Mercati, oro: segnali di rimbalzo all’orizzonte

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di Redazione 23 Novembre 2022 | 12:29

Mentre i tassi d’interesse sono saliti e i rendimenti dei treasury su 10 anni hanno superato il 4% per la prima volta dal 2008, il dollaro non è riuscito a raggiungere nuovi massimi a ottobre. I mercati hanno iniziato a chiedersi se i tassi stiano raggiungendo un picco, consentendo ai prezzi dell’oro di stabilizzarsi sopra i 1.600 dollari l’oncia.

In questo scenario, ecco di seguito la view di Joe Foster, Portfolio Manager, Gold Strategy di VanEck.

Il 4 ottobre l’oro ha toccato il massimo mensile di 1.729 dollari, tra i timori per le finanze di Credit Suisse e le continue ripercussioni dei fondi immobiliari britannici, colpiti dalla crisi del Liability Driven Investment (LDI). L’oro ha poi registrato una tendenza al ribasso, chiudendo il mese con una perdita di 27.05 (1.63%) a 1.633,56 dollari. Storicamente, la domanda di oro fisico aumenta in Asia e in Medio Oriente quando il prezzo dell’oro è debole. L’attuale basso prezzo dell’oro non fa eccezione, in quanto gli acquirenti in Cina, India ed Emirati Arabi percepiscono un affare. Secondo Bloomberg, a Dubai, Istanbul e Shanghai l’oro viene scambiato a un prezzo superiore rispetto ai prezzi spot di Londra. Da aprile, dai caveau di New York e Londra ne sono state estratte oltre 527 tonnellate, mentre le importazioni cinesi hanno raggiunto un massimo di quattro anni in agosto. Anche la domanda delle banche centrali è forte: secondo il World Gold Council, le banche hanno acquistato 399 tonnellate nel terzo trimestre, il trimestre più forte mai registrato. Questa domanda fisica potrebbe consentire all’oro di trovare un minimo intorno ai livelli attuali.

Le società estrattive aurifere spostano l’ago della bilancia sul “verde”

I titoli auriferi hanno messo a segno piccoli guadagni nel mese di ottobre, con l’NYSE Gold Miners Index (GDMNTR)1che ha guadagnato lo 0,9% e l’MVIS Global Junior Gold Index (MVGDXJTR)2che è aumentato dello 0,8%. Vi sono state notizie interessanti sugli sforzi delle società estrattive aurifere per ridurre le emissioni di gas serra. La maggior parte di queste società utilizza attrezzature alimentate a diesel per caricare e trasportare la roccia. Le miniere d’oro sotterranee utilizzano camion che ne trasportano fino a 65 tonnellate, mentre i camion a cielo aperto possono trasportarne fino a 300 tonnellate. Si tratta spesso della principale fonte di emissioni di gas serra di una società, per cui lo sviluppo di attrezzature non alimentate a diesel è la chiave per un’industria mineraria ecologica. Australian Mining scrive che a dicembre il produttore minerario Sandvik inizierà a testare il più grande camion elettrico a batteria per l’estrazione sotterranea nella miniera d’oro di Sunrise Dam, nell’Australia occidentale, con la speranza di immetterlo sul mercato nel 2023. L’inadeguatezza dei tempi di ricarica e della durata della batteria sono stati i principali ostacoli all’adozione di camion elettrici per il trasporto sotterraneo. Auspichiamo che questo camion soddisfi le esigenze delle società estrattive aurifere. Sul fronte delle miniere a cielo aperto, Bloomberg riporta che i membri dell’International Council on Mining and Metals (ICMM) intendono iniziare a testare l’idrogeno e altre tecnologie a emissioni zero in 50 siti entro la fine dell’anno. Il CEO di ICMM prevede la disponibilità di massa di camion a idrogeno ed elettrici nel 2027, con largo anticipo rispetto a una precedente proiezione del 2040.

