Banco Bpm, Castagna: il terzo polo non ci ossessiona

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di Redazione 20 Settembre 2021 | 11:32
Giuseppe Castagna, ad di Banco BPM, in un’intervista a L’Economia del Corriere della Sera, si è tolto qualche sassolino chiarendo un po’ di concetti, tra cui quello del terzo polo: “Per noi non è un’ossessione”.
A proposito di M&A, “pensiamo di saper far funzionare le fusioni e che esse aiutino a migliorare i conti grazie alle sinergie, e a crescere nel digitale. Noi ci siamo guadati attorno, abbiamo parlato con diversi interlocutori ma in questo momento non sembrano esserci i presupposti per avviare un percorso di consolidamento“.  Per questo la banca presenterà quindi, entro novembre, un piano stand alone al 2024.

Castagna ha sottolineato di non aver mai pensato ad operazioni di acquisizione ostili, poiché l’idea che l’ha mosso all’ottica di una possibile fusione è sempre stata quella di  “creare il terzo polo bancario attraverso un’operazione concordata, autenticamente trasformativa, in grado di dare vita a una realtà che potesse competere sul mercato italiano con gli altri due grandi gruppi esistenti”.

Si è poi detto non interessato a Banca Carige. Banco BPM è già il secondo gruppo in Liguria (grazie a Banco di Chiavari e della Riviera Ligure) e una aggregazione con Carige “non sarebbe una operazione trasformativa“. “Abbiamo esperienza di operazioni di ristrutturazione e sappiamo che il mercato le apprezza soltanto quando sono completamente concluse”, ha aggiunto.


Sul caso di Siena, Castagna ha affermato che non ha mai pensato a una operazione con il Monte dei Paschi, mentre non ha mai parlato con UniCredit da quando è arrivato il nuovo amministratore delegato, Andrea Orcel. “Peraltro, UniCredit ha un dialogo in corso con un’altra banca e pertanto non ritengo sia corretto fare alcun commento”, ha puntualizzato.
“In tutto questo periodo l’idea che ci ha spinto era la possibilità di creare il terzo polo bancario attraverso un’operazione concordata, autenticamente trasformativa, in grado di dare vita a una realtà che potesse competere sul mercato italiano con gli altri due grandi gruppi presenti”.

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