Carrara sceglie Banor

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Il manager e private banker lascia Credit Suisse per una realtà indipendente e in forte crescita della consulenza. 
 

Marco Muffato di Marco Muffato4 settembre 2017 | 09:00

Dalle grandi private bank a una realtà indipendente come Banor Sim.  Giovanni Carrara (nella foto), professionista che opera sulla piazza milanese da diversi anni per la clientela di elevatissimo standing, ha lavorato per il gruppo Credit Suisse dal 2007 al 2017 (di cui è stato, tra l’altro, responsabile del private banking e amministratore
delegato della banca in Italia)  e dal 1997 al 2007 in Deutsche Bank (svolgendo vari incarichi tra cui dal 2001 al 2006 quello di managing director e chief operating officer del gruppo DB in Italia). Carrara spiega a BLUERATING la sua scelta:    

 Perché Banor Sim?

Sono entusiasta di questa nuova avventura, in ogni fase della vita ci deve essere una nuova sfida. Conosco bene il mondo del private banking, dei family office e delle gestioni; quello che mi ha catturato è il modello di business di Banor Sim che è improntato sulla fiducia, la trasparenza, con un focus sui grandi patrimoni, un approccio indipendente e imprenditoriale, forti legami internazionali. Penso che in Italia ci sia ampio spazio di crescita per una società come questa, dove io stesso mi metto in gioco anche come partner.

 Cosa porterà delle sue esperienze nella nuova società?

Chi proviene come me da grandi gruppi multinazionali ha un approccio strutturato, globale e anche per certi aspetti imprenditoriale. Porto quindi la professionalità, la serietà e la capacità di lavorare su più mercati e in più contesti. Gli stessi elementi che peraltro ritrovo pienamente in Banor Sim che, tramite società collegate, ha uffici anche a Londra, e Lussemburgo oltre a rapporti consolidati e una presenza costante negli Stati Uniti. Ritrovo anche il metodo e la serietà di andare a fondo sugli investimenti con selezione, attenzione continua e incontri pianificati con il management delle società su cui puntiamo. Inoltre porto con me un network di professionisti con cui collaborare per servizi specifici alla nostra clientela.

 In quali aspetti è cambiata l’attività del private banker?

In Italia abbiamo un approccio forse meno sofisticato a questo servizio rispetto ad altri Paesi, ci sono però molti cambiamenti in atto: la regolamentazione, la pressione ed expertise da gruppi internazionali, il passaggio di ricchezze tra generazioni e il digitale. In questo contesto ritengo che oggi sia fondamentale stabilire un forte rapporto personale di fiducia e di lungo periodo. La preparazione, il costante aggiornamento e una visione del mondo che vada ben oltre i confini nazionali sono altri elementi a beneficio della clientela. Un ruolo importante lo gioca poi l’esperienza e la capacità di lettura del contesto, perché la volatilità e le crisi degli ultimi anni temo possano essere il new normal.

 Come va affrontata la pianificazione del cliente HNWI?

L’approccio attuale non si limita alla pianificazione degli investimenti ma è piuttosto una strategia per creare e preservare valore. Il cliente HNWI collabora con più gestori di patrimoni: la banca italiana di riferimento con cui ha anche il credito per l’azienda, i grandi gruppi internazionali, i gruppi indipendenti e innovativi portatori di nuove idee e forme di investimento non tradizionali. Si ragiona sempre di più in ottica aggregata, sia essa aziendale o di puro patrimonio di famiglia. Fare fruttare il risparmio è un impegno che chi fa questo mestiere deve avere non solo verso i propri clienti ma anche verso il proprio Paese.

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