Rischi all’orizzonte, verso un rallentamento della ripresa

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Avatar di Stefano Fossati 23 Settembre 2020 | 16:30

L’andamento della pandemia di coronavirus è ovviamente il primo rischio rilevante di cui tener conto nei prossimi mesi. Al momento, i contagi segnano un aumento in molte regioni. Tuttavia, i tassi dei ricoveri e di mortalità restano bassi, il che esclude l’adozione di misure nazionali di lockdown come quelle che avevano fermato le economie nel primo trimestre. Inoltre, nel breve termine ci aspettiamo notizie positive sul fronte del vaccino che, non appena disponibile, dovrebbe rafforzare la fiducia dei mercati. Viceversa, un forte aumento della mortalità o notizie deludenti sulla disponibilità del vaccino potrebbero rappresentare una seria minaccia per la crescita.

E’ quanto evidenziano gli analisti del team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management, per i quali il secondo grande rischio è rappresentato dalle elezioni statunitensi. Con l’approssimarsi di novembre la volatilità potrebbe subire un’impennata, considerati i diversi esiti elettorali e l’apparente riduzione del divario tra i due candidati. Un risultato non conclusivo è una delle diverse opzioni che potrebbe rallentare la crescita. Infine, un altro rischio – sempre collegato all’esito elettorale – è la direzione che seguirà la politica fiscale, soprattutto negli Stati Uniti. Attualmente, le famiglie statunitensi hanno mostrato una buona tenuta, come indicano i livelli di reddito disponibile, ma questa resilienza è dovuta perlopiù a misure fiscali che sembrano destinate a sfumare a novembre. La mancanza di ulteriori stimoli fiscali o un loro procrastinarsi nel tempo potrebbero frenare i consumatori e incidere negativamente sulla crescita. Per controbilanciare questi rischi le banche centrali hanno messo in atto politiche estremamente espansive che dovrebbero verosimilmente proseguire nel prossimo futuro.

Valutazioni quantitative

In questo contesto di continua espansione e di politica monetaria accomodante, gli spread e i rendimenti core hanno esibito una dinamica positiva su scala globale. Da aprile, il rendimento del Treasury decennale statunitense è rimasto all’interno di una fascia di oscillazione ristretta e dall’8 agosto si muove tra lo 0,63% e lo 0,75%. Questo andamento dovrebbe proseguire e anche in caso di impreviste anticipazioni positive sul fronte del vaccino i rendimenti non dovrebbero crescere molto al di sopra dell’1%. Inoltre, gli spread si sono ridotti in tutti gli attivi più rischiosi dopo il forte recupero degli ultimi due trimestri. Ciò vuol dire che, per trovare rendimento, gli investitori devono valutare più attentamente i settori di nicchia. Un segmento che potrebbe offrire opportunità è quello dei titoli ibridi di qualità investment grade, dove gli spread continuano a essere al di sopra dei rispettivi minimi annuali di circa 100 punti base.

Fattori tecnici

Nei prossimi mesi, sottolineano gli stessi analisti, la domanda sarà vigorosa in tutti i mercati, sostenuta dall’attività delle banche centrali o dagli investitori ancora a caccia di rendimento. Sul versante dell’offerta, il contesto potrebbe variare maggiormente a seconda del mercato: in alcuni settori, (ad esempio l’high yield), una maggiore offerta potrebbe penalizzare il mercato (fornendo forse opportunità di acquisto), mentre la previsione di un modesto volume di emissioni in altri segmenti (ad esempio, quello dell’investment grade statunitense, dove ci aspettiamo che l’offerta netta cali di 200 miliardi di dollari nel quarto trimestre) dovrebbe continuare a favorire la dinamica di riduzione degli spread.

Cosa significa per gli investitori obbligazionari

Il nostro scenario di base continua a prevedere una crescita superiore al trend nei prossimi mesi, anche se a un ritmo più lento e dipendente da eventi chiave. Una sorpresa negativa sul fronte della pandemia minerebbe la fiducia in tutti i settori dell’economia reale e dei mercati finanziari, al pari di un risultato shock o contestato delle elezioni presidenziali statunitensi. La politica monetaria continua a essere sufficientemente espansiva per contrastare questa eventualità, ma la risposta fiscale – che ha svolto un ruolo così cruciale negli ultimi due trimestri – dovrà essere monitorata con molta attenzione. In assenza di risultati negativi, i bassi tassi core dovrebbero continuare ad attrarre investitori a caccia di rendimento e sostenere la domanda di attivi rischiosi.

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