Mercati, ecco tutti i danni che provoca il caro-dollaro

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di Redazione 28 Settembre 2022 | 09:31

“E’ inevitabile che alla fine il termine recessione, solo blandamente sussurrato
fino a qualche settimana fa, diventi ora il base case nell’analisi degli economisti, che cercano ora di comprendere solo quanto pesante possa essere la fase di contrazione che si attende a livello globale”. A farlo notare è Michael Palatiello, ad e strategist di Wings Partners Sim, che di seguito spiega nel dettaglio il suo outlook atteso per prossimi mesi

Secondo Morgan Stanley ogni apprezzamentro del dollaro pari all’1% ha un impatto negativo sui profitti aziendali americani pari allo 0,5%, il che implicherebbe che nel quarto trimestre dell’anno le aziende dello S&P500 potrebbero registrare flessioni negli utili prossime al 10% solo legate al tasso di cambio, a cui vanno ovviamente aggiunte altre componenti quali per esempio l’aumento esponenziale registrato dai costi di produzione.

Su scala più ampia il modello stilato dalla Ned Davis Research porta le
probabilità di una recessione globale al 98% (indice di recessione acuta), un
livello visto in precedenza nel 2020 e in occasione della crisi tra il 2008 e
2009.


D’altro canto, guardando al passato una estrema forza del dollaro non ha
mai mancato di innescare un qualche tipo di crisi che oggi semmai appare
ancora piu feroce proprio per l’impatto subito dal comparto a reddito fisso.

Per dare un idea del danno fino ad ora accusato da questo comparto, il
classico portafoglio di investimento 60/40 (ovvero 60% azioni e 40% titoli di Stato), da sempre considerato un ideale di allocazione conservativa,
capitalizza da inizio anno una flessione del 20,4%; solo nel 1931 e nel 1937 è andata peggio di così (e non di molto).


In un contesto di incertezza quale quello attuale, le materie prime difficilmente possono fare bene, tanto più in ragione delle elevate quotazioni del dollaro che rappresentano da sempre una corrente avversa alle quotazioni; se a questo aggiungiamo una corale virata delle previsioni verso istanze recessive, appare ovvio che il fronte dell’offerta abbia ben scarsa rilevanza nelle valutazioni di queste ultimi giorni, soverchiate invece dalle perplessità sulla futura dinamica di una domanda apparentemente destinata a ridursi in maniera sostanziale nei mesi a venire.

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