Guerre, inflazione e recessione: i rischi sono ancora in aumento

I rischi geopolitici continuano ad aumentare. Nel suo indice della forza militare degli Stati Uniti per il 2023, la Heritage Foundation ha declassato le forze armate americane da marginali a deboli, citando la contrazione della costruzione navale, i ritardi e gli arretrati nella manutenzione, l’invecchiamento degli aerei, la carenza di piloti, l’addestramento molto scarso dei piloti, le basse scorte di munizioni e la mancanza di reclute. Gli Stati Uniti spendono circa il 3% del PIL per la difesa, rispetto al 5%-6% degli anni Ottanta. Nel frattempo, la Cina ha ribadito le sue intenzioni di diventare una grande potenza militare e di unificare la regione di Taiwan al Congresso del Partito Comunista. Diverse  misure  recenti  indicano  che  anche  i  macro-rischi stanno crescendo. Sia l’inflazione CPI3che quella PPI4sono state nuovamente superiori alle aspettative. Il CPI è aumentato dell’8,5% annuo a settembre. Uno studio della Deutsche Bank, basato su 126 osservazioni effettuate in tutto il mondo a partire dal 1970, mostra che quando l’inflazione ha superato l’8%, è sempre rimasta al di sopra del 2% (obiettivo della Federal Reserve statunitense o Fed) per almeno quattro anni. In un recente articolo del Wall Street Journal, il direttore generale dell’FMI ha dichiarato che “una recessione globale è molto probabile”. In media, gli economisti ritengono che la probabilità di una recessione negli Stati Uniti nei prossimi dodici mesi sia del 63%, in aumento rispetto al 49% di luglio.

Il debito potrebbe essere il pericolo più trascurato

Due aree di rischio che a nostro avviso vengono ignorate dai mercati sono il debito e le valute internazionali. Il mese scorso abbiamo detto che l’aumento dei tassi sta portando il servizio del debito degli Stati Uniti a diventare la voce più importante del bilancio federale. Natalia Gurushina, Chief Economist di VanEck per il reddito fisso dei mercati emergenti, fornisce due grafici che illustrano come il problema non sia limitato agli Stati Uniti. Il primo mostra come molti paesi in tutto il mondo abbiano accumulato più debito, guidati dai due più grandi, gli Stati Uniti e la Cina. Il secondo grafico indica che, man mano che il debito esistente viene trasferito a tassi più elevati, il servizio del debito è destinato a consumare una porzione molto più ampia del PIL globale. La stima di aprile 2021 dei pagamenti degli interessi del G7 per il 2026 mostra che pochi (o nessuno) hanno previsto questo aumento del servizio del debito. I rischi legati al debito aumenteranno probabilmente quando le economie soccomberanno alle politiche più restrittive delle banche centrali.

Storico disallineamento dei prezzi dell’oro locale

Sul fronte valutario, molti hanno seguito il vertiginoso aumento del dollaro e l’inarrestabile calo di molte altre valute del mondo. Il grafico seguente analizza i prezzi dell’oro in valuta locale. La linea grigia rappresenta l’oro in dollari statunitensi, mentre le linee blu e verde rappresentano rispettivamente l’oro in sterline e in yen. L’oro in valuta locale periodicamente sovra o sottoperforma, ma storicamente tutti e tre gli indici tendono a muoversi in tandem. Il rettangolo evidenzia la notevole divergenza registrata di recente tra l’oro in dollari e le altre due valute. In effetti, abbiamo esaminato questo grafico fino al 1972 e non c’è mai stata una divergenza di questo tipo. Non si tratta di nazioni gestite da un dittatore dispotico, ma di paesi del G7 con importanti valute di riserva. Questi disallineamenti valutari riflettono gli straordinari rischi che il mondo si trova ad affrontare oggi. Mentre gli Stati Uniti hanno problemi di inflazione, di debito, di politica divisiva, di criminalità e di indebolimento delle forze armate, altri paesi hanno problemi che superano quelli degli Stati Uniti, consentendo all’oro di salire come bene rifugio locale. Per quanto tempo ancora gli Stati Uniti potranno essere relativamente isolati dalle crisi che stanno affliggendo in misura sempre crescente il resto del mondo?

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