Consulenti – Quando l’obbligazione è un rischio

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di Matteo Chiamenti 14 Ottobre 2010 | 09:15
Recentemente Consob ha pubblicato un interessante studio, in Quaderni di Finanza, studi e ricerche n. 67 di luglio 2010, dal titolo: “Le obbligazioni emesse da banche italiane, le caratteristiche dei titoli e i rendimenti per gli investitori”.

di Gianfelice D’Alonzo, tratto dal blog di Nafop

Da tale lavoro emerge che il sistema bancario italiano, nel panorama internazionale, è quello tra i più dipendenti dalla raccolta obbligazionaria che viene finanziata, in misura prevalente, attraverso collocamenti destinati agli investitori retail.
Le emissioni obbligazionarie bancarie, quindi, sono collocate in maniera prevalente agli investitori retail , ossia alle famiglie italiane. Queste ultime, continua lo studio, investono una quota significativa della propria ricchezza finanziaria in tale tipologia di obbligazioni, quota nettamente superiore rispetto a quella rilevata per le famiglie dei principali paesi industrializzati.

Dallo studio emerge che gli Istituti di credito che collocano le proprie obbligazioni presso gli investitori istituzionali, a parità di rating e caratteristiche delle emissioni, pagano a questi ultimi rendimenti significativamente più elevati rispetto a quelli offerti agli investitori retail (mediamente lo 0,9% in più per i titoli a tasso fisso e l’1% in più per i titoli a tasso variabile).
L’analisi ha anche evidenziato come, frequentemente, i rendimenti delle obbligazioni bancarie retail siano addirittura inferiori a quelli dei Titoli di Stato domestici con caratteristiche similari.

Infine il rischio liquidità di queste emissioni è molto elevato: dallo studio Consob emerge che solo il 9% del numero dei titoli emessi (il 30% circa in termini di controvalore) risulta liquido (ossia facilmente vendibile prima della scadenza).
Riepilogando, gli Istituti di credito emettono obbligazioni, destinati alla clientela retail, che:
-        nella gran parte dei casi sono difficilmente negoziabili prima della scadenza in quanto emessi, in genere, per quantitativi contenuti e non quotati in mercati attivi,
-        danno dei rendimenti di gran lunga inferiori a titoli bancari equivalenti quotati ma destinati, almeno in fase di collocamento, ad investitori istituzionali,
-        spesso offrono rendimenti inferiori ai Titoli di stato;
eppure…. eppure i correntisti ed i clienti delle banche emittenti li acquistano a man bassa! Si a man bassa perché dallo stesso studio emerge che nel 2009 le obbligazioni bancarie retail pesavano per oltre il 10% all’interno del portafoglio delle famiglie italiane contro una percentuale dell’1% delle famiglie degli altri paesi europei (tradotto: gli investitori italiani investono 10 volte di più in obbligazioni bancarie retail rispetto ai loro concittadini europei).
Le Banche idealmente ringraziano “le significative carenze di tipo cognitivo” del risparmiatore italiano (tra virgolette abbiamo riportato la frase testuale riportata nel lavoro Consob).
Personalmente non sono stupito da tutto ciò. Giornalmente mi imbatto in cittadini/risparmiatori che non hanno la minima percezione delle insidie che si nascondono dietro ciascuno strumento finanziario: anche quello apparentemente più semplice. Nella mia attività di formatore mi sono imbattuto in laureati in Economia che facevano fatica a descrivere la differenza tra una Obbligazione (credito verso l’emittente) ed una Azione (quota parte del Capitale sociale di una azienda), figurarsi il cittadino comune!

Eppure ho visto “risparmiatori”  (le virgolette sono d’obbligo) lanciarsi nell’acquisto di strumenti finanziari complessi, per centinaia di migliaia di euro, dolcemente accompagnati da chi quei prodotti li emette, li costruisce o semplicemente li distribuisce.
Risparmiatori/cittadini che leggono riviste, effettuano confronti, visitano diversi negozi, sentono il parere di amici e familiari prima di procedere all’acquisto di un Televisore da trentaduepollicitrentadue (spesa dai 400 agli 800 euro circa) ed acquistano ad occhi chiusi prodotti strutturati o obbligazioni bancarie retail non quotate, magari senza rating che, come riportato sopra, mediamente rendono fino all’1% in meno rispetto ad obbligazioni  quotate,  dotate di rating e simili per scadenza.

In conclusione, è auspicabile che il risparmiatore/cittadino arrivi davanti allo sportello bancario preparato, che prenda del tempo per fare confronti, che non si fermi davanti alla prima proposta; insomma che faccia quello che normalmente farebbe nell’acquisto di un bene importante come un’auto, un televisore o un semplice abito. Oppure….. oppure che si faccia assistere da un personal shopper che, nel settore finanziario, potremmo individuare in un buon Consulente finanziario indipendente!

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