Fondi comuni, cambia il regime fiscale. Ma solo per quelli esteri

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di Redazione 10 Settembre 2009 | 09:22
Rivoluzione nel regime di tassazione dei fondi comuni. Ma solo per quanto riguarda i fondi di diritto estero armonizzati e non. Niente di nuovo sul fronte fondi di diritto italiano che, anzi, devono ora combattere con una nuova disparità.

Ieri è stata una giornata di grande attesa per il mondo delle SGR. Un’attesa che si è tramutata presto in delusione. In mattinata la notizia sulla possibile riforma del regime di tassazione dei fondi comuni si è diffusa rapidamente e tutti (o quasi) si aspettavano l’annuncio di una equiparazione tra fondi di diritto italiano e fondi di diritto estero.

Ma con il passare delle ore la speranza si è presto tramutata in delusione. La riforma del regime di tassazione tante volte richiesta, e mai annunciata, non riguardava le disparità tra fondi di diritto italiano ed estero, ma quelle esistenti tra strumenti esteri armonizzati e non armonizzati.

L’art. 14 del decreto legge approvato ieri dal Consiglio dei Ministri si è infatti limitato a eliminare la penalizzazione fiscale subita dai fondi esteri non armonizzati i cui proventi andavano a formare il reddito imponibile dell’investitore ed entravano nella dichiarazione dei redditi con tassazione ordinaria.

Il nuovo decreto stabilisce, invece, che i fondi non armonizzati di diritto estero saranno assoggettati a una ritenuta del 12,50% a titolo di imposta, come i prodotti armonizzati. Ma, niente è stato stabilito in merito alla disparità ancora esistente tra fondi di diritto italiano (tassati con imposta sostitutiva del 12,5% sul risultato di gestione maturato, in capo al fondo) e quelli esteri (tassati sul realizzato, in capo al sottoscrittore).

Qualcuno vocifera che nel giro di due mesi, o comunque entro la fine dell’anno, l’equiparazione del regime fiscale tra fondi italiani ed esteri sarà realizzata, ma più forte è la sensazione che tale riforma tante volte richiesta dalle SGR e dalla stessa Assogestioni non ci sarà.

E intanto le disparità e la confusione intorno agli strumenti di diritto italiano aumentano. Non solo quelli armonizzati continuano a subire un trattamento “esclusivo” e penalizzante, ma adesso anche i (pochi) fondi italiani non armonizzati rischiano di avere un trattamento differente rispetto ai cugini esteri. Chissà forse anche per queste disparità dovremo attendere l’intervento di Bruxelles che ha convinto il Governo italiano ad uniformare il trattamento sui fondi esteri.

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