Investimenti, sulla strada degli emergenti

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Avatar di Redazione 27 Agosto 2020 | 14:12

Manraj Sekhon, CIO, Emerging Markets Equity di Franklin Templeton Investments, illustra le prospettive a metà anno del team, parlando anche di come la crisi del COVID-19 abbia impresso un’accelerazione ai trend secolari che sono i propulsori di opportunità nei mercati emergenti.

Con il rallentamento negli ultimi mesi della diffusione del COVID-19, il focus dei politici e dei mercati ha iniziato a spostarsi dalle esigenze immediate della crisi sanitaria verso l’economia. Stiamo assistendo a un contenimento sia nei mercati sviluppati che in quelli emergenti, anche se il progresso non è omogeneo, e le economie iniziano a riaprirsi in tutto il mondo.

Secondo il consensus ci vorranno almeno altri 12-18 mesi per avere un vaccino, e intanto i paesi dovranno recuperare un’efficienza operativa, dal punto di vista sia sanitario che sociale o di governance. Inoltre le conseguenze economiche di lungo termine (e di ampia portata) dei lockdown diventeranno più chiare e dovranno essere gestite.

Non vi sono chiari modelli che indichino come ciascun paese possa procedere nell’affrontare questa crisi, ma svariati fattori hanno dimostrato di essere propulsori efficienti del contenimento. La combinazione di una politica decisiva e un’esecuzione efficiente è stata cruciale, insieme alla coesione sociale e alla resilienza economica.

Guardando al 2021 e oltre, riteniamo che nell’immediato saranno questi attributi ad aiutare i paesi nel superamento della crisi, mentre le economie e le società con vantaggi sostenibili comparabili supereranno quello che sarà probabilmente un lungo periodo prolungato di performance economica più debole.

Motivi che giustificano una maggiore fiducia nei mercati emergenti

La crisi ha evidenziato i punti di forza dei mercati emergenti, sia per quanto riguarda i loro sistemi sociali, di governance e sanitari, sia per le riforme fiscali e societarie che sono state intraprese negli ultimi due decenni. Bilanci robusti nei mercati emergenti hanno dimostrato di essere fonte di resilienza, e siamo convinti che continueranno ad esserlo.

Prima che diventasse chiara l’intera dimensione della crisi, si prevedeva che tra le economie più importanti sarebbe stata la Cina a fornire alcuni degli stimoli fiscali e monetari principali. Alla fine tuttavia lo stimolo maggiore è arrivato dal mondo sviluppato, superando notevolmente quello al quale avevamo assistito durante la crisi finanziaria globale, e ancora non si è determinato come sarà eventualmente ripagato.

Nei mercati emergenti lo stimolo è stato più misurato, in parte a causa della disponibilità minore di mezzi in certi paesi, mentre altri si sono riservati spazio per azioni successive. Il supporto politico è stato decisamente limitato in mercati dell’Asia orientale che hanno gestito la pandemia in modo mirato, quali Corea del Sud e Taiwan, mentre la Cina ha ampie possibilità di una spesa ulteriore il cui obiettivo può essere l’infrastruttura sia della vecchia che della nuova economia.

Il futuro è adesso

La crisi ha impresso un’accelerazione ai trend secolari che sono i propulsori di opportunità nei mercati emergenti. In effetti, il futuro è stato anticipato. Ciò rafforza il nostro ottimismo riguardo a economie e società che beneficiano di quest’evoluzione dell’asset class.

Ci siamo concentrati su tre nuove realtà nei mercati emergenti. Una, è l’aumentata resilienza delle loro istituzioni. In molti mercati emergenti le società sono entrate nella crisi con bilanci più forti rispetto ai paesi sviluppati; livelli netti di liquidità che nel passato erano considerati inefficienti hanno dimostrato di essere prudenti. Paesi quali Brasile, India, Cina e Corea del Sud hanno beneficiato negli anni passati di riforme istituzionali che hanno consentito loro di entrare in questa crisi con fondamenta più solide e una maggiore flessibilità fiscale rispetto alla storia e ai peer occidentali, un elemento che a sua volta depone bene per la ripresa.

Secondo, è cambiata la natura delle economie dei mercati emergenti. Nell’ultimo decennio abbiamo assistito a una trasformazione che ha portato ad abbandonare settori ciclici e dipendenza dalla domanda estera per concentrarsi maggiormente sui consumi interni e la tecnologia. Il contributo del commercio all’economia cinese si è dimezzato rispetto ai valori massimi del passato, per cui la Cina ha potuto liberarsi dalla dipendenza da una ripresa delle economie occidentali.

La terza realtà è incentrata sull’innovazione, e la nozione che i mercati emergenti stiano scavalcando il mondo sviluppato in termini di infrastrutture e business model. L’abbiamo visto avvenire in aree quali le telecomunicazioni in mobilità, la banda larga, il commercio e i pagamenti elettronici, e più recentemente durante i lockdown in nuove aree quali l’istruzione e la sanità. Tali business model sono molto adatti per le strutture dei mercati emergenti, e beneficiano della disponibilità di una migliore copertura dei dati a costi decisamente inferiori in paesi tra cui Cina e India.

