Mercati: Didi (l’Uber cinese) si quota negli Usa e affronta ostacoli in patria

A
A
A
di Redazione 12 Luglio 2021 | 13:08

Didi, spesso soprannominata la Uber cinese, si è quotata il 30 giugno negli Stati Uniti. Didi è un’app di ride-hailing, che funziona esattamente come Uber. Fondata nel 2012, la società è stata sostenuta da Tencent e si è fusa con il suo principale concorrente Kuaidi, sostenuto da Alibaba, nel 2015. Nel 2016, Apple è diventata azionista di Didi e lo stesso anno, con una mossa inaspettata e dopo anni di feroce concorrenza, Didi ha acquisito le attività di Uber in Cina in una transazione in cui la proprietà della società è stata scambiata con azioni dell’acquirente (share swap). Didi è quindi diventato il player dominante in Cina, mentre Uber ha ricevuto una quota della società (12% attualmente).

L’Ipo di Didi

La valutazione di Didi all’IPO era di circa 68 miliardi di dollari, che rappresenta uno sconto rispetto alla capitalizzazione di mercato di Uber, pari a 100 miliardi di dollari. Le aziende sono ancora molto comparabili in termini di dimensioni con valori lordi di transazione (GTV) per i servizi di ride-hailing di circa 27 miliardi di dollari nel 2020 per entrambi, anche se Didi ha un profilo di entrate e profitti più forte. La perdita netta di Didi è stata di 1,3 miliardi di dollari nel 2020, mentre Uber ha registrato 4,8 miliardi di dollari di perdite nette.

Allora, perché Didi ha avuto un prezzo scontato rispetto a Uber? “Vediamo due elementi che possono spiegarlo – afferma Gun Woo, senior dnalyst di JK Capital Management, società parte del gruppo La Française – il primo è l’elemento di diversificazione regionale. All’interno delle entrate di Uber solo il 60% è generato negli Stati Uniti, mentre il 98% delle entrate di Didi è generato in Cina. Uber è leader per quota di mercato non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa, America Latina, Australia e India, mentre per Didi l’espansione all’estero è stata finora limitata.
Il secondo elemento è la diversificazione del business. Uber ha diversificato con successo nei servizi di consegna d’asporto “Uber Eats”. Nel 2020, il 35% delle entrate di Uber è stato generato dal business delle consegne. Anche se i GTV (gross transaction value) derivanti dal ride-hailing di entrambe le società sono a livelli simili, il GTV totale di Uber è di circa 58 miliardi di dollari mentre quello di Didi è solo di 31 miliardi di dollari. Le consegne di cibo in Cina sono già dominate da Meituan e Ele.me di Alibaba, il che lascia a Didi uno spazio limitato per espandersi in quel mercato. La società sta invece perseguendo il mercato della consegna di generi alimentari”.

La quotazione della società cinese di ride-hailing è iniziata bene, fino a quando, appena due giorni dopo l’IPO, è uscita la notizia che Didi era sotto esame da parte del governo cinese per quanto riguarda la sua raccolta dati e le pratiche di sicurezza. Due giorni dopo la Cyberspace Administration of China (CAC) ha annunciato che Didi aveva commesso gravi violazioni nella raccolta e nell’uso di informazioni personali e ha ordinato che l’app fosse rimossa dagli app store cinesi fino a quando non fosse stato posto rimedio (questo significa che Didi non può avere nuovi utenti o autisti, quelli esistenti però possono ancora usare l’app).

Non sono stati condivisi dettagli sul focus dell’indagine, quando o dove si siano verificate le presunte violazioni o se ci saranno altre sanzioni in arrivo. Questo ha portato ad una certa debolezza del prezzo delle azioni che probabilmente continuerà nel prossimo futuro. Molti commentatori si sono affrettati a teorizzare che fosse stato tutto programmato e che l’amministrazione cinese avesse deliberatamente aspettato la quotazione per fare di Didi un esempio per altre società che volessero quotarsi negli Stati Uniti. Da allora, però, è emerso che gli avvertimenti dell’amministrazione a Didi erano già stati pubblicati a maggio e persone vicine alla vicenda hanno rivelato che l’autorità di controllo cinese per la cybersecurity ha suggerito al gigante cinese del ride-hailing di ritardare la sua offerta pubblica iniziale, esortandolo a condurre un profondo auto-esame della sua sicurezza di rete. Sembra che Didi abbia scelto di ignorare l’avvertimento, forse sotto la pressione dei suoi azionisti, per completare la quotazione.

Si tratta di uno sfortunato intoppo – avverte e Woo – crediamo che Didi probabilmente farà presto le correzioni necessarie e riprenderà completamente le sue attività. Ciò che pensiamo sia più interessante a lungo termine è la questione di chi conquisterà la leadership nel mercato della guida autonoma. È chiaro che questo è il mercato a cui ambiscono sia Didi che Uber. Senza conducenti coinvolti, il GTV potrebbe facilmente tradursi completamente in entrate (attualmente sono solo il 20%). Più auto potrebbero fornire il servizio Didi durante il tempo di inattività, non ci sarebbe un collo di bottiglia nell’offerta di corse”.

In questa fase nascente, non è ancora chiaro chi, tra i produttori o tra le società di ride-hailing, prenderà il comando. Didi, Uber, Geely, Tesla, Baidu, Huawei, Google, Apple e molti altri sono ai blocchi di partenza. Chiunque abbia successo determinerà probabilmente il futuro delle società di ride hailing come Didi”, conclude Woo.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Mercati, commodity: il rame resta l’osservato speciale

Obbligazioni: nuove emissioni sotto il segno del green

Consulenti e polizze, i due volti delle unit linked

NEWSLETTER
Iscriviti
X