P2P lending, l’ultima minaccia dei prestiti multipli

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Daniel Settembre di Daniel Settembre 10 Giugno 2016 | 17:25

L’ultima minaccia per il settore dei prestiti online negli Stati Uniti è quella della sovrapposizione di più prestiti a stessi mutuatari, che spesso bypassano i sistemi di sottoscrizione automatizzata e che gli stessi istituti non riescono a evitare. Una pratica che, secondo quanto scrive Reuters, sta proliferando, in primis da società come LendingClub, OnDeck e Prosper Marketplace, causata principalmente sul merito di credito.

Lacune di trasparenza che possono portare a concedere più prestiti agli stessi mutuatari, spesso entro un breve periodo, senza avere il quadro completo dei loro obblighi o del contestuale (eventuale) deterioramento del loro merito di credito. Nuovi problemi che si accumulano in un settore che nell’ultimo periodo sta perdendo la fiducia di investitori, preoccupati già dall’aumento del rischio di insolvenza che potrebbe ripetere quanto già successo con la crisi dei subprime qualche anno fa. L’industria di prestito mercato ha visto anche il ritiro di alcuni importanti sostenitori, tra cui BlackRock e Citigroup, che aveva investito l’anno scorso nella società statunitense Prosper.

I leader del settore LendingClub e Avant si dicono consapevoli dei pericoli nascosti nei “prestiti multipli”, ma hanno minimizzato i rischi, senza inoltre fornire soluzione specifiche e concrete intraprese per prevenire le cattive pratiche. Quali? Per esempio, la fretta: nel voler concedere prestiti in maniera veloce – addirittura in alcuni casi anche entro 24 ore – alcuni istituti di credito online non eseguono controlli di credito approfonditi e si limitano a indagini “soft”, come vengono chiamate. Mentre un indagine “hard”, più approfondita, richiede circa 30 giorni di tempo. Inoltre – altra problematica – non c’è ad oggi una segnalazione uniforme sui prestiti concessi da parte di questi istituti online.

Un esempio? Reuters cita la situazione di Edward Hanson, il proprietario di Ella Wood Fire Pizza, che ha iniziato ad accumulare prestiti circa 5 anni fa per sostenere ila sua attività. La logica, come ha commentato lui stesso, è chiedere un altro prestito per poter pagare il precedente. Hanson ha dichiarato di avere già alcuni prestiti da vari istituti di credito online quando ha ricevuto le offerte da altri come OnDeck e Kabbage, che hanno approvato in un primo momento la sua richiesta.

OnDeck sapeva che Hanson era stato concesso almeno un altro prestito, quando aveva fatto richiesta ad agosto del 2014, ha fatto sapere la società a Reuters, e ha richiesto che il debito esistente fosse pagato, come condizione del nuovo prestito. Quando Hanson è tornato un anno dopo, OnDeck ha rifiutato la sua richiesta perché Hanson aveva accatastato prestiti nel corso del rimborso. Conseguenza? Ora Hanson paga il 40% di interessi sull’ultimo prestito da un altro istituto online.

Insomma, qual è il rischio? Che i privati e i piccoli proprietari di imprese continueranno a chiedere e ricevere prestiti fintanto che questi istituti di credito li concederanno, favorendo l’accumulazione di prestiti, uno dopo l’altro. Ma a un certo punto – quando la musica si stopperà – qualcuno dovrà pur pagare il debito. E molti si scopriranno insolventi.

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