Nuovi business model hanno avuto un impatto anche sulla cultura popolare occidentale. Per esempio, TikTok, una piattaforma di video streaming di proprietà della private company con sede in Cina ByteDance, ha contribuito a galvanizzare il dibattito su questioni sociali negli Stati Uniti e in altre parti del mondo. Sotto la gestione di un CEO americano, la crescita del numero di visualizzazioni di TikTok, già notevole, quest’anno ha avuto una drastica accelerazione. Una gamma di società dei mercati emergenti, originariamente mirata a necessità interne, è sempre più accettata e guadagna popolarità nel mondo sviluppato.

Opportunità pluriennali

La Corea del Sud impersona molte di queste nuove realtà dei mercati emergenti. La sua economia ha avuto una ristrutturazione notevole, e la sua posizione fiscale nonché i bilanci societari sono più sani rispetto al passato. Il paese è anche fortemente immerso nella “new economy”, con società di classe mondiale nell’hardware (soprattutto semiconduttori e batterie) e nell’area internet. In un mondo post-pandemia, i big data, lo smart working, il cloud computing e varie altre aree traineranno un aumento della domanda di semiconduttori.

Un altro leader mondiale è l’industria farmaceutica indiana. Mentre l’assistenza sanitaria indiana non è di prima qualità, il settore farmaceutico dispone invece di un robusto capitale intellettuale e una scala enorme, per cui le società indiane sono la spina dorsale della produzione mondiale di vaccini. Grandi società statunitensi ed europee che stanno sviluppando vaccini per il COVID-19 hanno bisogno e stanno ricevendo un supporto da parte delle società indiane per la produzione dei volumi che saranno necessari in futuro. Al momento attuale le notizie potrebbero concentrarsi sulla gestione della pandemia in India, e questi rischi potrebbero oscurare il progresso in altre aree, come spesso avviene nel mondo emergente. I mercati emergenti hanno elementi di forza sottostanti che non sono sempre ben conosciuti, ed è questo che offre opportunità agli investitori.

Relazioni tra Stati Uniti e Cina: Il pragmatismo è destinato a prevalere

La natura delle relazioni tra Stati Uniti e Cina è cambiata a livello sia politico che economico. L’opinione di Washington, secondo cui la Cina è una superpotenza rivale, ha portato a un’impostazione politica diversa: l’amministrazione attuale sta adottando un approccio più drastico rispetto al passato, e probabilmente destinato a persistere.

Anche le elezioni presidenziali negli Stati Uniti hanno un effetto enorme sulla retorica del paese: il governo statunitense ha espresso il suo dissenso con la Cina in varie occasioni nelle ultime settimane, ma l’azione politica che ha fatto seguito è stata solo limitata. Chiaramente gli Stati Uniti vogliono proiettare un atteggiamento di forza sulla Cina, ma devono anche mantenere relazioni economiche fortemente vantaggiose per entrambi; l’interconnessione di società e consumatori mondiali significa che nessuno dei due paesi può permettersi di tagliare fuori l’altro.

La retorica resterà probabilmente vivace con l’avvicinarsi delle elezioni, ma quando queste saranno passate e diventerà più chiara una ripresa dell’economia statunitense, il tono dovrebbe migliorare. Le società statunitensi che hanno come obiettivo il mercato interno cinese o la produzione nel paese avranno difficoltà ad assicurarsi altre fonti affidabili e sostenibili di domanda od offerta, puntando così a un esito più pragmatico delle relazioni sino-statunitensi, anche se il tono superficiale potrebbe essere più ostile.

I rischi geopolitici sono normale amministrazione per gli investitori nei mercati emergenti. Mentre teniamo conto costantemente di queste considerazioni nelle nostre decisioni d’investimento, attribuiamo un’importanza molto maggiore ai fondamentali delle società e alla sostenibilità degli utili, oltre che alla combinazione inoppugnabile di fattori demografici e potenziale di crescita nel lungo termine.

Fattori ambientali, sociali e di governance (ESG): Più critici che mai

Il coinvolgimento con le società è un elemento cruciale dell’investimento nei mercati emergenti. Il miglioramento comportamentale delle società e una maggiore comprensione delle loro responsabilità nei confronti di tutti gli stakeholder sono sforzi sui quali continuiamo a puntare nella stewardship del capitale dei nostri clienti.

Il tono del coinvolgimento nei mercati emergenti è cambiato: società che precedentemente adottavano un approccio ristretto e intransigente ai rendimenti adottano via misure più accomodanti. In paesi quali Corea del Sud, Sudafrica e Brasile le società stanno dando maggiore importanza ai fattori ESG. Abbiamo visto società leader nella Corea del Sud scusarsi pubblicamente per passi falsi della governance, e gestire più efficientemente i loro bilanci tramite restituzioni di capitale agli azionisti. In certi paesi la reportistica ESG è diventata obbligatoria, e prevediamo che il trend continui altrove.

La discussione sui fattori ESG sta cambiando durante la pandemia, con una maggiore concentrazione sull’impatto sociale delle politiche. Molti governi supportano l’occupazione, mentre le società sono più consapevoli dei rischi per la reputazione dei licenziamenti. I fattori ESG sono diventati più importanti, con le società che li considerano critici per una performance sostenibile dell’attività. Secondo noi, questo “delta” di un miglioramento ESG nei mercati emergenti è un ulteriore elemento a favore delle prospettive secolari per l’asset class mentre il mondo emerge da questa crisi.

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