GM e Chrysler a chiedere la bancarotta e di far si che l’intera industria dell’auto facesse scelte difficile e impopolari. Ma ora il Presidente Obama ha preso il comando di GM e (molto probabilmente) anche di Chrysler; ha apportato cambiamenti nel management e ha garantito personalmente coloro che lavorano nell’industria.

I mercati ora si aspettano che il Presidente faccia di tutto perché GM e Chrysler possano continuare a sopravvivere e produrre auto. Per questo il luogo delle scelte si è spostato da Detroit a Washington.

L’industria dell’auto Usa per anni si è basata su un modello aziendale che trovava vigore nella crescita infinita dell’economia nazionale e caratterizzata da un mercato energetico dove i prezzi dei combustibili erano sostanzialmente stabili e bassi.

Quando questo modello si è ‘rotto’ l’industria dell’auto ha iniziato a cercare nuovi modelli di crescita ma non è ancora riuscita a trovarne uno senza perdere miliardi di dollari. Esistono diversi motivi per cui questo cambiamento risulta tanto difficile: il Governo, le centionaia di migliaia di dipendenti e la gestione delle responsibilità.

Ma da ieri, il Governo ha rimpiazzato l’intero management addossandosi ogni responsabilità. Il Presidente dispone di un buon team preparato per affrontare i problemi dell’automobile ma dovrà comunque affrontare decisioni difficili per tenere in vita l’industria dell’automobile.

Il Presidente vuole un’industria “verde” dislocata nel Midwest ma ci vorranno grandi sacrifici (da parte dei contribuenti, i lavoratori e gli obbligazionisti) per portar a termine questo progetto.

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