Azimut, è caccia grossa a 150 bancari “affluent”

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Il processo di selezione sarà fatto internamente, mirato e a numero chiuso. Grande attenzione alla consulenza evoluta. Parla Paolo Martini.

Marco Muffato di Marco Muffato11 ottobre 2017 | 09:44

Azimut crede da sempre nel reclutamento come leva per la crescita del business. E i numeri lo dimostrano: negli ultimi cinque anni sono stati 770 i professionisti che hanno scelto il player di via Cusani come nuovo approdo professionale. Azimut ha deciso di rilanciare puntando le sue fiche ancora una volta sul reclutamento, concentrandosi sul bacino dei bancari di qualità. Ne parliamo con Paolo Martini (nella foto), amministratore delegato di Azimut Capital Management e co-direttore generale di Azimut Holding.

È nota la vostra attenzione al reclutamento come strategia di crescita. Dopo la felice focalizzazione sul bacino del private banker degli anni scorsi, dove si stanno concentrando ora le vostre attenzioni?
Anche su un nuovo progetto dedicato al mondo dei bancari “affluent”. Un obiettivo che abbiamo individuato sulla scorta di due considerazioni: in primo luogo l’età media dei cf è sempre più alta, ormai prossima ai 56 anni, i giovani bravi pronti a subentrare sono sempre meno. In secondo luogo merita particolare attenzione il mondo delle banche tradizionali, soprattutto quello degli istituti più grandi, che sta rivedendo i modelli di business, con migliaia di esuberi in arrivo, sportelli che chiudono – dai 34mila del 2011 ai 29 mila di inizio anno -, dipendenti bancari che hanno ansia e timore per il loro lavoro in banca che è sempre meno sicuro e per il quale si deve pensare a nuove modalità di servire il cliente e anche a nuove formule contrattuali. L’onda arriverà, ed è meglio che i singoli gestori affluent gestiscano loro il cambiamento piuttosto che vederselo imposto.

Quali sono i numeri legati al vostro progetto e quando partirete con l’attività di recruiting?
Lo stiamo lanciando in queste settimane. Confermo che sarà uno dei progetti strategici di Azimut Capital Management nei prossimi anni e che sarà centrato sul target personal o affluent delle banche – composto cioè da gestori affluent fino ai direttori di filiale – e finalizzato a inserire 150 bancari nella nostra rete entro i prossimi tre anni. Questo senza dimenticare che continueremo ad inserire profili di elevata qualità sull’alto segmento del private banking, su cui siamo ormai un punto di riferimento assoluto e sul mondo dei cf delle reti concorrenti, così come dimostrano gli oltre 770 professionisti inseriti nel gruppo dal 2012.

A chi sarà affidato il processo di selezione dei candidati?
Il processo di selezione sarà molto mirato perché a numero chiuso per massimo 150 persone e sarà effettuato soprattutto internamente, con la formazione di un team di circa 20 professionisti sul territorio dedicati solo a questo progetto, che seguirò direttamente in sinergia con i managing director della distribuzione e con il supporto e coordinamento di Roberto Ferri e Paolo Cosmelli. Ci avvarremo anche di società esterne.

In cosa consiste la proposta diretta ai bancari affluent?
La proposta studiata per questi professionisti è un mandato di agenzia molto incentivante, con un minimo garantito fino a 4 anni, e per alcune figure mirate oltre a questo contratto affiancheremo anche un contratto di assunzione a tempo indeterminato, con un part time verticale che per noi è una novità assoluta. Al di là dell’aspetto contrattuale, mi preme sottolineare che a questo progetto è collegata una fortissima attenzione al mondo dei servizi bancari, derivante dal fatto che Azimut intrattiene rapporti con diversi partner bancari, il che è un unicum sul mercato. Non solo: daremo grande rilevanza agli aspetti formativi per insegnare un mestiere non nuovo ma fatto in modo diverso e pieno di opportunità per i candidati che supereranno la selezione: per questa ragione abbiamo previsto la presenza di tutor sul territorio che avranno il compito di affiancare i bancari. Concludo affermando che ci sarà una grande attenzione sulla consulenza evoluta con l’obiettivo di elevare le competenze dei bancari prescelti in un mercato che sta cambiando profondamente con la Mifid 2 e le nuove tecnologie.

Perché ritiene che questo progetto avrà successo?
Siamo stati innovatori con la divisione Azimut Wealth Management, nata 8 anni fa, che ha appena festeggiato a Venezia i 10 miliardi di euro di asset, sullo sviluppo estero con una presenza internazionale oggi in 16 Paesi nel mondo che rappresenta il 22% delle masse totali del gruppo e con il Progetto libera Impresa dedicato al mondo delle pmi, con il quale abbiamo aiutato in questi anni oltre 200 aziende e raccolto più di 400 milioni di euro e che vedo va adesso per la maggiore da parte di alcuni competitor. Essere anticipatori e innovatori fa parte del nostro dna e questo progetto sui bancari è la nostra nuova scommessa sul mercato. Ricordo che alla vigilia della crisi che ha investito in particolar modo le banche nel 2008, avevamo circa 13 miliardi di euro di masse totali e oggi ne abbiamo quasi 50. La nostra crescita e indipendenza ci permettono di offrire a chi si unisce e si unirà a noi la possibilità di sentirsi davvero parte di un grande progetto, attraverso un modello di partnership unico e distintivo.

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