Decolla l’America. Europa a terra

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di Redazione 23 Giugno 2010 | 12:00
Sul Vecchio Continente pesano le perdite dovute alla nube islandese. E i prossimi scioperi

di Alessandro Bonini

Superati due anni di turbolenze il trasporto aereo riprende finalmente quota. Secondo la Iata nel 2010 le compagnie mondiali torneranno al nero, mentre l’agenzia di rating Moody’s ha alzato l’outlook del settore da negativo a stabile. La tempesta perfetta, combinazione dell’impatto della recessione e di quello del caro-petrolio nel 2008, sembra essere alle spalle. Complessivamente la Iata prevede utili per 2,5 miliardi di dollari, una crescita del traffico passeggeri del 7,1% e di quello cargo del 18,5%. Non per tutti però. La ripresa dell’industria aerea a livello globale lascia a terra l’Europa, i cui vettori dovrebbero concludere l’anno con un passivo di 2,8 miliardi. Nel Nord America si attendono guadagni per 1,9 miliardi e nella regione Asia-Pacifico per 2,2 miliardi. L’outlook sembra dunque riflettere la ripresa economica disomogenea, compresi i rinnovati timori per la crisi europea del debito e l’impatto che potrebbero avere i piani d’austerità sulla domanda di viaggi aerei. Nell’anno fiscale che si è chiuso a marzo il colosso franco-olandese Air France-Klm ha riportato una perdita di 1,56 miliardi di euro, la peggiore della sua storia e più alta delle attese per 1,24 miliardi.
La maggiore compagnia europea dovrà fare del suo meglio per centrare il pareggio su base operativa, obiettivo dichiarato per il prossimo esercizio. A pesare saranno anche i mancati guadagni causati dalla nube di ceneri del vulcano islandese, che in aprile ha costretto a cancellare 100.000 voli negli scali europei. Si tratta di 1,8 miliardi di dollari, di cui almeno 1,2 miliardi a danno dei vettori del Vecchio Continente.
La compagnia più colpita, con almeno 100 milioni di sterline, è probabilmente British Airways, facendo base a Londra ed essendo il numero uno delle rotte transatlantiche. C’è inoltre preoccupazione per un’estate “calda” sul fronte degli scioperi, che potrebbe penalizzare il comparto nella sua stagione più importante.
Nel secondo e nel terzo trimestre dell’anno le compagnie aeree generano infatti l’80% dei profitti. A British Airways le continue proteste dei suoi equipaggi sono costate sinora 10,1 milioni di dollari al giorno. Sarebbero invece a buon punto le trattative di Lufthansa con i suoi piloti, che a febbraio avevano incrociato le braccia infliggendo alla compagnia un danno di circa 50 milioni di euro. Sempre sul mercato tedesco la ghigliottina anti-deficit della cancelliera Angela Merkel non ha risparmiato l’aviazione.
Ai passeggeri che decolleranno dagli scali teutonici toccherà una tassa “ecologica” commisurata alle emissioni inquinanti del volo. Dall’altra parte dell’Oceano i vettori americani, già provati dal fattore 11 settembre, hanno fronteggiato le perdite attraverso la riduzione della capacità e del costo del lavoro.
L’articolo completo lo puoi trovare su Soldi,
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