Più attenzione ai fondamentali

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di Finanza Operativa 20 Aprile 2015 | 11:00

a cura di Corrado Caironi, Investments Strategist di R&CA

Nel vedere i mercati azionari innestare una leggera retromarcia, per un momento si è visto lo sguardo un po’ perso degli operatori ormai disabituati a vedere all’opera i ribassisti nel rilanciare temi quali l’uscita dall’Euro della Grecia, il rialzo inaspettato del prezzo del petrolio, le valutazioni azionarie ormai in area di sovrastima e un prossimo rialzo dei tassi della FED quale incipit di una fase di repricing dei mercati obbligazionari. Il volano ribassista però è lento per la mancanza di interesse a vendere da parte dei gestori istituzionali che in verità presentano portafogli ancora in buona parte liquidi e che trovano nella discesa di listini un buon motivo per accumulare. Che le quotazioni siano salite molto è evidente a tutti viste le performance delle classi di attività nel primo trimestre dell’anno e forse cresce la voglia di “portare a casa”.

Più attenzione ai fondamentali Ora sembra ci sia la necessità di ‘riprendere fiato’, ma soprattutto di tornare a confrontarsi con i cosiddetti fondamentali ovvero i dati di crescita economica del primo trimestre e i risultati della ‘earning season’, mettendo in secondo piano il ‘sentiment’ degli operatori galvanizzati dalle iniziative delle banche centrali di Giappone Cina e soprattutto dell’area Euro.

Focus della settimana In settimana i dati più importanti da seguire saranno: nell’area Euro i sondaggi dello ZEW, l’indice di Fiducia Consumatori Flash e i dati PMI; negli Usa sono attese le Vendite di Nuove Case e gli Ordini di Beni Durevoli; in Giappone l’Indice del settore Terziario e la Fiducia delle Imprese.

Prese di Profitto … La Volatilità insegue i temi scomodi Ai ritracciamenti di questi giorni, che hanno posto i soliti dubbi sulla solidità del trend dei mercati finanziari, gli Strategit rispondono in modo articolato, anche se la principale considerazione evidenzia una mancanza di particolari segnali preoccupanti o negativi. Lo scenario generale mantiene un’impostazione costruttiva su tutte le classi di attivo, anche le più rischiose come quelle azionarie, nonostante non manchino i richiami di una volatilità piatta che potrebbe spostarsi più in alto reagendo, come nel recente caso, a temi incomodi come quello della Grecia.

I flussi hanno invaso l’area Euro Al secondo posto c’è una giustificazione di analisi tecnica ovvero di un eccesso di acquisti avvenuti tutti negli ultimi mesi (ipercomprato) con i mercati che manifestano il bisogno di ‘prendere fiato’. Inftti la performance dell’indice MSCI Europe del primo trimestre dell’anno è stata la più alta da 15 anni. Da un’osservazione relativa ai flussi di investimento nelle attività finanziarie, l’area Euro è stata la regione con più entrate (record di flussi arrivati su Fondi e Etf specializzati nei mercati locali Euro) a cui si sono aggiunti, per la parte obbligazionaria, quelli messi in campo dal Quantitative Easing (QE) della Banca Centrale Europea (BCE).

I mercati Bonds Il Downgrade di Standard and Poor’s sulla Grecia (il credit ratings è sceso a CCC+/C da B-/B) e l’allargamento degli spread dei Bonds ha riportato in luce la sopravalutazione di molte obbligazioni, che per effetto del crollo dei rendimenti, erano ormai diventate terreno di caccia degli investitori indipendentemente dalla qualità del credito. Secondo gli analisti obbligazionari europei, l’orizzonte di fine settembre 2016 del programma di QE non pone preoccupazioni sui Bond; il rendimento del Bund tedesco ha addirittura sfondato ogni limite storico arrivando a + 0,07%. A questo riguardo rispondono sulla stessa linea i gestori dei Bonds asiatici ribadendo l’ottima posizione sia delle finanze governative che della capacità di mantenere il passo di crescita economica di tutti i principali paesi. Il rialzo dei tassi di interesse della Federal Reserve negli Stati Uniti, qualora avvenisse, troverebbe le banche centrali asiatiche già pronte ad ogni supporto per stabilizzare i mercati; anche sul tema valutario, secondo gli analisti, il forte apprezzamento del dollaro Usa vede un impatto limitato sulle operazioni di rifinanziamento in valuta forte e correlato alle attività di interscambio commerciale.

