La Corona Ceca ed il divorzio dall’euro

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 8 Maggio 2017 | 14:00

A cura dell’ufficio studi di Marzotto Sim

Dopo la Brexit, la relativamente giovane Unione Europea, si appresta a gestire l’ennesimo rifiuto, questa volta da parte della Corona Ceca alla quale è rimasta legata per circa tre anni. Oggi l’economica della Repubblica Ceca ha fatto molti passi in avanti. Con un Pil 185 mld di dollari, una crescita del 2%, un’inflazione al 2.6% e una disoccupazione all’8%, sembrerebbe poter correre con le proprie gambe. Sulla base di questa considerazione il 6 aprile durante un meeting straordinario il Bank Board della Czech National bank ha deciso di tornare ad un regime di cambio flessibile in cui la Koruna è libera di fluttuare liberamente in base alle dinamiche del mercato. Sarà comunque obiettivo della CNB agire al fine di limitare eventuali eccessive fluttuazioni della valuta ceca.

Il momento in cui è iniziato il regime di cambio controllato è nel settembre 2013, la durata di tale periodo fino al marzo 2017 e l’inizio del rafforzamento per effetto della fine del peg con l’Euro. Durante tutto questo periodo si assiste ad una fase di accumulazione sui governativi cechi in corone (anche per effetto indiretto del QE) che ne porta il rendimento dal 2.5% all’1%.

L’opinione prevalente sul mercato è che d’ora in avanti la valuta si rafforzerà rispecchiando più fedelmente i progressi fatti dall’economia. Le attese sono per un +8% nei prossimi 12/18 mesi. Negli ultimi anni però il flusso di capitali in entrata sulla Corona Ceca ha toccato i 65 bn. USD, destinati sia all’acquisto di asset locali che di bonds con rendimento negativo. Tutti sono quindi in attesa di un riequilibrio della valuta ceca per poter monetizzare i propri guadagni, ma proprio l’eccesso di venditori e la scarsità di acquirenti potrebbe rallentare questo processo di potenziale apprezzamento della corona.

L’economia ceca è molto legata a quella della Germania verso la quale esporta 50 bln di euro di merci importandone circa 43. Le forze che agiscono sulla valuta son quindi contrapposte:

a favore

  • cambio svincolato dall’Euro potrà riflettere i fondamentali di una economia migliorata
  • possibile rialzo dei tassi in considerazione dell’attuale basso livello e dell’andamento del GDP

a sfavore

  • la banca centrale ceca non consentirà un eccessivo rafforzamento della valuta per non penalizzare troppo l’export
  • le vendite volte a monetizzare eventuali guadagni possono indebolire la corona
  • crescente incertezza globale non favorisce valute illiquide

Gli spunti operativi possono essere due:

Currency play: investire in asset denominati in corona ceca tipicamente governativi ed aspettare un rafforzamento. Scadenze brevi massimizzano l’esposizione al fattore cambio e minimizzano un rialzo dei tassi

In considerazione però del fatto che la curva ceca è negativa fino al 2023 questa strategia rischierebbe di ridurre l’eventuale apprezzamento della valuta eroso dallo yield negativo dei titoli.

 Bond Play: se la corona dovesse rafforzarsi e dovessero esserci vendite di governativi si potrebbe valutare l’entrata su livelli di yield più interessanti di quello attuale (il 2026 rende lo 0.58 rating emittente A+). In questo caso l’investimento avrebbe uno scopo di diversificazione più che di ricerca di rendimento il quale rimarrebbe probabilmente contenuto sia in considerazione del rating dell’emittente A+ che della caratteristica di “peso zero” che accomuna questi ad altri governativi.

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