Asset allocation: ora la rotazione verso il value può essere più persistente

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di Redazione 22 Giugno 2022 | 14:29

Nel corso dell’ultimo anno, l’inflazione è diventata un punto focale per gli investitori statunitensi. “Tuttavia, se da un lato prevediamo che nei prossimi mesi l’inflazione si ridurrà rispetto agli attuali livelli elevati, dall’altro riteniamo che sia in atto un cambiamento strutturale nel panorama degli investimenti, a sostegno di una rotazione potenzialmente più sostenibile verso gli investimenti value“. Ad affermarlo è Gabe Solomon, gestore del fondo T. Rowe Price Funds SICAV – US Large‑Cap Value Equity di  T. Rowe Price, che di seguito illustra nel dettaglio la propria visione.

Il dibattito tra inflazione “vischiosa” e inflazione “transitoria”

All’inizio del 2021, quando l’inflazione statunitense ha iniziato a salire bruscamente, si è acceso il dibattito tra chi si aspettava che l’aumento dei prezzi fosse transitorio e chi invece riteneva che la pressione inflazionistica emergente sarebbe rimasta ostinatamente elevata. Per tutto questo tempo, noi siamo stati più inclini alla seconda ipotesi, e ciò si è rivelato significativo per il nostro processo decisionale degli ultimi 12-18 mesi.

Questa volta la rotazione verso il value potrebbe essere più duratura

A differenza delle precedenti fasi di rotazione verso il value, che negli ultimi anni si sono rivelate fugaci, riteniamo che l’attuale movimento potrebbe avere una maggiore longevità in quanto lo scenario fondamentale sembra essere cambiato. Il drastico mutamento della narrativa della Fed degli ultimi mesi fornisce un’indicazione chiave in questo senso: fino a fine 2021, la Fed parlava ancora dell’aumento dell’inflazione come di un fenomeno transitorio. Più di recente, tuttavia, ciò è cambiato e la Fed ha alzato i tassi di 75 punti base nei primi quattro mesi dell’anno per contenere l’inflazione determinata dall’offerta.

Allo stesso modo, per la prima volta da molti anni, si sta diffondendo la convinzione che la Fed dovrà aumentare i tassi di interesse in modo sostanziale. Per gli investitori value si tratta di uno sviluppo cruciale, data la correlazione storica tra l’aumento dei rendimenti dei Treasury USA e la performance relativa dei settori più orientati al value.

Inoltre, il differenziale tra le valutazioni dei titoli growth e value statunitensi, vicino ai massimi storici, implica che alcune parti del mercato – i titoli con i multipli di valutazione più elevati – sono ancora più sensibili ai movimenti dei rendimenti obbligazionari. Pertanto, potremmo potenzialmente assistere a oscillazioni interne del mercato verso il value.

La “normalizzazione” economica è la priorità della Fed

La Fed è chiaramente concentrata sul raggiungimento della normalizzazione economica e potrebbe essere costretta ad accelerare ulteriormente l’azione politica per raffreddare l’inflazione. Secondo il nostro scenario di base, le misure dell’inflazione complessiva degli Stati Uniti dovrebbero raggiungere un picco nei prossimi mesi prima di scendere gradualmente. Tuttavia, è importante sottolineare che non prevediamo un ritorno al contesto di inflazione e tassi d’interesse bassissimi a cui il mondo si è abituato per gran parte degli ultimi vent’anni.

Se da un lato prevediamo una moderazione di alcune componenti a breve termine, dall’altro altre fonti importanti, come la crescita dei salari e le spese immobiliari, potrebbero rivelarsi più tenaci del previsto.

Inoltre, la notevole disruption delle supply chain globali, innescata dalla pandemica e dalla crisi ucraina, farà probabilmente sì che un numero maggiore di aziende rifugga dalla globalizzazione a favore di un orientamento commerciale più locale/regionale. Questa prevista rifocalizzazione su componenti di provenienza/produzione locale, quindi, potrebbe comportare un aumento dei costi complessivi per le aziende statunitensi, che in ultima analisi si tradurrebbe in prodotti più costosi.

Bilanciare le opportunità a breve e a lungo termine

All’avanzare della ripresa economica post-pandemia, ci aspettiamo di vedere a un’inflazione più persistente e a tassi d’interesse più elevati negli Stati Uniti. Ciò segnerebbe un cambiamento potenzialmente strutturale del panorama a cui ci siamo abituati negli ultimi 20 anni e che si rivelerebbe estremamente favorevole agli investimenti value.

Ancora una volta, adottando una visione a lungo termine ed essendo disposti a sopportare una qualche incertezza a breve termine, possiamo costruire posizioni significative in quelle che riteniamo essere aziende di qualità con il potenziale per superare le turbolenze di breve periodo.

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