Unione Europea, l’accordo tra “gentiluomini”

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Avatar di Gianluigi Raimondi 30 Luglio 2020 | 13:30

Amis (Richard Coyle): «L’accordo tra gentiluomini presuppone che ci sia di mezzo un gentiluomo».
Citazione tratta da Un’ottima annata, film del 2006 diretto da Ridley Scott 

Per fare un «accordo tra gentiluomini» è necessario che «di mezzo» ci sia un gentiluomo. La questione si fa estremamente più complicata quando al tavolo delle trattative si siedono i capi di Stato e di governo di 27 nazioni, come accaduto per trovare l’intesa sul Fondo per la ripresa. Ma si vede che lì in mezzo c’erano dei gentiluomini – o almeno delle persone ragionevoli – perché alla fine, la settimana scorsa, dopo giorni di lunghe trattative, è stato raggiunto un accordo. Ed è stato un risultato tutt’altro che scontato, poiché le divergenze iniziali tra i membri dell’Unione europea erano aspre, con i cosiddetti Paesi frugali – Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Austria e Finlandia – che volevano inserire forti restrizioni per l’accesso alle risorse del Fondo.

L’intesa ha stabilito che, al fine di finanziare un significativo trasferimento di risorse verso le nazioni più in crisi a causa della pandemia da Covid-19, la Commissione europea potrà emettere titoli comuni sui mercati. Parliamo di un importante passo nella storia d’Europa perché, di fatto, si farà del debito pubblico comunitario. Gli stanziamenti complessivi saranno pari a 750 miliardi di euro e le risorse verranno erogate secondo due modalità: 390 miliardi saranno distribuiti sotto forma di sussidi a fondo perduto, mentre 360 miliardi saranno dei prestiti. A livello di tempistiche, i fondi verranno elargiti tra il 2021 e il 2023 (che speriamo siano, in linea con il titolo del film di Ridley Scott, delle ottime annate), e il Fondo rimarrà in vita fino al 2026. Mentre il rimborso dei prestiti comincerà dal 2027.

L’Unione europea potrà esercitare alcune forme di controllo, anche se è stata rifiutata la proposta delle nazioni frugali di un diritto di veto sulle spese. Per ricevere i fondi sarà necessario presentare un piano di riforme, il quale avrà bisogno dell’approvazione della Commissione europea e del Consiglio europeo, a maggioranza qualificata. Inoltre, è prevista una potenziale sospensione temporanea dei pagamenti in caso di sospetta violazione degli accordi.

Dal punto di vista macro, in Germania l’indice Ifo (che misura il morale delle imprese tedesche) è risultato pari a 90,5 punti nella lettura di luglio, in aumento rispetto agli 86,2 del mese precedente e oltre il consenso degli economisti (89,3 punti). Il presidente dell’istituto Ifo, Clemens Fuest, ha sottolineato che il sentiment delle aziende è in continuo miglioramento, perché questo è il terzo mese consecutivo in cui si registra un incremento. Inoltre, ha dichiarato che «l’economia tedesca si sta riprendendo passo dopo passo».

Intanto, passando alla geopolitica, tra Stati Uniti e Cina stanno aumentando le tensioni, altro che accordo tra gentiluomini in questo caso. I mercati, preoccupati per una possibile escalation, monitorano la situazione attentamente.  Lunedì mattina il governo cinese ha ripreso possesso del consolato americano di Chengdu, sgomberato dai diplomatici statunitensi. Tale gesto rappresenta la risposta della Repubblica Popolare a quanto successo al proprio consolato di Houston, chiuso di recente per via delle accuse di spionaggio industriale e tecnologico mosse dagli States. Giovedì scorso, il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha tenuto un discorso molto critico nei confronti di Pechino, contrapponendo il “mondo libero” al Partito comunista cinese. La Repubblica Popolare ha respinto ogni accusa e, secondo i media di regime, gli Stati Uniti stanno portando le relazioni «al punto dell’isteria». Finora, tuttavia, la reazione di Pechino è stata contenuta e proporzionale: non è interesse del governo inasprire ulteriormente i rapporti con gli Stati Uniti. Resta poi da capire cosa succederà dopo le elezioni presidenziali americane di novembre.

A livello macro, sono cresciuti ancora gli ordinativi di beni durevoli negli States a giugno. Secondo il Dipartimento del Commercio (Bureau of the Census), i dati hanno evidenziato un aumento del 7,3%, che fa seguito al +15,1% del mese precedente (dato rivisto da +15,8%). Il risultato ha battuto le stime degli analisti, ovvero un aumento del 7,2%. Il dato “core”, cioè al netto degli ordinativi del settore trasporti, ha segnato un incremento del 3,3% rispetto al +3,6% del mese precedente e al +3,5% del consensus. Invece, se si esclude il settore della difesa, il dato è in crescita del 9,2% dopo il +15,2% di maggio.

A cura di Aqa Capital

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