Asset allocation: ecco perchè gli auriferi proteggono dell’inflazione

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di Redazione 2 Settembre 2022 | 15:01

Tutta colpa della forza del dollaro. Ancora una volta: nella prima settimana di luglio, l’oro è sceso al di sotto dell’importante livello tecnico di 1.800 dollari l’oncia, soccombendo all’inarrestabile forza del dollaro statunitense, mentre i timori di recessione globale spingevano gli investitori verso il biglietto verde.

In questo scenario, ecco di seguito la view di Joe Foster, Portfolio Manager, Gold Strategy di VanEck.

I dati sull’inflazione sono stati, ancora una volta, superiori alle stime, poiché l’indice dei prezzi al consumo (CPI)1statunitense ha registrato un’accelerazione al 9,1%: il più forte aumento su base annua dal 1981. La forza del dollaro (e la corrispondente rottura tecnica dell’oro) è stata commisurata alle aspettative di rialzi più aggressivi dei tassi di inflazione da parte della Federal Reserve statunitense (Fed), portando a un aumento dell’1% delle vendite al dettaglio negli Stati Uniti a giugno e generando, a luglio, un sentimento dei consumatori migliore del previsto. Il 21 luglio l’oro ha toccato i 1.681 dollari prima di rimbalzare sopra i 1.700 dollari l’oncia. Il metallo ha infine trovato alcuni acquirenti dopo l’annuncio del rialzo dei tassi della Fed di 75 punti base per luglio, con un forte seguito il giorno successivo, quando i dati hanno mostrato una contrazione dell’economia statunitense per il secondo trimestre consecutivo. Il 29 luglio l’oro ha chiuso a 1.765,94 dollari l’oncia, con una perdita mensile di USD 41,33 (-2,29%). La performance delle azioni aurifere è stata contrastante nel corso del mese. L’MVIS Global Juniors Gold Miners Index (MVGDXJTR) è aumentato dell’4,29%, mentre l’NYSE Arca Gold Miners Index (GDMNTR) è sceso del 4,63%. Questi movimenti divergenti hanno ridotto in modo significativo il divario di performance da un anno all’altro tra le società estrattive più piccole e le large cap. Tuttavia, nel complesso, le azioni aurifere continuano a essere nettamente inferiori all’oro fisico su base annua, con un calo del 3,5%, mentre gli indici GDMNTR e MVGDXJTR sono scesi rispettivamente del 17,9% e del 19,7%.

Inizio difficile della stagione degli utili

Newmont (5,56% del patrimonio netto della strategia) ha dato il via alla stagione degli utili delle società estrattive aurifere con risultati, purtroppo, relativamente deludenti nel secondo trimestre. La società ha corretto le sue previsioni per l’intero anno 2022 per riflettere l’impatto dell’aumento dei costi di manodopera, materiali, materiali di consumo, combustibili ed energia, con costi di mantenimento complessivi per l’anno ora stimati a 1.150 dollari/oncia (rispetto ai precedenti 1.050 dollari). Un diagramma tratto dalla presentazione degli utili trimestrali aiuta a capire la fonte di alcuni degli aumenti dei costi.

I costi operativi sono aumentati su tutti i fronti per Newmont

L’azienda ha inoltre corretto al ribasso le sue previsioni di produzione di oro per il 2022, da 6,2 a 6,0 milioni di once, per tenere conto dell’impatto delle interruzioni e dei ritardi legati al COVID, alle interruzioni della catena di approvvigionamento e alla stretta del mercato del lavoro, in particolare in Australia e Canada. Inoltre, a causa delle stesse pressioni, Newmont ha dovuto aumentare il budget per diversi progetti di capitale e posticipare la data di avvio prevista; tutto questo, a sua volta, ha influito sulle previsioni di produzione a lungo termine. Nel complesso, il rapporto non era particolarmente positivo e il prezzo delle azioni della società ha subito un calo del 13% il giorno della pubblicazione.

Tuttavia, non va tutto così male

È incoraggiante notare che Newmont ha comunque generato 1 miliardo di dollari di liquidità dalle operazioni, 514 milioni di dollari di flusso di cassa netto e ha dichiarato un dividendo trimestrale di 0,55 dollari per azione (pari a un rendimento per dividendo del 5%). Alla fine del trimestre, la società disponeva di 4,3 miliardi di dollari di liquidità e di un rapporto debito netto/EBITDA4rispettabile, pari a 0,3.

