Nascono le obbligazioni PMI: credito alternativo alle banche

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di Redazione 15 Luglio 2014 | 12:52
Suona perlomeno irrealistico rimanere in attesa che le banche riaprano i rubinetti. La strada da perseguire è un’altra…

FONTI DI APPROVVIGIONAMENTO – La storia è nota e non particolarmente bella: in questo Paese le imprese hanno sempre avuto il canale bancario come unica fonte di approvvigionamento. Con tutte le conseguenze del caso. Un rapporto complicato, un dialogo spesso inesistente, un andamento a senso unico. La Grande Crisi, poi, ha fatto e sta facendo il resto. Ma così l’Italia si avvita su se stessa, l’assenza di credito produce asfissia nell’economia reale. E la speranza che dovrebbe essere l’ultima a morire destinata, per l’appunto, a morire. Dunque, che fare? Senza scomodare Lenin e le sue accelerazioni francamente troppo osé e poco imprenditoriali, trovo che sia del tutto peregrino ormai tenere nel mirino gli Istituti di credito, ovvero i soliti noti. Con le banche mai sono stato tenero, non condividendone molte operazioni. Tuttavia, adesso, mi chiamo volentieri fuori dal dibattito stantio che le accusa di mancato sostegno alle imprese. Non mi appassiona. Le banche sono soggetti privati che rispondono in primo luogo ai propri azionisti e che decidono liberamente dove e come investire dopo aver compiuto le proprie valutazioni. Punto. Ecco allora che suona perlomeno irrealistico rimanere in attesa che le banche riaprano i rubinetti. La strada da perseguire è un’altra e mi pare che più voci autorevoli comincino a spendersi in tal senso: vale a dire, per tornare a crescere è fondamentale promuovere lo sviluppo di canali di intermediazione finanziaria alternativi a quello bancario. Tradotto: per le imprese nuovi canali di finanziamento.

PLURALITA’ DI SCELTA -  La pluralità di scelta è sempre un valore. Così facendo verrebbe a crearsi in Italia un vero mercato dei capitali che possa consentire alle aziende (anche ai soggetti imprenditoriali più piccoli) di accedere a più fonti di finanziamento. La legislazione internazionale va orientandosi in quella direzione e alcune mosse dell’esecutivo danno i primi segnali. Si vedano ad esempio i decreti Sviluppo e Destinazione Italia che danno la possibilità alle Pmi di emettere obbligazioni e la nascita dei Credit Fund. Piccoli segnali (non è casuale la presenza nel governo del ministro Guidi, imprenditrice e quindi conscia dei problemi che investono le imprese) che meritano di essere sostenuti, perché si tratta di forme di intermediazione innovative che rispondono a urgenze concrete. E che esprimono un concetto forte: un legame più stretto fra risparmio e imprese. Più economia reale di così… Insomma potrebbe per davvero aprirsi la strada a un vero patto per la ripresa canalizzando in maniera più efficace e efficiente il risparmio delle famiglie, senza intermediazione bancaria, verso l’universo delle piccole e medie imprese che continua ad avvertire i morsi della Grande Crisi. E come non vedere nella creazione di questi canali alternativi (sviluppi, come si dice, in fieri) un elogio della competizione e la fine di un infruttuoso monopolio? Chissà mai che le banche, sentendosi pungolate, non abbiano a offrire soluzioni interessanti per le Pmi. Le vie dei minibond sono infinite! Quelle vie dell’investimento che potrebbero rappresentare una chance assai appetibile per consulenti e promotori finanziari. Intermediatori per eccellenza che avrebbero, nella loro faretra, frecce di business suggestive per la propria clientela. Una relazione virtuosa da privati a privati. Direi una buona opportunità. Con un “nota bene” finale, però. La creazione di questi canali alternativi di finanziamento occorre che poggino su regole certe. Poche, ma ferree. Perché sarebbe un guaio cedere alla tentazione del ballo ammiccante. Dei Tango Bond “de’ noaltri”.

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