Migliorano i profitti in Europa… Draghi spinge il QE Nella conferenza stampa a seguito del Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea (BCE) di aprile, il presidente Mario Draghi si dice sicuro della efficacia del Quantitative Easing (QE) partito a marzo e convinto del raggiungimento degli obiettivi prefissati riguardo alla ripresa del tasso di inflazione vicino al 2% per la fine del programma stesso (settembre 2016). Alle domande dei giornalisti riguardo alla scarsità di titoli da comprare e ai livelli di rendimento negativo, Draghi risponde che non vede problemi particolari e che non è stata prevista nessuna diminuzione ulteriore dell’attuale tasso sui depositi presso la BCE (meno 0,20%, limite di rendimento sotto il quale non possono essere acquistate obbligazioni).

Risparmiatori in cerca di redditività Le parole del governatore non hanno alcunché di nuovo e risuonano come un conferma per gli operatori che vedono nei mercati dell’area Euro un ‘approdo sicuro’ dei propri investimenti, avvalorato dal QE della BCE. A guidare i rialzi dei mercati azionari sono in realtà i forti flussi di investimento indirizzati verso e Fondi Comuni; i risparmiatori seguono con convinzione il richiamo della banca centrale che si appresta ad acquistare 60 mld di titoli al mese, ma sono rimasti disorientati dal calo dei rendimenti e si rivolgono ai gestori per sopperire alla mancanza di ritorni nei più classici investimenti obbligazionari.

Area Euro favorita Dal punto di vista delle valutazioni, dopo le ottime performance degli indici azionari, gli analisti tornano a sottolineare che i mercati dell’area Euro saranno avvantaggiati dalla ripresa dei profitti aziendali dopo quattro anni di “bocciature” (maggiori upgrade rispetto a downgrade). Mentre quindi i listini statunitensi dovranno gestire un leggero calo della profittabilità causata in prevalenza dal dollaro forte, l’aumento dei salari e il possibile aumento dei tassi di interesse, l’area Euro si trova in una posizione favorevole, con un Euro debole, un recupero di crescita del GDP e tassi di finanziamento ai minimi storici. Quindi anche se in termini assoluti le valutazioni azionarie europee sembrano poco attraenti, queste rimangono invece interessanti in termini relativi al contesto favorevole creato dalla BCE.

Strategist in manovra… Seasonal Pattern: Sell in May Anche se mancano ancora alcune settimane all’atteso mese di maggio (Sell in May and go away …) gli Strategist hanno iniziato a guardare più da vicino le prospettive per i mesi estivi cercando di intravedere un possibile scenario che permetta loro di gestire le ottime performance che i mercati finanziari hanno offerto in questa prima parte del 2015. L’idea che il “Seasonal Pattern” possa essere motivato da una maggiore prudenza sarebbe sostenuto da almeno due evidenti ragioni: la ulteriore espansione dei multipli nelle valutazioni degli ultimi mesi e, in secondo luogo, l’annuncio di rialzo dei tassi di interesse da parte della banca centrale statunitense.

Attese sugli utili dell’S&P500 La “Earning Season” dell’indice S&P500 è appena iniziata (sono solo 24 le società che hanno riportato utili e business – peraltro in linea con le attese) ma gli analisti hanno continuato ad essere prudenti sulle prospettive dei prossimi trimestri; i downgrade negli ultimi mesi sono aumentati tanto che le nuove stime vedono addirittura un calo dei profitti rispetto al 2014. Le ragioni degli analisti sono soprattutto legate alla forte rivalutazione del dollaro e al relativo calo di competitività; secondo queste analisi il listino americano si presenterebbe ‘caro’ rispetto alla sua media storica, con un P/E fwd attuale di 17,4x (rapporto prezzo/utili sui prossimi 12 mesi), anche se le prospettive per il 2016 tornano ad essere interessanti con multipli di valutazione che rientreranno nella media storica di 15,4x.

Riduzione del Rischio Per alcuni Strategist la scelta di diminuire l’esposizione azionaria complessiva sembra abbia preso di mira proprio gli indici statunitensi, mentre vengono mantenute le posizioni, nonostante le ottime performance, nell’area Euro, in Giappone e nel mercato asiatico. In questo caso le ragioni più evidenti restano quelle legate alle politiche monetarie espansive in contrapposizione alle prossime mosse restrittive della FED negli Usa. Anche dal punto di vista delle stime di crescita degli utili, le attuali previsioni vedono un cauto ottimismo in tutte queste regioni, in contrapposizione appunto a quelle del listino Usa.

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