La Lettera a Babbo Natale di Larry Hatheway, capo economista di GAM

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di Finanza Operativa 22 Dicembre 2015 | 16:30

di Larry Hatheway, capo economista di GAM

Più uguaglianza – Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un chiaro incremento nelle disuguaglianze di reddito soprattutto nelle economie avanzate. Potremmo vedere un’inversione di tendenza nel 2016? Alcuni fattori che hanno contribuito a divaricare il gap tra super-ricchi e resto del mondo è improbabile si azzerino nel 2016. Inoltre, è probabile che il ripristino di un livello vicino alla piena occupazione negli Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Giappone si traduca in un aumento del livello dei salari. Dopo tutto la storia suggerisce che gli aumenti salariali derivano dal restringimento dei mercati del lavoro. I salari reali sono già in aumento nelle economie avanzate. Gli investitori potrebbero lamentare la pressione associata sugli utili societari, ma dimenticano che l’incremento nel potere d’acquisto delle famiglie spinge sull’acceleratore della domanda complessiva. Quindi le entrate societarie beneficeranno dell’aumento delle spese familiari. Un consumo più florido fornirebbe anche un sostegno più solido per i processi di espansione adesso in corso in Europa, Giappone e Stati Uniti. Un po’ più di uguaglianza, in breve, fa bene a tutti.

Più Euro, yen e renminbi – Negli ultimi 18 mesi il dollaro è salito ai massimi decennali nel cambio con quasi tutte le altre valute. Ma un continuo apprezzamento del dollaro non rappresenta il desiderio di tutti a livello globale. Invece, nel 2016, dovremmo piuttosto sperare nella stabilità sui mercati valutari globali. Mentre la debolezza valutaria aiuta ad elevare l’inflazione, che in molti Paesi è molto bassa, è sbagliato ritenere che faccia aumentare esportazioni e crescita. Una domanda globale cronicamente debole assicura che la debolezza valutaria ridistribuisca crescita e utili piuttosto che li aumenti. La politica del rubamazzo è a malapena quello che ci dovremmo augurare per il periodo festivo o per qualsiasi altro momento dell’anno. Inoltre, un dollaro più forte potrebbe distribuire i semi di stress e instabilità. Per i produttori di materie prime questo significa generalmente pressi più bassi e crollo delle entrate. Un ulteriore apprezzamento del dollaro potrebbe aumentare le preoccupazioni in merito alla stabilità finanziaria, portando ad un ampliamento degli spread e a periodi di illiquidità potenzialmente di disturbo sui mercati del debito societario e sovrano. E un dollaro più forte potrebbe anche portare a un contraccolpo protezionistico negli Stati Uniti.

Più economia reale – Sarebbe meglio se la maggioranza del top management delle imprese si coinvolgessero di più sull’economia reale che sull’architettura finanziaria. L’assenza di vere iniziative di business, fusioni e acquisizioni guidate dall’aspetto fiscale, operazioni di buyback azionari e perfino gli incrementi dei dividendi mostrano di recente bassi livelli d’immaginazione, di iniziativa e di fiducia in un domani migliore. I progressi non hanno messo radici negli schemi finanziari. Piuttosto, la storia è fatta da coloro che rischiano investendo nel futuro. E quindi speriamo che l’anno nuovo porti con sé una rinnovata fiducia da parte del management nella loro forza lavoro e nella loro capacità d’innovazione.

Più senso comune – E alla fine il senso comune. Nel senso di una comunione d’intenti da parte di tutti nell’individuare le sfide comuni e nel provare a risolvere insieme. Gli accordi sul commercio mondiale sono un esempio. Sarebbe una grande idea rivisitare il vecchio accordo di Doha (Doha Trade Negotiations) per scongelare il commercio nel settore agricolo. Porta con sé la promessa di portare uno sviluppo sostenibile in molte aree del continente africano America Latina e Asia del Sud, gran parte lontano dalle economie dei Paesi Emergenti.

Un’altra nostra speranza riguarda le problematiche legate al cambiamento climatico. Dobbiamo pensare all’eredità che ci lasceremo alle spalle: tutto quanto riguarda il carbone per esempio. Un regalo per il senso comune.

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