Arpe, pronto a competere su tre fronti

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di Francesco D'Arco 1 Ottobre 2008 | 15:30
Si continua a passare da un eccessivo ottimismo, a un elevato pessimismo. Da pregiudizi positivi, a pregiudizi negativi. Questa è la prova che la crisi scoppiata lo scorso anno non è finita, ma è in continua evoluzione. In un tale contesto si può (e si deve) ricercare valore.
E questa è la parola d’ordine di Sator Group, gruppo finanziario attivo nell’alternative asset management fondato alla fine del 2007 dall’ex-amministratore delegato di Capitalia Matteo Arpe. Obiettivo svolgere un ruolo di primo piano nell’arena del private equity, degli hedge fund e del real estate. Come? 
Con strumenti innovativi e team di gestione differenziati per specializzazione e competenze specifiche. A rivelarlo Filippo Di Naro, partner di Sator Group e gestore, insieme a Rinaldo Leva, del primo hedge fund firmato Arpe. Di Naro presenta a HEDGE i piani della società presieduta da Luigi Spaventa per i prossimi trimestri.
 
A un anno dallo scoppio della crisi subprime, qual è secondo lei lo stato dell’arte del mercato? E’ una crisi superata o dobbiamo aspettarci altre sorprese?
La crisi iniziata nel luglio dello scorso anno è in continua evoluzione. Gli aggiustamenti nei prezzi di mercato già riflettono, a nostro avviso, il contesto di modesta crescita che ci troveremo a fronteggiare nei prossimi mesi e trimestri. Pensiamo che le opportunità offerte dal mercato finanziario siano molto cresciute nel corso degli scorsi 12 mesi. Ci pare evidente che, come sempre succede, gli eccessi in un senso vengono sempre corretti con movimenti contrari altrettanto importanti. Siamo passati da un eccessivo ottimismo a un generalizzato pessimismo che ignora le notizie positive e le opportunità di investimento che si sono create. Si è passati, quindi, da un pregiudizio positivo nei confronti del mercato a un pregiudizio completamente negativo, da un appetito per il rischio estremamente elevato a un’eccessiva avversione al rischio. In ogni caso, la ricerca del valore in questi mercati è un esercizio relativamente semplice, a condizione che si sappiano e si possano ignorare le turbolenze di breve periodo.
 
Considerando un tale scenario, qual è il processo di investimento applicato dal team di gestione di Sator per creare valore?
Relativamente ai rischi specifici, selezioniamo i titoli cercando di orientare gli investimenti su un arco temporale medio lungo (2/3 anni). E’ su questo orizzonte che riteniamo si massimizzino le probabilità di ricongiungimento fra prezzo e valore. Riteniamo che una suddivisione settoriale dell’analisi massimizzi la capacità di creazione di valore nel nostro team di gestione. Il lavoro è quindi organizzato seguendo la specializzazione settoriale delle singole persone. L’attività relativa alla composizione di portafoglio parte dall’analisi delle volatilità e delle correlazioni fra i differenti titoli scelti. La gestione dei rischi sistematici e dell’esposizione al mercato azionario viene basata sull’analisi dell’andamento macroeconomico, sulle valutazioni dei mercati e sulle propensioni all’investimento dei principali attori  del mercato finanziario. 
Oggi questa metodologia ci spinge verso un portafoglio molto interessante dal punto di vista delle valutazioni dei titoli detenuti e verso una crescente esposizione al mercato azionario, in cui intravediamo opportunità già su orizzonti temporali relativamente brevi, nell’ordine dei 12/18 mesi.
 
Più in concreto, qual è la vostra attuale offerta?
L’offerta di Sator si sta sviluppando su quelli che riteniamo essere gli ambiti maggiormente interessanti nel settore degli investimenti alternativi: l’arena competitiva del private equity, il mercato degli hedge fund e quello del real estate domestico e internazionale. 
I nostri team di gestione, differenziati per specializzazione e competenze specifiche, si sono distribuiti su questi tre assi di sviluppo disegnando e realizzando tre prodotti in grado di cogliere le opportunità dei prossimi anni. In questo modo, il modello di business di Sator è per un verso ampio e diversificato, ma al tempo stesso pensato per trarre vantaggio dalle sinergie e capitalizzare il know-how condiviso.
Quali sono le peculiarità dei prodotti di cui parla?
Il primo fondo dell’area hedge fund, il Sator Active Value Fund, già operativo dal mese di maggio, è focalizzato sui titoli quotati dell’area Euro. Entro fine 2008 è previsto il closing della raccolta per il primo fondo di private equity, che avrà un target di investimento rivolto a tutti i settori industriali italiani, ma con particolare focalizzazione sul settore dei servizi finanziari; il fondo potrà investire fino a un massimo del 30% fuori dal nostro Paese, in particolare nell’Europa meridionale, anche in questo caso prevalentemente nei servizi finanziari. Infine, intendiamo lanciare il fondo di real estate nel primo trimestre 2009.
 
E il vostro target di riferimento?
E’ quello degli investitori istituzionali. E’ su questo mercato, sia in ambito domestico sia in ambito internazionale, che vogliamo svilupparci e crescere. 
A questo riguardo riteniamo siano molto importanti le caratteristiche di indipendenza, integrità e rispetto della best practice internazionale che contraddistinguono Sator. La prima discende direttamente dall’assetto azionario della società, che non è inserita in alcun gruppo e dunque non risponde alle logiche captive che talvolta caratterizzano le società di asset management.  L’integrità e il rispetto della best practice internazionale sono caratteristiche di cui hanno dato prova nel loro percorso professionale tutte le persone di Sator. 
E’ nostra convinzione che siano presupposti indispensabili per creare valore in maniera durevole. 

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