Reti e consulenti, una nuova evoluzione è già iniziata

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di Redazione 18 Novembre 2021 | 11:24

A cura di Maurizio Primanni

L’acquisizione di Deutsche Bank Financial Advisors (DBFA) da parte di Zurich pone il tema del rapporto tra assicurazioni e reti di consulenti finanziari. Va detto che ciò si inserisce nel rimescolamento in atto nel comparto bancario. Così il futuro di Banca Widiba, la struttura di consulenti finanziari del gruppo Mps, è legato a quanto succederà all’istituto toscano. Per giunta le reti hanno dinamiche loro proprie. Si va da quelle controllate da gruppi bancari (Fideuram, CheBanca!, Banca Euromobiliare, Bnl Bnp Paribas Life Banker, Widiba) alle autonome e quotate (Mediolanum, Fineco e Azimut) alle controllate da gruppi assicurativi (Allianz, Banca Generali, DBFA neoacquisita da Zurich come detto). L’evoluzione è osmotica: le assicurazioni cercano le reti e queste a loro volta trovano opportunità nei prodotti assicurativi. Nella costruzione dei portafogli d’investimento dei clienti delle Reti le polizze assicurativo-finanziarie oramai sono una componente stabile, non da ultimo perché, nel caso delle multi-ramo, consentono di avere la garanzia di conservazione del capitale per la parte d’investimento appoggiata sulla gestione separata della compagnia. Altro motivo di attenzione verso i prodotti assicurativi fa seguito al fatto che nel mondo delle reti è da tempo in atto lo sviluppo di nuove forme di consulenza oltre quella finanziaria, e tra queste anche quella assicurativa sulla rilevazione e gestione dei rischi. Altro terreno comune d’incontro è che le assicurazioni sono sempre più propense a disporre di un business multicanale. Si rifletta su come in un passato non così lontano, le compagnie ricorrevano quasi esclusivamente alla distribuzione tramite agenti o broker, mentre già da qualche tempo hanno abbracciato un modello multicanale, dove la bancassurance trova largo spazio, soprattutto nei rami vita.

VOLA LA BANCASSURANCE
A guardare i dati pre-pandemia, infatti, la raccolta premi dei rami vita, dal 2008 al 2019, era quasi raddoppiata passando da 56 a circa 79,7 miliardi, con oltre la metà del business sviluppato proprio dalla bancassurance. La tendenza delle compagnie ad acquisire o disporre di strutture di promotori può quindi essere facilitata o assecondata dal possedere già processi e strumenti adeguati alla bancassurance. Infine, non dimentichiamo come su tutto ciò abbia pesato l’impatto dell’emergenza sanitaria. La pandemia non solo ha generato comportamenti più prudenti da parte delle persone, Il pacchetto unit in casa del Leone di Trieste cresce negli ultimi sei mesi dello 0,9%. Sviluppo timido, poiché probabilmente non spinto più dalla pressione pandemica, ma pur sempre segnale di un trend. Anche per Axa, l’investimentoassicurazione cresce in modo più timido ma costante, nel bilancio di fine 2020 si segnala che “l’incremento della raccolta premi di Ramo III, influenzato dall’aumento dei premi relativi a prodotti di tipo Multiramo e Unit Linked”. I redditi netti relativi alle unit sono passati da 5 milioni nel 2019 a 6 milioni nel 2020. Infine, nella semestrale di UnipolSai è possibile rinvenire il dato che decreta il cambiamento di rotta, infatti la raccolta Vita e i prodotti d’investimento relativi al ramo III hanno segnato al 30 giugno 2021 una raccolta di 614 milioni di euro, passando dal 35% dello stesso mese dell’anno precedente al 40%. Ma non è tutto oro quel che luccica. Se tra i clienti il prodotto unit riscuote un discreto successo, le autorità guardano in generale con attenzione al mondo delle polizze vendute dalle banche e nelle reti. Dal 2013 a oggi, il comparto dei contratti assicurativi legati ai finanziamenti è stato più volte sollecitato da interventi delle Autorità di Vigilanza per correggere prassi improprie e indirizzare il mercato verso un modello di correttezza sostanziale. Perché, se un difetto c’è in questa connubio banche-polizze, è che non sempre la prassi è chiara e spesso risulta facile disperdere il proprio risparmio.

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