Rivelle (Tcw): la pandemia ha anticipato l’economia del 2030

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Avatar di Stefano Fossati 15 Ottobre 2020 | 19:00

La pandemia ha dato luce in anticipo all’economia del 2030. Ne è convinto Tad Rivelle, Chief Investment Officer Fixed Income di Tcw, che di seguito spiega i motivi per cui la crisi da coronavirus avrebbe anticipato di un decennio le evoluzioni precedentemente attese appunto per il 2030.

Qual è l’outlook per i mercati obbligazionari da qui a fine anno?
I mercati obbligazionari nello specifico – e i mercati di capitali più in generale – si trovano incastrati su un livello eccezionalmente alto di incertezza economica, controbilanciato da un livello altrettanto straordinario di azioni delle banche centrali volte a sopprimere la volatilità. Le asset class il cui pricing è valutato come essenziale dalla Fed per fornire stimoli, come ad esempio i Treasury, le agency Mbs e potenzialmente il credito investment grade, resteranno sotto l’ombrello protettivo della Fed, a prescindere dai contraccolpi della crescita economica. Di conseguenza, non prevediamo alcun rialzo sostanziale dei tassi e alcun allargamento degli spread in queste asset class. Detto questo, per alcune asset class come le Cmbs e i mutui ipotecari non qualificanti Rmbs pensiamo che presto il loro valore andrà deteriorandosi. Anche se è improbabile che questo processo si verifichi prima che l’attività di pignoramento aumenti, gli investitori dovrebbero prestare attenzione alle crescenti opportunità in questo spazio.

Qual è la vostra view sul recente annuncio della Fed relativo all’adozione di un target medio di inflazione? Quale il potenziale impatto sui mercati?
Visto che né la Fed né alcuna altra banca centrale nel mondo sviluppato sembrano comprendere l’inflazione, né tanto meno come influenzare l’andamento dei prezzi al consumo, non vediamo molta concretezza nell’annuncio della Fed. Tuttavia, l’annuncio in sé parla dell’impegno della banca centrale nel continuare a procedere a tutta velocità con gli stimoli di politica monetaria a sostegno dell’economia.

Che cosa ci ha insegnato la recente crisi innescata dal coronavirus?
Le conseguenze economiche della pandemia sono e saranno di ampia portata. Tra le altre considerazioni, pensiamo che sia ragionevole concludere che per molti settori e industrie la pandemia sta dando luce all’economia del 2030, quasi in tempo reale.

Quali sono i principali rischi da evitare per proteggere il capitale degli investitori nel contesto attuale di incertezza e volatilità?
Evitare quelle industrie e quei settori che saranno meno necessari (o meno di valore) nel 2030 è un tema di investimento particolarmente rilevante. Ad esempio, l’accelerazione straordinaria dell’e-commerce ha messo sotto scacco l’industria delle vendite al dettaglio, il Real Estate commerciale e diversi comparti dell’economia che dipendono dagli acquisti fisici. Inoltre, gli spazi dedicati agli uffici sono risultati meno indispensabili per la condotta del business in aree come il legal, la tecnologia, le pubbliche relazioni, i call centre, la finanza, eccetera. Per queste attività è molto difficile immaginare che gli uffici non vengano riprezzati notevolmente al ribasso. Potrebbero volerci molti anni poi per altre attività, come i viaggi di lavoro, per riprendersi, sempre ammesso che si riprendano veramente.

Quali titoli/aree appaiono più attraenti al momento e perché?
Siamo favorevoli ad aumentare l’esposizione ad agency Mbs con cedole più basse, specialmente nel format Tba, per via dei benefici considerevoli offerti dai tassi di finanziamento impliciti nel mercato Tba. Oltre allo spread sulle agency Mbs, questo ulteriore vantaggio aggiunge circa 50-75 punti base l’anno ai rendimenti sui posizionamenti in agency Mbs. Inoltre, continuiamo a detenere alcuni crediti di società con bilanci estremamente solidi, che abbiamo aggiunto durante il crollo di marzo/aprile nel credito, ad esempio Exxon e alcune banche money center.

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