Intesa entra davvero a gamba tesa su Montepaschi

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di Marco Barlassina 7 Novembre 2016 | 08:42

“Non ho alcuna intenzione di contribuire ad alcun ammanco di capitale di altre banche. Non darò alcun contributo che non sia obbligatorio”. L’amministratore delegato di Intesa SanPaolo, Carlo Messina, sgombera il campo da ogni possibile equivoco e fa capire molto chiaramente che è tempo che ognuno faccia il suo mestiere e si assuma le sue responsabilità. Al punto che toglie dal piatto persino l’alibi del referendum costituzionale, il cui esito da mesi viene dipinto dal governo e da importanti istituzioni finanziarie italiane ed estere come lo spartiacque tra la salvezza e la rovina del Paese. “Penso che oggi ci sia una significativa esagerazione sul risultato di questo referendum – ha detto Messina presentando agli analisti i risultati di Intesa Sanpaolo – Questa non è la Brexit, non è il leave or remain dell’Italia. E’ un referendum su una legge, non ci vedo un rischio sistemico”. Punto. E chi tra Palazzo Chigi e Siena evoca il 4 dicembre come una potenziale fonte di disastri, capace di tenere alla larga gli investitori esteri facendo fallire la ricapitalizzazione del MontePaschi, è servito. L’amministratore delegato di Intesa SanPaolo non cita mai l’istituto senese, ma il riferimento a quella situazione è chiaro, soprattutto alla luce delle nuove difficoltà emerse negli ultimi giorni.

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