O’Leary (State Street): “Azioni ancora favorite nel 2018”

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Andrea Telara di Andrea Telara 1 Dicembre 2017 | 11:23
Le previsioni per il prossimo anno dell’ head of Emea fixed income portfolio strategist di State Street Global Advisors e del suo collega Chris Probyn, capo economista della società.

L’inflazione bassa e la crescita tonica dell’economia mondiale favoriscono ancora gli asset rischiosi come le azioni. E’ questa, in sintesi, la visione sui mercati di Niall O’Leary (nella foto a destra) head of Emea fixed income portfolio strategist di State Street Global Advisors che ieri ha presentato alla stampa il suo outlook sul prossimo anno. “I prezzi delle azioni sono alti, è vero”, ha detto O’Leary, “ma, se confrontati alle quotazioni dei bond e alle medie storiche, sono ancora inferiori rispetto al loro corretto valore di mercato”.

In questo scenario, i gestori di State Street hanno sovrappesato nei loro portafogli rispetto al benchmark alcuni settori e aree geografiche. Nello specifico c’è una sovraesposizione sulle azioni nordamericane, su quelle dell’Asia Pacifico e dei paesi emergenti ma anche, in misura minore, sull’azionario europeo. Vengono invece notevolmente sottopesati i bond governativi europei, viste le loro  valutazioni elevate dopo le iniezioni di liquidità della banca centrale.

La presentazione dell’outlook di di State Street Global Advisors ha visto anche la partecipazione di Chris Probyn (nella foto a sinistra), capo economista della società. Secondo Probyn, c’è indubbiamente un’accelerazione del pil a livello mondiale, previsto in aumento nel prossimo anno a un ritmo di circa il 3,7% . “Non dimentichiamo ci però che l’economia mondiale arriva da una base di crescita non molto elevata”, dice Probyn. L’analista di State Street GA ritiene che a sostenere il prodotto interno lordo sia in primis la ripresa dei prezzi delle materie prime, soprattutto in alcuni paesi con un’economia molto legata alle commodity come la Russia o il Brasile.

Probyn ha poi messo in evidenza le divergenze e gli squilibri che permangono nell’Eurozona, dove la Germania continua a crescere a ritmi notevolmente superiori agli altri membri dell’Unione Monetaria, in primis l’Italia.

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