In generale, anche molte altre società minerarie aurifere hanno lottato contro gli aumenti dei costi e riteniamo che l’aggiornamento di Newmont, nel complesso, metta in evidenza sia le difficoltà che la relativa forza e la sana posizione finanziaria in cui si trovano attualmente molte società del settore. A onor del vero, nonostante le difficoltà affrontate dal settore, ci sono state molte altre sorprese positive nella stagione dei bilanci del secondo trimestre. Ad esempio, il produttore senior Agnico-Eagle (8,48% del patrimonio netto della strategia) ha conseguito un solido utile per azione (EPS), grazie a una produzione e a costi migliori del previsto per il secondo trimestre. La società ha mantenuto la propria rotta operativa originale per il 2022. Anche Yamana Gold (4,45% del patrimonio netto della strategia) e Alamos Gold (2,58% del patrimonio netto della strategia) hanno riportato risultati solidi, con costi del secondo trimestre in linea con le stime e una rotta operativa invariata per il 2022.

Sweet streams are made of this…

Sebbene il settore sia, a nostro avviso, finanziariamente solido e in grado di assorbire gli attuali shock inflazionistici, non vi è dubbio che i margini siano compressi. Un gruppo di società aurifere che riteniamo sia particolarmente ben equipaggiato per affrontare i periodi di inflazione è quello delle società di royalty e streaming. Insieme ai contanti e all’oro fisico, le società di royalty e streaming fungono da veicolo d’investimento difensivo in un contesto di debolezza dei prezzi dell’oro. L’esposizione a questo gruppo di società può anche offrire una protezione contro l’inflazione dei costi: è infatti questo il motivo per cui le riteniamo particolarmente interessanti al momento. Le società di royalty e streaming possiedono una parte della produzione o dei ricavi delle miniere gestite da altre società (gli operatori). Questi interessi sono acquisiti da un privato/terzo (vecchie royalty storiche) o direttamente dagli operatori (nuove società di streaming e royalty). I proventi della vendita di nuovi stream e royalty sono utilizzati dagli operatori come fonte di capitale, per lo sviluppo delle loro attività minerarie, per finanziare fusioni e acquisizioni o per fornire ulteriore liquidità. Le società di royalty e streaming rappresentano un elemento chiave tra le opzioni di finanziamento della maggior parte delle società minerarie. Gli accordi sono generalmente strutturati in modo che le società di royalty e streaming non debbano contribuire ai costi di capitale o operativi di un’operazione. Ciò le protegge da aumenti dei costi dovuti all’inflazione o di qualsiasi altro tipo e, allo stesso tempo, consente loro di beneficiare di estensioni della vita della miniera grazie all’aumento delle riserve, interamente finanziato dagli operatori. Pertanto, ci aspettiamo che le società di royalty e streaming sovraperformino nell’attuale contesto. A fine luglio, le partecipazioni del fondo in questo settore comprendevano Franco Nevada (9,23% del patrimonio netto della strategia), Wheaton Precious Metal (4,91% del patrimonio netto della strategia), Royal Gold (2,15% del patrimonio netto della strategia) e Osisko Gold Royalties (1,56% del patrimonio netto della strategia).

Cosa accadrà in futuro?

La forte performance del dollaro americano ha pesato sull’oro quest’anno. Tuttavia, Lo U.S. Dollar Index (DXY)5è sceso del 2,5% da metà luglio, dando forse all’oro la possibilità di reclamare il suo posto di bene rifugio. Siamo incoraggiati dalla recente resistenza dell’oro e ci aspettiamo che continui a scambiare intorno a questi livelli nel breve termine. Sebbene la Fed sembri impegnata nel suo programma di rialzo dei tassi, i commenti del presidente Powell sul 2,25%-2,50% come “intervallo neutrale” per il tasso dei Fed fund sollevano alcuni interrogativi su quanto potrebbero spingersi oltre. D’altra parte, i mercati sembrano ancora indecisi sul fatto che questo programma possa riuscire a contenere l’inflazione o a spingere l’economia verso una recessione. Alcuni partecipanti ipotizzano che l’economia statunitense sia già in recessione; altri prevedono che l’inflazione sia destinata a scendere. Entrambi gli scenari sembrano supportare una fine del ciclo di inasprimento della Fed prima del previsto, che a nostro avviso rappresenta un forte catalizzatore per il prezzo dell’oro. Riteniamo che la Fed dovrà probabilmente interrompere l’aumento dei tassi con la contrazione dell’economia, ma pensiamo anche che vi sia un rischio significativo che l’inflazione rimanga a livelli elevati più a lungo del previsto. Ciò manterrebbe i tassi reali in territorio negativo e favorirebbe un aumento dei prezzi dell’oro. L’oro e i titoli auriferi sono ipervenduti. Gli afflussi, seppur modesti, negli ETF sostenuti dall’oro fisico negli ultimi giorni di luglio e all’inizio di agosto potrebbero segnalare la fine dei persistenti deflussi dall’aprile di quest’anno e l’inizio di una maggiore domanda di investimenti.

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