Cresce il mostro dell’evasione

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È necessario un salto culturale collettivo. Un nuovo patto fiscale tra Stato e contribuenti

di Redazione31 maggio 2010 | 09:00

di Bruno Tedeschi

Che ne sarà della “specifica ed importante sessione parlamentare sull’evasione fiscale” che il 16 marzo scorso il Ministro dell’Economia annunciò alla Camera? La manovra correttiva sui conti pubblici, comune peraltro a tutti i Paesi europei, compresi quelli con i fondamentali più in regola di noi, ne giustificherà il rinvio? Non manca infatti chi ora ammonisce con l’improponibilità di una riforma fiscale (che non è solo riduzione delle aliquote) durante la crisi (che , peraltro, c’era anche quando Tremonti diceva che si stava lavorando “soprattutto” ad essa) e considera evasione e lavoro nero alla stregua di “ammortizzatori sociali suppletivi”. In sostanza, come se alla crisi economica che ora, dopo il privato, investe i bilanci pubblici e la loro correttezza e veridicità (la Grecia insegna) si possa civilmente rispondere con uno stato di illegalità certificato, quello, cioè, di un Paese in cui piccoli o grandi imprenditori come i titolari di lavori in chiaro e in nero siano autorizzati a non pagare le tasse perchè producono, fanno reddito. Che importa, poi, se non contribuiscono alle spese dello Stato il quale, per fornire anche a loro le condizioni sociali e infrastrutturali per produrre, si deve indebitare e alla scadenza onorare l’impegno per interessi e capitale? Impressiona leggere che nei primi quattro mesi di quest’anno l’evasione è stimata in crescita del 6,7%, che all’erario non arrivano ben oltre cento miliardi di tasse, che sarebbero tre milioni i lavoratori in nero, che relativamente poche società di capitali dichiarano più di diecimila euro (il 50% reddito negativo) e che in una piccola provincia del Lazio ci sarebbero 7.053 vetture con oltre 2.500 cc di cilindrata e 1.060 contribuenti con imponibile denunciato superiore a 100mila euro: quasi 7 auto potenti a testa. Altro che correzioni sui conti pubblici per una ventina di miliardi. Il rischio è, infatti, quello di un Paese che manda alla deriva il patto di civile convivenza, il quale comporta anche l’obbligo di pagare le tasse e la capacità dello Stato di farlo rispettare.
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