Risparmio gestito: finisce l’era dei soldi facili

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Andrea Telara di Andrea Telara 25 Settembre 2018 | 13:30
Baronio (Bain&Co.): “A rischio il modello di business di alcune sgr”

Ci sono alcuni dati, previsioni e stime che certo non fanno dormire sonni tranquilli ai manger dell’industria internazionale del risparmio gestito. Sono i dati contenuti in un recente studio dal titolo: “After the easy money boom, stark choices for asset managers” , elaborato dalla nota multinazionale della consulenza Bain&Co. Si tratta di un report molto approfondito in cui viene messo in evidenza un trend che caratterizzerà in futuro il settore dell’asset management. Nei prossimi anni, secondo gli autori dello studio,  le società di gestione subiranno inevitabilmente un’erosione dei profitti. ASSET CLASS ne ha parlato con Franco Baronio (nella foto), partner di Bain&Co.e membro della Financial Services practice della società.

 I grandi asset manager internazionali devono dunque preoccuparsi? 

Direi che devono preoccuparsi soprattutto quelli che non sono preparati di fronte alla prospettiva delineata nel report.

 In che senso? 

L’analisi di Bain&Co. disegna uno scenario articolato in cui vengono individuati diversi modelli di business più o meno vincenti. Ci sono quelli dei big dell’industria che hanno saputo mantenere una posizione di forza aumentando le loro dimensioni e realizzando delle economie di scala. E’ il caso di Vanguard o BlackRock, che hanno puntato molto sui prodotti passivi o di altri grandi gruppi come Amundi o Fidelity, che invece continuano incentrare il loro business sulla gestione attiva, accompagnata da un’alta efficienza operativa e dalla capacità di attrarre talenti nell’industria. A fianco di questi player, ci sono poi società di gestione che hanno puntato invece su nicchie di mercato, specializzandosi per esempio in attività ad alto valore aggiunto come le strategie alternative o il private equity. Infine, c’è quella che io definirei una sorta di Death Valley, una “valle della morte” costituita da operatori che avranno molte difficoltà a sopravvivere in un mercato in grande trasformazione.

 Per quale ragione? 

Sostanzialmente perché non hanno raggiunto dimensioni adeguate per avere un’alta efficienza operativa e, contemporaneamente, continuano a proporre un’offerta troppo standardizzata e a basso valore aggiunto. Si tratta di due caratteristiche che impediscono di resistere competitivi in un mercato in cui gli utili sono sotto pressione per un mix concomitante di fattori: la concorrenza dei prodotti low cost come gli Etf e anche l’entrata in vigore in tutto il mondo di norme e regolamenti come la Mifid 2 europea, che hanno lo scopo di aumentare la trasparenza sul pricing.

Dunque, dobbiamo aspettarci un ciclo di M&A, di fusioni e acquisizioni sul mercato, in cui i player piccoli e medi diventano prede di gruppi più grandi  o cercano di aggregarsi tra loro?

E’ un trend che nel medio e lungo termine a buone probabilità di manifestarsi. Nel breve periodo, invece, bisogna vedere se continuerà ancora il ciclo positivo delle borse o ci sarà una correzione. Di solito, l’ M&A riceve una spinta notevole quando i listini sono ai massimi e danno una spinta alle operazioni carta contro carta, cioè alle aggregazioni con scambi azionari.

Diversi analisti vedono all’orizzonte un altro trend: l’ingresso nel settore dell’asset management dei big della tecnologia come Google, Facebook o Amazon, solo per citarne alcuni. Cosa ne pensa?

Su questo tema, credo sia importante fare una distinzione tra i mercati orientali e quelli occidentali. Nei paesi emergenti, dove c’è una classe media in crescita e le nuove generazioni di risparmiatori hanno una forte propensione all’uso della tecnologia nel settore dei servizi finanziari, l’ingresso sul mercato dei big dell’hi-tech è già una realtà. Si pensi per esempio al successo incontrato dal fondo monetario creato dalla cinese Alibaba. Discorso diverso per i paesi più industrializzati, dall’Europa agli Stati Uniti, dove i risparmiatori sono già ampiamente serviti dagli operatori tradizionali del risparmio gestito. Qui l’ingresso nel settore dell’asset management dei grandi gruppi tecnologici sarà probabilmente più graduale. Ovviamente, anche a Occidente dobbiamo aspettarci comunque trasformazioni significative.

Quali?

Credo che la tecnologia sarà innanzitutto un fattore importante su cui i player del settore devono far leva per raggiungere una maggiore efficienza operativa al proprio interno ma anche nei rapporti con la clientela. Si pensi per esempio al potenziale impatto della robo for advisory, cioè dell’utilizzo di procedure automatizzate e basate su algoritmi nella costruzione dei portafogli.

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